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Come scegliere la scarpa per una maratona

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La suola dice come appoggi |

I consigli per scegliere le calzature più adatte alla maratona, al tuo stile di corsa e al tuo piede. (Carlo Dagradi, 1 aprile 2008)

Iniziare a correre è tutto sommato semplice. In effetti basta… farlo. Ma serve un’attenzione particolare nella scelta del “mezzo”, la scarpa. Già, perché se una scarpa da ginnastica di buona qualità può essere adatta per la corsa occasionale, quando si deve preparare un allenamento che dura sei mesi, fatto di tre uscite la settimana (che diventeranno quattro negli ultimi 30 giorni!), la calzatura adatta diventa fondamentale.

Conoscere il piede
La prima fase nella scelta della scarpa giusta passa dall’osservazione del proprio modo di posare i piedi. «La fisiologia medica distingue un appoggio ottimale e due meno corretti: l’iperpronatore e l’ipersupinatore» spiega il nostro esperto Enrico Arcelli.

 

«Nell’iperpronatore l’appoggio avviene soprattutto nella parte interna del piede, mentre nell’ipersupinatore è il lato esterno della pianta a impattare il terreno. Entrambe le situazioni mettono sotto stress le caviglie e possono provocare infiammazioni» dice Arcelli.

La lezione della suola
Per rendersi conto del nostro appoggio, dobbiamo osservare la suola sotto un paio di scarpe vecchie, facendo attenzione alla zona di maggiore consumo: l’iperpronatore avrà la parte interna molto più consumata del resto.
L’ipersupinatore, viceversa, mostrerà un consumo lungo tutta la “fetta” più esterna. L’appoggio normale, invece, sarà indicato da una sezione consumata ben marcata nella parte esterna del tallone (grossomodo, a forma di fetta d’anguria), col resto della suola consunto in maniera uniforme.

Sì, ma quale compro?
«Pronatori e supinatori devono scegliere una scarpa correttiva: ne esistono molte in commercio, reperibili in negozi specializzati in calzature tecniche da maratona. A questi negozi deve però rivolgersi anche chi ha un appoggio normale, per l’acquisto di una scarpa dedicata alla preparazione della maratona. Le comuni scarpe “da tennis”, infatti, non garantiscono una buona ammortizzazione sull’asfalto» spiega Arcelli.

 

Tra allenamento e gara, la maratona impegna per sei mesi: quanto basta per consumare quasi del tutto un paio di scarpe (alcune strade hanno asfalti più abrasivi di altre). Se a un certo punto vi accorgete che la corsa diventa improvvisamente un po’ “pesante”, e non ci sono segnali fisici di affaticamento, è probabile che l’azione ammortizzante delle suole stia esaurendosi: è bene, allora, acquistare un secondo paio di scarpe, da alternare alle prime. In questo modo, si “formeranno” col vostro piede due calzature e potrete scegliere quella ottimale per l’appuntamento del 2 novembre, quando si correrà la maratona di New York.

 

1 aprile 2008