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I numeri della Conferenza di Parigi

Da dove arriva quel "2 °C" di cui tutti parlano? Perché 2, e non 1 oppure 3? Perché si fa riferimento al 1880 e al 2030?

2030

2 °C. È il valore attorno cui girano tutte le trattative della conferenza: "2 °C" è il limite dell'aumento di temperatura che l'uomo potrebbe sopportare senza che le dinamiche delle civiltà siano stravolte. Superato questo limite, si potrebbero vedere alluvioni, siccità, ondate di calore e innalzamento del livello del mare più gravi di quanto non abbiamo mai visto. Il valore, ricavato da studi che uniscono considerazioni ecologiche, climatiche ed economiche, è secondo molti un numero arbitrario, che ha origine probabilmente da un articolo scritto da William Nordhaus (economista di Yale), che suggerì come i danni alla crescita economica e alla qualità ambientale potrebbero diventare troppo intensi una volta che si superasse la soglia di 2 °C sopra i valori pre-industriali (vedi sotto). Secondo Nordhaus il valore non era mai stato toccato nelle cosiddette serie storiche (studiate al tempo), e quindi la scienza del clima non aveva precedenti su cui basarsi. Anche l'analisi dell'economista Nicholas Stern (The Economics of Climate Chang, PDF) parla di un valore attorno ai 2 °C.

 

Non tutti sono d'accordo con questo numero, e secondo alcuni climatologi e capi di stato il valore dovrebbe essere più basso, attorno a 1,5 °C. Questo perché già ora, con un innalzamento di soli 0,8 °C, si cominciano a vedere gli effetti del riscaldamento sul livello del mare e la violenza dei fenomeni meteorologici estremi.

 

Nel 1880 Edison brevetta la lampada a incandescenza.

1880. È il periodo a partire dal quale abbiamo cominciato a misurare e registrare le temperature del pianeta in modo sistematico, pur con tutti i limiti dell'epoca. Il "1880" è dunque usato come "anno zero": una linea di base per misurare gli scostamenti delle temperature. Perciò quando si parla di +2 °C (per esempio) di temperatura media della Terra in relazione al riscaldamento globale, in assenza di esplicite indicazioni diverse si intende la differenza rispetto al 1880. La fine dell'800 segna anche un'altra importante tappa dello sviluppo umano: è l'inizio della seconda rivoluzione industriale (per convenzione, l'anno di riferimento è "1870"). Inizia l'era dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

 

 

 

15 °C. È la temperatura media della Terra in presenza di atmosfera. L'atmosfera ha un effetto molto rilevante sulla temperatura del pianeta: se non ci fosse, la temperatura media sarebbe di circa 18 °C sotto zero. Lo strato di azoto, ossigeno, vapore acqueo e altri gas, tra cui l'anidride carbonica, fanno risalire la temperatura di 33 °C, fino ad arrivare appunto a 15 °C. Nella storia della Terra la temperatura è variata moltissimo, con picchi molto alti, come nel Permiano (recenti studi suggeriscono che 300 milioni di anni fa la temperatura superficiale dei mari potrebbe avere toccato i 40 °C) e molto bassi, come negli episodi definiti Terra palla di neve (quando la temperatura media era di -50 °C). Quello che conta per la nostra specie, però, è l'intervallo di temperature al quale è fiorita la civiltà, dalla fine dell'ultima era glaciale fino ai giorni nostri. Ci sono stati episodi di freddo e caldo particolari, come il Periodo caldo medievale (dall'anno 950 al 1250) e la Piccola era glaciale (dal XVI al XIX secolo): anche nei periodi caldi non c'è però mai stata una temperatura media globale alta come quella odierna e quelle che si prospettano nei prossimi decenni.

 

1990. È l'anno preso in considerazione dall'Unione Europea come linea di base da cui calcolare l'abbattimento delle emissioni. È un anno in cui le emissioni di gas a effetto serra furono particolarmente elevate: questo rende l'obiettivo dell'Unione Europea molto ambizioso, eppure sono in molti a ritenere che non sia sufficiente a contenere l'aumento di temperatura sotto i 2 °C.

 

2005. È l'anno preso in considerazione dagli Stati Uniti e da altre nazioni come linea di base da cui calcolare l'abbattimento delle emissioni, del 26-28%, entro il 2015. L'obiettivo di questi stati non è particolarmente ambizioso, e se anche tutti gli altri Paesi si uniformassero si supererebbe la soglia dei 2 °C, considerata di sicurezza.

 

2030. È un'altra data simbolo: può variare da Paese a Paese, ma in generale il "2030" è cruciale per il dopo Parigi (se a Parigi si arriverà a una soluzione condivisa e legalmente vincolante). Secondo una ricerca da poco pubblicata su Science la temperatura potrà essere tenuta a livelli sostenibili solo se le promesse (pledges, o Indc) degli Stati proseguiranno ben oltre il 2030 e andrà avanti anche la cosiddetta decarbonizzazione della società, cioè l'abbandono graduale dell'uso del carbonio come fonte di energia sotto forma di petrolio, carbone e gas naturale.

08 Dicembre 2015 | Marco Ferrari