Cinque tecniche per preservare i defunti

L'arte di conservare i corpi va ben oltre i riti funebri degli antichi Egizi. Dalle teste Maori alle mummie di torbiera, 5 esempi di rituali che sconfiggono la morte.

chinchorro-6chinchorro-5corbis_qu001727robley_with_mokomokai_collection_2reu_rtr21t62reu_rtr3731gApprofondimenti
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L'immaginario comune ci porta ad associare il concetto di mummia a quello di piramide. Ma gli antichi Egizi non furono certo gli unici a padroneggiare l'arte di preservare i corpi per prepararli al meglio alla vita ultraterrena. Quella della mummificazione è una tradizione trasversale, che è stata declinata in vari modi in base alla cultura d'origine e alle condizioni climatiche di ogni paese. Da un'idea di IFSL, un breve viaggio fotografico tra i più suggestivi e macabri rituali post mortem.

Mummie Chinchorro. 7000 anni fa, 2000 anni prima che gli Egizi iniziassero a mummificare i più alti esponenti della società, dall'altra parte del mondo, tra Cile settentrionale e sud del Perù, gli antichi pescatori Chinchorro si cimentavano già nella conservazione dei cadaveri. A loro appartengono le più antiche mummie mai ritrovate.

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Probabilmente ispirati dal naturale processo di conservazione dei corpi che avveniva nell'arido deserto dell'Atacama, i Chinchorro preservavano i loro morti con un processo piuttosto cruento. Le salme venivano private della pelle e degli organi interni, pulite e riempite di argilla, alghe e ramoscelli. Il corpo veniva poi ricomposto, rivestito di nuovo della pelle (originaria o, nel caso questa mancasse, di foca) e dipinto di nero o di ocra rossa. Maschere d'argilla e parrucche vegetali completavano il processo, riservato a tutti i membri della società e non solo a ricchi e potenti. Bisogna però dire che, per lo stravolgimento a cui i corpi andavano incontro, alcuni non ritengono corretto parlare di vera mummificazione.

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Mummie di torbiera. Per preservare il corpo dei cari estinti non era indispensabile vivere in un habitat particolarmente arido. Recenti ricerche hanno dimostrato che la mummificazione si praticava già nell'Inghilterra dell'Età del Bronzo, sfruttando le naturali proprietà conservative di torbiere o pozzi anaerobici, dove l'assenza di batteri salvava le carni dalla putrefazione. Mummie di questo tipo sono state ritrovate in varie parti del Nord Europa, dall'Irlanda all'Estonia. Nella foto, l'Uomo di Tollund, una mummia di palude ritrovata in Danimarca sotto a 2 m di torba. Il volto perfettamente conservato non tradisce l'età: risale al IV secolo a.C. (Età del Ferro).

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Mokomokai. Ancora più macabre le Mokomokai, piccole teste mummificate di Maori della Nuova Zelanda il cui fascino contagiò, nel 19esimo secolo, commercianti, marinai e collezionisti europei. Le teste, un modo per ricordare un caro defunto o, talvolta, una specie di trofeo di guerra, divennero col tempo merci preziose, scambiate e ricercate per i tradizionali tatuaggi che ne adornavano la faccia. Negli anni di punta di questo commercio, tra 1820 e 1831, venivano persino realizzate "su ordinazione", con schiavi tatuati e poi uccisi allo scopo. Private del cervello, affumicate, cucite e sigillate con la gomma, venivano esibite come macabro oggetto di arredamento dai ricchi generali britannici che avevano prestato servizio in Nuova Zelanda, come Horatio Gordon Robley (nella foto), possessore di 40 teste.

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plastinazione. Arriviamo ai giorni nostri con la discussa tecnica di plastinazione cui sono sottoposti i cadaveri di Body Worlds, ideati dall'anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens ed esposti in tutto il mondo in improbabili posizioni "da vivi" con un discreto successo di pubblico. La tecnica prevede il pompaggio di formalina e silicone nel corpo, lo scioglimento dei grassi corporei mediante solventi e l'immersione del cadavere in una materia plastica. Guarda altre foto di queste mummie moderne

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Pulizie estive. Tra le montagne del Sud Sulawesi, Indonesia, il popolo dei Toraja (con una componente religiosa mista cristiana, musulmana e animista) celebra in agosto un macabro rituale chiamato Ma'Nene. Ogni tre anni, il corpo del caro defunto viene esumato, ripulito, vestito con abiti moderni e portato a spasso per il villaggio, come se fosse ancora vivo. In effetti, questa popolazione crede che i defunti siano ancora presenti tra noi, anche se sono passati a miglior vita da centinaia di anni.

L'immaginario comune ci porta ad associare il concetto di mummia a quello di piramide. Ma gli antichi Egizi non furono certo gli unici a padroneggiare l'arte di preservare i corpi per prepararli al meglio alla vita ultraterrena. Quella della mummificazione è una tradizione trasversale, che è stata declinata in vari modi in base alla cultura d'origine e alle condizioni climatiche di ogni paese. Da un'idea di IFSL, un breve viaggio fotografico tra i più suggestivi e macabri rituali post mortem.

Mummie Chinchorro. 7000 anni fa, 2000 anni prima che gli Egizi iniziassero a mummificare i più alti esponenti della società, dall'altra parte del mondo, tra Cile settentrionale e sud del Perù, gli antichi pescatori Chinchorro si cimentavano già nella conservazione dei cadaveri. A loro appartengono le più antiche mummie mai ritrovate.