Venerdì 13: noi non abbiamo paura!

Paese che vai, numero (e giorno) sfortunato che trovi. Gli anglosassoni temono il venerdì 13, noi italiani il 17, gli orientali il 4. Ecco perché.

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«Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male», diceva il grande Eduardo De Filippo. Ebbene: oggi è venerdì 13, il giorno più temuto dai superstiziosi, soprattutto nei Paesi anglosassoni, tanto da aver ispirato anche una fortunata serie di film horror.

 

In realtà noi italiani, che siamo il terzo Paese più superstizioso d'Europa, temiamo di più il venerdì 17. Non è un caso se il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP) organizza, ogni venerdì 17, la "Giornata Anti-Superstizione"

Ma perché certi numeri, e certi giorni, ci perseguitano da secoli e secoli? 

 

Il Cenacolo di Leonardo da Vinci (1495-1498) conservato nell'ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. | Shutterstock

Il numero 13. Una spiegazione risale alla mitologia scandinava: c’erano 12 semidei e poi arrivò il tredicesimo, Loki, molto crudele con gli uomini. Da qui il 13, in quelle regioni, è divenuto sinonimo di malaugurio.

 

Ma c'è anche un'altra possibile spiegazione: nell’Ultima Cena di Cristo, alla vigilia della sua morte, i commensali erano in 13. E così, già nei primi secoli dell’era cristiana, il numero divenne sinonimo di portatore di morte: di conseguenza si evitava di sedersi in 13 attorno a uno stesso tavolo. 

 

L'associazione tra il numero 13 e la sfortuna è documentata anche in epoche precedenti: lo storico greco Diodoro Siculo (I secolo a. C.) riferisce che Filippo II (IV secolo a. C.), re di Macedonia e padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una sua guardia del corpo dopo aver fatto mettere una propria statua accanto a quelle delle 12 divinità dell'Olimpo: la morte, quindi, sarebbe stata la conseguenza di questo “sgarro” agli dèi.

 

Non è finita qui: la diffidenza verso il 13 risalirebbe addirittura alle più antiche concezioni astrologiche assiro-babilonesi. Per loro il 12 era numero sacro perché facilmente divisibile, e proprio il fatto che il 13 viene dopo il 12 avrebbe assicurato a questo numero la fama di portasfortuna. 

 

venerdì e... martedì . «Di Venere o di Marte non si sposa e non si parte, né si dà principio all’arte», dice un proverbio. Tanto per cominciare, di venerdì, Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito. Ma soprattutto, nei vangeli il venerdì è il giorno della crocifissione di Gesù ed è riservato alla penitenza: chi avesse riso in quel giorno sarebbe stato punito al momento della resurrezione di Cristo, la domenica. 

 

Marte, il dio della guerra degli antichi romani. | Shutterstock

Ma la distinzione tra giorni positivi e negativi era già nota alla tradizione romana, dove si distingueva fra "dies fasti" (in cui si poteva amministrare la giustizia) e nefasti. Per esempio, si credeva che i figli concepiti di venerdì avrebbero avuto una vita difficile, e che gli anni bisestili che  cominciavano in questo giorno sarebbero stati catastrofici.

C'è anche da dire, però, che anche il martedì, tra gli antichi Romani, era “sfortunato”: era il giorno dedicato a Marte, dio della discordia. 

 

Il numero 17. Si chiama Eptacaidecafobia (paura del 17) e affonda radici in tempi remoti: scritto in cifre romane, il XVII è l’anagramma del verbo latino VIXI («ho vissuto»), frequente sulle lapidi mortuarie. A rincarare la dose ci ha pensato poi la tradizione cristiana, secondo cui il diluvio universale è iniziato proprio il 17° giorno del secondo mese.

 

GLI Altri numeri iellati nel mondo. Ma il 13 e il 17 non sono certo gli unici numeri sfortunati del mondo. A seconda dei Paesi, e delle diverse culture, i numeri portasforuna variano. Ecco i più... temuti del mondo.

 

La Danza del leone è una danza tradizionale cinese ben augurante. La scitta dice: "Buona fortuna!" | Shutterstock

Il 4 e il 7. In Cina, Giappone e Corea del Sud, il numero 4 porta sfortuna perché la pronuncia cinese (shi).è simile a quello della parola morte.

Alla larga anche dal numero 7 perché il settimo mese del calendario cinese è il mese dei fantasmi, e corrisponde al ritorno delle anime dei defunti sulla Terra. 

 

l'11. Esistono superstizioni legate al numero 11, nate a seguito della tragedia dell'11 settembre 2001:  il numero del primo volo dirottato era l'American Airlines 11, che aveva 92 passeggeri (9 + 2 = 11). Inoltre l'11 settembre fosse il 254esimo giorno dell'anno (2+5+4 = 11). Un po' cervellotiche, eppure queste superstizioni si diffusero per un po'.

 

il 26. In India il 26 non gode di buona fama: il 26 gennaio del 2001 ci fu il terremoto di Gurjat, il 26 dicembre del 2004  lo tsunami in Oceano Indiano (dove morirono 230 mila persone). Ancora: gli attentati di Guwahati e di Mumbai avvennero sempre nel giorno fatidico, rispettivamente nel maggio 2007 e nel novembre 2008.

 

L'87. In Australia, dal 1929, il numero 87 ha una fama sinistra, soprattutto sui campi di cricket. Tutta colpa del campione Keith Miller che aveva individuato in questo numero una serie di disgrazie avvenute sui campi di gioco. 

 

13 Aprile 2018 | Fabrizia Sacchetti