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Beatrice, la musa di Dante, è esistita davvero?

La tradizione, a partire dal Boccaccio, identifica Beatrice come la figlia del banchiere fiorentino Folco Portinari. Eppure, per alcuni studiosi del Sommo Poeta, resta il dubbio.

"Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare", scrive Dante nella Vita Nova, la sua prima opera, scritta tra il 1292 ed il 1295, grazie alla quale ci racconta che la sua Beatrice nacque nel 1266 e poi morì un'ora dopo il tramonto dell'8 giugno 1290. Per tutti noi, dunque, Beatrice fu la donna che Dante Alighieri amò diventando il centro del suo immaginario poetico. Ma chi sia Beatrice, e se addirittura sia mai esistita, è ancora fonte di dibattito tra gli studiosi della vita e delle opere del Sommo Poeta.

Beatrice Portinari. Secondo la tradizione, a cominciare da Giovanni Boccaccio, Beatrice era la figlia di Folco Portinari, noto esponente dell'alta società fiorentina: i Portinari abitavano nello stesso sestiere di Firenze degli Alighieri e politicamente erano vicini alla fazione dei Cerchi, che verso la fine del secolo costituì il nerbo del partito dei Bianchi.

Beatrice Portinari avrebbe avuto anche un marito, Simone dei Bardi, membro di una famiglia molto illustre, quella che commissionò a Giotto, tra il 1325 e il 1330, gli affreschi che decorano la loro cappella in Santa Croce, a Firenze. Questa unione, se davvero ci fu, sarebbe stata una mossa politica che avvenne forse già prima del 1280. Beatrice morì giovane, forse di parto. Quando si parla di Beatrice, però, il condizionale sembra ancora d'obbligo, dato che alcuni studiosi hanno messo in dubbio che la donna tanto amata e idealizzata nella Divina Commedia, sia veramente esistita. E che con Dante, forse, non parlò davvero mai.

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Da Focus Storia 171 (gennaio 2021): Dante, una vita da fuggiasco.

14 settembre 2021
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