Cultura

Che cosa ha guidato i Magi a Betlemme?

Una cometa, una supernova, una congiunzione planetaria tra Giove, Saturno e Marte... Astronomi e storici cercano il "segno" che annunciava il Messia.

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo.

Questo brano del Vangelo di Matteo ha fatto discutere gli astronomi per duemila anni e ancora oggi non si è arrivati a una conclusione condivisa su che cosa abbiano visto realmente i Magi splendere in modo così particolare nei cieli d'Oriente al punto da mettersi in viaggio per raggiungere Betlemme. Se la tradizione vuole che a risplendere sia stata una cometa, le indagini storiche e scientifiche a riguardo escludono, con quasi assoluta certezza, un simile astro. Soprattutto perché sarebbe stato descritto anche da altri testi storici.

L'adorazione dei Magi, di Gentile da Fabriano, dipinto nel 1423: mostra un astro splendente che non ha nulla in comune con una cometa.

Supernovae. Anche il termine utilizzato dall’evangelista si adatta di più a un fenomeno celeste che non sia una cometa. Va poi sottolineato che il testo di Matteo non riporta che il fenomeno rimase visibile per l'intero viaggio, ma solo che apparve nella direzione di Betlemme.

Così ancora oggi si discute sul cosa attirò l’attenzione dei Magi nel periodo in cui nacque Gesù. Un'ipotesi vuole che ad accendersi nei cieli sia stata una supernova, una stella esplosa al termine della sua vita. A tal proposito vi sarebbero almeno un paio di ricerche che sembrano convalidare l'ipotesi.

Testi cinesi, per esempio, riportano nel 5 avanti Cristo di una stella nuova, particolarmente brillante, che rimase visibile per circa 70 giorni, e poiché è noto che Gesù non nacque nell'anno zero del nostro calendario, ma qualche anno prima, i due fenomeni potrebbero avere avuto una concreta coincidenza.

Altre ipotesi fanno invece riferimento a una stella particolarmente luminosa apparsa nella galassia di Andromeda. Non sembra però possibile avere certezza della data.

Furono gli artisti italiani del Trecento a inaugurare l’usanza della stella cometa, nello stesso periodo in cui sostituirono con la capanna la grotta della tradizione apocrifa ripresa anche da san Francesco d’Assisi. In particolare fu Giotto, negli affreschi per la Cappella degli Scrovegni a Padova, nella foto, ad aggiungere per primo la cometa alla Natività. Non si trattò di un’errata interpretazione dei testi sacri, né di una licenza artistica. Nel 1301, due anni prima della realizzazione del ciclo di affreschi giotteschi, fece infatti la sua comparsa nel cielo italiano la cometa di Halley (che, tra l’altro, era apparsa in precedenza anche nel 12 a. C.).

Congiunzione planetaria. Un'altra ipotesi ancora vuole che l'astro luminoso sia da imputare alla congiunzione tra Giove, Saturno e forse Marte, che si è verificata nel 7 avanti Cristo. Tale congiunzione è stata raccontata dagli astronomi caldei, che la descrivono come un evento particolarmente luminoso: per i Magi d'Oriente potrebbe perciò avere avuto un significato soprannaturale.

Negli anni precedenti all'anno zero vi sono state altre congiunzioni planetarie, ma nessuna dovrebbe avere avuto una luminosità tale da richiamare l'attenzione di astronomi.

Giove e Saturno in congiunzione potrebbero aver creato quel che sembrava un astro nuovo e molto spendente.

Qualunque cosa. Va comunque ricordato che l'evento di un astro particolarmente luminoso era di per sé un simbolo messianico, oggetto di una profezia nella Bibbia: probabilmente, qualunque segno celeste al di fuori della norma avrebbe potuto essere interpretato proprio annuncio dell’arrivo del Messia sulla Terra.

25 dicembre 2016 Luigi Bignami
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