Body Worlds: cadaveri plastificati in mostra

Corpi umani spogliati della pelle, in posa, espongono muscoli, ossa, tessuti, organi: sono i cadaveri plastinati che una mostra porta in giro per il mondo. Foto e video

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La nuotatrice, uno dei corpi plastinati di Body Worlds (© Gunther von Hagens, Istituto per la Plastinazione).

Una mostra itinerante, Body Worlds, ora a Bologna fino al 30 marzo 2014, mette in primo piano soggetti molto particolari: corpi umani sottoposti a uno speciale trattamento di conservazione, spogliati della pelle per mettere in luce muscoli e organi, sistemati in pose teatrali che vogliono simulare quelle tipiche della vita quotidiana. Stando agli organizzatori, dal 1995 a oggi la mostra ha richiamato quasi 40 milioni di visitatori: un numero che probabilmente fa di questa l'esposizione itinerante più visitata al mondo, oltre che la più discussa.

 

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Tra consensi e polemiche, Body Worlds è infatti al centro dell'attenzione per ciò che mette in mostra: cadaveri, interi e a pezzi. Sono persone che hanno donato il loro corpo all'Istituto per la plastinazione di Heidelberg (Germania) e accettato la possibilità di essere esposti al mondo dopo il decesso e la plastinazione.
 
La plastinazione, tecnica che interrompe la decomposizione, è più di quello che la parola stessa suggerisce e prevede circa 1.500 ore di lavoro sui cadaveri, a partire dal pompaggio di formalina nel corpo, seguito dalla dissoluzione di fluidi e grassi solubili, dall'impregnazione forzata con materia plastica in una camera del vuoto, dalla modellazione della postura e, infine, dalla polimerizzazione.
 
Per saperne di più sull'anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens, inventore della versione hi-tech della mummificazione, sulla plastinazione e sullo scopo dichiarato da Von Hagens (la sensibilizzazione sanitaria) per questo inconsueto trattamento post mortem vedi la fotogallery qui sotto, che include immagini dalle esposizioni di Milano, Bologna, Boston e New York. Più in basso un video tratto invece dalla sola mostra in corso a Bologna.

 

 


 


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13 Febbraio 2014 | Raymond Zreick