Il volto umano della medicina

Un medico specializzando spagnolo con la passione per la fotografia ha immortalato le facce dei colleghi prima e dopo un turno di 24 ore in pronto soccorso. Sul loro viso, storie di fatica, speranza, sofferenza e precariato.

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Leticia Ruiz Rivera, medico specializzando e fotografa che lavora nel reparto di Medicina Interna dell'Ospedale San Cecilio di Granada (Spagna), ha voluto raccontare 24 ore di turno in pronto soccorso attraverso i volti dei giovani medici che vi lavorano. Qui di seguito i volti del prima e dopo lavoro...

All'arrivo, volti aperti e distesi, facce sorridenti pronte a conquistare il mondo. All'uscita, occhiaie, capelli arruffati e - negli occhi - la sofferenza dei pazienti che hanno visitato, curato, dimesso, salvato o visto andarsene.

La giovane specializzanda-reporter ha raccolto 40 foto di volti di medici (compresa se stessa) all'ingresso e all'uscita del reparto: le facce prima distese, poi sconvolte dei colleghi sono divenute protagoniste della raccolta Límites (Limiti) in cui si documenta il lato più umano - dietro a quello professionale - di chi ci cura.

Le foto sono rimaste esposte per alcune settimane nella Falcoltà di Medicina di Granada.

Non potendo fotografare i pazienti, Leticia ha raccontato le loro storie attraverso i segni della stanchezza sui volti di chi li assiste. L'invito a farsi fotografare era aperto a tutti i medici...

... ma si sono presentati solo medici specializzandi all'appello. Questa raccolta è diventata così un racconto delle loro giornate di lavoro senza sosta e spesso precario.

L'obiettivo del progetto, spiega la Ruiz, è far riflettere sul fatto che questi giovani professionisti siano spesso sottoposti a orari di lavoro massacranti per ritrovarsi spesso - almeno in Andalusia, dove vive il medico-fotografo - con un pugno di mosche in mano una volta terminata la specializzazione.

Il tasso di disoccupazione dei giovani medici spagnoli, superati gli anni di specialità, è infatti altissimo e la fotografa stessa, terminato il periodo nel reparto di Medicina interna dove lavora, si ritroverà senza un impiego.

Le rimarrà sempre la fotografia: «ma io sono medico prima che fotografa» racconta ai giornalisti interessati alla sua storia.

Negli occhi dei protagonisti delle foto ci sono la spossatezza di turni infiniti, il sollievo per aver finalmente potuto staccare, la sofferenza per le tragedie vissute in corsia.

Le foto sembrano voler mostrare come anche dietro alla maschera talvolta asettica e distante di un medico del pronto soccorso ci siano persone che mettono la propria esperienza e professionalità a servizio dei pazienti.

Nei volti dei 19 colleghi di Leticia che hanno prestato le loro occhiaie e le loro rughe al progetto ci sono i volti di un'intera generazione di giovani, spesso precari e sottopagati, su cui grava il grosso del lavoro nelle strutture ospedaliere.

Il sorriso dell'inizio del turno si spegne dopo un'interminabile giornata (spesso, notte) di lavoro.

I capelli raccolti, lo sguardo più teso e cupo.

La mostra, che ora è terminata, è stata molto seguita dai media spagnoli, per il merito che ha avuto di raccontare il volto umano e a tratti fragile di chi veglia sulla nostra salute.

Leticia Ruiz Rivera, medico specializzando e fotografa che lavora nel reparto di Medicina Interna dell'Ospedale San Cecilio di Granada (Spagna), ha voluto raccontare 24 ore di turno in pronto soccorso attraverso i volti dei giovani medici che vi lavorano. Qui di seguito i volti del prima e dopo lavoro...

All'arrivo, volti aperti e distesi, facce sorridenti pronte a conquistare il mondo. All'uscita, occhiaie, capelli arruffati e - negli occhi - la sofferenza dei pazienti che hanno visitato, curato, dimesso, salvato o visto andarsene.