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Che cosa faresti senza Facebook?

99 Days of Freedom, 99 giorni di libertà... L'idea di un gruppo di creativi olandesi prevede l'astensione totale da Facebook per 99 giorni. Ci sono già 30 mila adesioni. Tu pensi di farcela?

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99 Days of Freedom, la campagna che invita ad astenersi da Facebook per 99 giorni. | Just

«Ti sei mai chiesto come sarebbe la tua vita senza Facebook?» è lo slogan della campagna 99 Days of Freedom (99 giorni di libertà) lanciata dal gruppo olandese di creativi Just, che ha voluto dare una risposta forte all'inquietante esperimento condotto recentemente dai sociologi di Menlo Park e che ha coinvolto quasi 700.000 ignari utenti in uno studio sui loro sentimenti.

 

Più felici o più infelici? Chi ha un profilo Facebook trascorre in media quasi 20 minuti ogni giorno sul sito, condividendo contenuti di ogni genere e reagendo, anche emotivamente, a ciò che pubblicano i propri contatti. Essendo un dato di media, è probabile che per alcuni di noi si tratti di molto più tempo, per non parlare di coloro che ne sono dipendenti. Ma che effetto ha tutto ciò sulla vita reale? Questa è la domanda a cui vuole rispondere l'esperimento.

 

Come funziona. Partecipare è semplicissimo, o almeno così sembra. Bisogna loggarsi a Facebook per l'ultima volta, cambiando la propria immagine del profilo con il logo della campagna, scaricabile dal sito ufficiale, e condividendo un link che renderà visibile a tutti i contatti il proprio count-down.

 

A quel punto siamo pronti: ci si slogga dal social, si disinstallano le applicazioni dallo smartphone e si dà inizio ai 99 giorni di "libertà". Secondo gli ideatori, aderire alla campagna ci farebbe guadagnare 1683 minuti di vita non virtuale da impiegare in attività "reali" e molto probabilmente più appaganti. Nel corso dell'esperimento i partecipanti sono invitati a rispondere a tre sondaggi, rispettivamente a distanza di 33, 66 e 99, per stabilire se l'astensione da Facebook può effettivamente rendere la vita più felice.

 

Relazione complicata. Il direttore di Just, Merijn Straathof, ha spiegato che il progetto non-profit è nato un po' per caso in ufficio: «Mentre discutevamo ci siamo resi conto che ognuno di noi aveva una relazione "complicata" con Facebook, legata a sentimenti prevalentemente negativi. Noi pensiamo che la felicità vera si prova nella vita vera e preferisco un complimento sincero a un like, esattamente come preferisco parlare a qualcuno di persona piuttosto che al telefono».

 

Al momento hanno aderito già 30 mila persone. Tu pensi di farcela?

 

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28 luglio 2014 | Sara Zapponi