8 invenzioni geniali di bambini e ragazzi

Da un fondamentale sistema di scrittura a due elementi simbolo della bella stagione: ecco le trovate sorprendenti di giovanissimi inventori. Vedi anche: i disegni dei bambini divenuti realtà

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Non occorre aspettare di prendere la patente per avere l'idea della vita: ecco alcune trovate più o meno utili, in ogni caso sorprendenti, di inventori ancora in erba.

L'alfabeto Braille. Louise Braille (1809-1852) aveva solo tre anni quando perse un occhio nell'officina del padre, un sellaio francese. L'incidente lo rese cieco solo da un occhio, ma un'infezione si propagò all'altro lasciandolo completamente al buio. Entrato con una borsa di studio all'Istituto per giovani ciechi di Parigi, nel 1821, all'età di 12 anni, ricevette la visita di un ufficiale francese che illustrò un metodo di comunicazione silenziosa basato su punti a rilievo, creato in ambito militare. Louis lo semplificò e ne promosse l'uso, dando vita all'alfabeto che oggi porta il suo nome.
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Il trampolino elastico. A inventarlo non poteva essere che un ginnasta, George Nissen (1914-2010): l'atleta americano era ancora adolescente quando insieme all'allenatore, ispirato dagli acrobati circensi, ideò un tappeto che lo aiutasse a eseguire i salti mortali all'indietro, fatto con un telaio di acciaio di recupero, parti di pneumatico, molle e una tela. Il nuovo supporto elastico, perfezionato, si diffuse nel mondo della ginnastica e - durante la II Guerra Mondiale - anche in ambito militare: i piloti lo utilizzavano in addestramento, per imparare a orientarsi in volo.

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I ghiaccioli! Nacquero dalla distrazione di Frank Epperson, undicenne di Oakland (California) che nel 1905, mentre stava mescolando acqua e soda in un recipiente con un bastoncino, fu catturato da un'altra incombenza. Il miscuglio rimase al gelo sul davanzale per tutta la notte, e il mattino dopo Frank riuscì a staccarlo dal bicchiere versandovi intorno acqua calda. L'idea del ghiaccio su bastoncino fu brevettata da Epperson qualche anno dopo, nel 1924.

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Superman. Il fumettista statunitense appassionato di fantascienza Jerry Siegel (1914-1996) era ancora alle superiori quando una notte, non riuscendo a dormire, guardò fuori dalla finestra e si mise a guardare la Luna: l'ispirazione giusta per un personaggio dai poteri non terrestri, quello di Superman. Scrisse di getto l'idea e il giorno successivo si recò dall'amico artista e disegnatore Joe Shuster, che buttò giù qualche schizzo. Il loro fumetto sarebbe stato pubblicato soltanto 4 anni più tardi.
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Le pinne. Nei primi anni del '700, un undicenne perspicace che viveva vicino a un fiume a Boston si accorse che poteva nuotare più velocemente, estendendo la superficie con cui tagliava l'acqua. Disegnò pinne rudimentali prima per le mani, e poi per i piedi, ma il modello delle seconde lo lasciò insoddisfatto. In seguito quel ragazzo - che il mondo conosce come Benjamin Franklin - avrebbe ideato molto altro, dalle lenti bifocali a una sorta di contachilometri, da un modello di stufa a (forse) un parafulmine.
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I paraorecchie. Li progettò il 15enne del Maine Chester Greenwood (1858-1937), nel 1873, stufo di dover smettere di pattinare sul ghiaccio per il vento gelido che gli soffiava nelle orecchie. Il ragazzo era allergico alla lana e non poteva sopportare i cappelli. Così chiese alla nonna di cucire un paio di pezzi di flanella a ritagli di pelo di castoro, e di legarli a fili che passassero attorno alla testa. Dieci anni dopo, fabbricare questi oggetti divenne il suo lavoro.
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Il walkie talkie subacqueo. Nel 1996 Richie Stachowski, 10 anni e una passione per le invenzioni, durante un'immersione alle Hawaii rimase frustrato per l'impossibilità di comunicare al padre la bellezza dei pesci e delle tartarughe marine che vedeva. Per il resto della vacanza lavorò a un dispositivo che consentisse a chi si immerge di parlare e capirsi: era nato il water talkie, una versione subacquea del walkie talkie, che divenne un successo planetario e rese il giovane un imprenditore precoce.

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Le lucine di Natale. Chi ha un debole per le luci da avvolgere attorno all'albero deve ringraziare Albert Sadacca (1901-1980). Il ragazzo aveva solo 15 anni quando, nel 1917, rese popolare ed economico l'uso di lucine elettriche per illuminare l'albero di Natale, adattando un modello commercializzato dai suoi genitori. La leggenda vuole che l'idea sia venuta dopo che a New York era divampato un incendio innescato dalle candele, fino ad allora usate per rischiarare i rami secchi degli abeti natalizi.
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Non occorre aspettare di prendere la patente per avere l'idea della vita: ecco alcune trovate più o meno utili, in ogni caso sorprendenti, di inventori ancora in erba.

L'alfabeto Braille. Louise Braille (1809-1852) aveva solo tre anni quando perse un occhio nell'officina del padre, un sellaio francese. L'incidente lo rese cieco solo da un occhio, ma un'infezione si propagò all'altro lasciandolo completamente al buio. Entrato con una borsa di studio all'Istituto per giovani ciechi di Parigi, nel 1821, all'età di 12 anni, ricevette la visita di un ufficiale francese che illustrò un metodo di comunicazione silenziosa basato su punti a rilievo, creato in ambito militare. Louis lo semplificò e ne promosse l'uso, dando vita all'alfabeto che oggi porta il suo nome.
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