10 cose che (forse) non sai sulle tue impronte digitali

Cos'è un'impronta digitale? Si può cancellare? Come si scoprivano i colpevoli in passato? E come li scopriremo in futuro? E, soprattutto, cosa si può capire da un'impronta digitale?

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Le impronte digitali sono uniche e perciò sono ritenute ancora oggi il metodo migliore per identificare qualcuno. Invisibili o quasi a occhio nudo, richiedono un processo di sviluppo chimico (per certi versi analogo a quello delle pellicole fotografiche) per essere visualizzate. Anche le impronte delle dita dei piedi sono uniche e possono essere usate per l'identificazione. Lo stesso dicasi anche i palmi delle mani e le piante dei piedi.

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Cosa sono? Un'impronta digitale si forma quando un dito entra in contatto con una superficie. Il dito lascia dietro di sé tracce di sudore e qualsiasi altra sostanza che la persona possa aver toccato. Tali sostanze si depositano nelle creste presenti sulla punta del dito, che si formano quando lo strato inferiore dell'epidermide cresce a una velocità diversa rispetto al resto della pelle. In pratica le nostre impronte digitali sono costituite dai diversi strati della pelle "intrecciati" insieme.

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Dimmi che impronta hai…Le impronte che lasciamo sono composte da un gran numero di sostanze che la nostra pelle secerne in modo naturale o che ha assorbito attraverso il contatto con l'ambiente. Queste sostanze possono rivelare anche segreti personali altrimenti inaccessibili. Alcuni ricercatori della Cornell University hanno dimostrato che, dal tampone del display di uno smartphone (realizzato con uno speciale composito chimico), si possono ricavare informazioni sullo stile di vita del possessore, i cosmetici che usa, il cibo che mangia, i farmaci che assume, se usa droghe, e, in alcuni casi, anche i luoghi in cui è stato. Proprio come nei telefilm in stile CSI!

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Fragili ma anche tanto resistenti. Le impronte digitali possono essere distrutte con un gesto della mano o resistere sulla scena del crimine per mezzo secolo. E non esiste una sola tecnica di rilevamento delle impronte digitali: la scienza forense ne conta almeno 25.

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Impronte nervose. Gli investigatori hanno il loro bel da fare perché le impronte che lasciamo non sempre sono utilizzabili. Se per esempio abbiamo mani pulite e asciutte sarà più difficile rilevare l’impronta. Idem se le mani sono molto sporche o se non c’è abbastanza ingrediente “bersaglio” nel nostro sudore. A dare un aiuto agli investigatori, pensa il sistema nervoso simpatico: quando siamo arrabbiati, spaventati o nervosi, sudiamo molto di più e abbiamo molte più probabilità di lasciare le impronte digitali. Proprio così: se un criminale si fa prendere dall'ansia al momento di un misfatto, potrebbe essergli fatale.

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Errori. Il sistema è tutt'altro che infallibile: uno studio del 2011 ha riscontrato una percentuale di falsi positivi (in sintesi: impronte che risultano coincidere anche se in realtà non sono uguali) pari allo 0,1%. Potrebbe sembrare una percentuale risibile, ma non lo è.

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In passato. Prima che le impronte digitali venissero adottate come metodo di riconoscimento, si usava la misurazione delle ossa, col cosiddetto metodo Bertillon, dal nome del poliziotto francese Alphonse Bertillon: ogni persona, sosteneva, avrebbe proporzioni del corpo diverse e per ricavare dati univoci su ciascuno di noi bastava scattare semplici fotografie e misurare. Tale metodo fu utilizzato per tre decenni dalle polizie europee, ma in più di un'occasione si dimostrò alquanto impreciso.

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Senza impronte. Si può nascere senza impronte digitali? Sì, tre malattie genetiche possono impedire la formazione di impronte digitali: la sindrome di Naegeli-Franceschetti-Jadassohn (NFJS), la Dermatopathia pigmentosa reticularis (DPR) e l’adermatoglyphia. NFJS e DPR causano una serie di sintomi, molto più gravi delle dita lisce. L'adermatoglifia, invece ha un solo sintomo: niente impronte digitali. Il National Institutes of Health americano la chiama anche “malattia che rallenta l'immigrazione" per i problemi che causa alle persone che cercano di espatriare.

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Mamma ho perso le impronte. E le impronte digitali si possono anche perdere: chi svolge un lavoro tattile duro, come il muratore e chi utilizza alcuni farmaci può vedere erodere le proprie impronte digitali. Edward Richards , esperto forense, ha spiegato a Scientific American che anche un particolare tipo di edera velenosa può cancellarle, ma dopo la pelle si rigenera. Poi c'è chi prova a rimuoverle apposta: il famigerato gangster John Dillinger le bruciò con l'acido, in modo che non venissero mai usate contro di lui.

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In futuro: le impronte... intestinali? Il microbioma potrebbe essere la nuova impronta digitale: il DNA collettivo di batteri, funghi e virus che costituiscono la nostra flora batterica intestinale è un enorme archivio di informazioni sulla nostra salute, ambiente, dieta e genetica, ed è unica. Gli scienziati forensi stanno attualmente valutando la possibilità di utilizzare il microbioma per l'identificazione: testimonianze basate su tecniche forensi microbiche sono già state ammesse in alcuni tribunali statunitensi.

Le impronte digitali sono uniche e perciò sono ritenute ancora oggi il metodo migliore per identificare qualcuno. Invisibili o quasi a occhio nudo, richiedono un processo di sviluppo chimico (per certi versi analogo a quello delle pellicole fotografiche) per essere visualizzate. Anche le impronte delle dita dei piedi sono uniche e possono essere usate per l'identificazione. Lo stesso dicasi anche i palmi delle mani e le piante dei piedi.