10 cose che (forse) non sai su Frankenstein

Il primo romanzo di fantascienza fu scritto da una 18enne due secoli fa, dopo aver visitato Napoli e la Germania: il suo famoso mostro è molto diverso da come ce l'ha raccontato il cinema...

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Il romanzo di una teenager. Nel 1815, Lord Byron propose una sfida ad alcuni scrittori, ospiti nella sua casa sul Lago di Ginevra: chi sarebbe stato in grado di scrivere la storia di fantasmi più agghiacciante? Mary Shelley, allora 18enne, raccolse la sfida e, nei mesi successivi, scrisse il suo "Frankenstein", pubblicato poi nel 1818, esattamente due secoli fa. Naturalmente vinse lei.

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Incubi prolifici. L'idea non le venne subito, finché un giorno non fece uno strano sogno: «Ho visto l'orribile fantasma di un uomo disteso, che all'avvio di un potente motore, mostrava segni di vita... Ciò che mi terrorizza, terrorizzerà gli altri», raccontò in seguito la scrittrice, che negli anni si era trovata più volte al cospetto della morte per una serie di tragedie personali e familiari.

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Come si chiama il mostro? Spesso identifichiamo il protagonista come Frankenstein, ma è un errore: nel romanzo, Victor Frankenstein è lo scienziato. Il mostro rimane senza nome e viene definito di volta in volta "mostro", "creatura", "demone" e "it" (esso).

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Napoli. Il libro inizia con la nascita del dottor Frankenstein, il creatore del mostro, a Napoli: un omaggio alla città che la Shelley aveva visitato qualche anno prima, e anche un escamotage per dare al libro un pizzico di realismo. Napoli nell'800 pullulava di inglesi, dopo che l'ammiraglio Nelson aveva contribuito a sconfiggere la Repubblica Napoletana del 1799 e cacciare i francesi dalla città. Il riferimento esotico sarebbe stato ben accolto in patria.

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Il castello di Frankenstein. A ispirare la trama del romanzo potrebbe essere stato il castello che domina la città di Darmstadt, in Germania: alcuni storici sostengono che Mary Shelley e suo marito lo visitarono durante un viaggio lungo il fiume Reno. Mentre erano lì, devono aver saputo di un alchimista squilibrato di nome Konrad Dippel, che viveva nel castello e stava cercando di creare un elisir di lunga vita. Si diceva che Dippel scavasse tombe e sperimentasse sui cadaveri, come avrebbe poi fatto Victor Frankenstein.

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I veri Frankenstein. Dippel non sarebbe l'unico Frankenstein: il fisico Giovanni Aldini (1762- 1834), nipote di Luigi Galvani, si dilettava nello studio degli effetti dell'elettricità sui cadaveri tentando di riportarli in vita, proprio come il dottor Frankenstein, assemblando parti diverse di corpi. Aldini però non lo faceva in segreto, come il protagonista del romanzo, ma durante rappresentazioni pubbliche.

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I fantasmi dell'elettricità. Sul suo diario, nel dicembre 1814, la Shelley aveva annotato di aver assistito a Londra a una conferenza su elettricità, gas e phantasmagoria, ovvero sulle entità soprannaturali: l'idea di creare il mostro da una scossa forse le venne proprio in uno di quegli incontri.

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Libro rivoluzionario. All'inizio stroncato dalla critica, col tempo Frankenstein è stato rivalutato: quello di Mary Shelley è il primo, vero romanzo di fantascienza. Nelle sue pagine troviamo per la prima volta il concetto di "scienziato pazzo", che tanto avrebbe avuto fortuna al cinema (pensate ai film di 007 e ai supereroi Marvel) e il libro ha avuto grande influenza nella cultura popolare, al punto che il termine "frankenstein" è entrato nel linguaggio comune come sinonimo di qualcosa di innaturale e orrendo.

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Cinema d'autore. Frankenstein ha ispirato più di 50 film: il primo, un cortometraggio di 15 minuti, lo realizzò nel 1910 Thomas Edison.

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Cine-malintesi. Siamo abituati a sentire il mostro grugnire perché nel famoso film del 1931 con Boris Karloff (e nella maggior parte degli adattamenti successivi), la creatura del dottor Frankenstein comunica principalmente con grugniti. In realtà il mostro nel libro parla e discute della sua condizione, come racconteranno in seguito il film Frankenstein di Mary Shelley (Kenneth Branagh, 1994) e la serie tv Penny Dreadful. Questo perché i vecchi film più che sul libro sono basati su un adattamento teatrale del 1927. Infine, a proposito di malintesi: nel libro non si fa mai parola di un assistente di nome Igor o Aigor... Quel personaggio è un indimenticabile regalo del cinema di Mel Brooks.

Il romanzo di una teenager. Nel 1815, Lord Byron propose una sfida ad alcuni scrittori, ospiti nella sua casa sul Lago di Ginevra: chi sarebbe stato in grado di scrivere la storia di fantasmi più agghiacciante? Mary Shelley, allora 18enne, raccolse la sfida e, nei mesi successivi, scrisse il suo "Frankenstein", pubblicato poi nel 1818, esattamente due secoli fa. Naturalmente vinse lei.