Arte

Vincent Van Gogh: il tormento per il giallo

Offuscato dall'assenzio, fiaccato dalle malattie, nei suoi ultimi anni Van Gogh lentamente scivola in una lucida follia che trasforma i colori del mondo.

Simbolo del genio tormentato, incompreso in vita e poi entusiasticamente osannato dopo una morte tragica e prematura, Vincent Van Gogh è l'emblema dell'artista solitario e ribelle, uno dei più grandi pittori del XIX secolo, colui che ha saputo rinnovare l'arte europea negli anni in cui l'impressionismo era in declino. Iniziò a dipingere all'età di ventisette anni, e lo fece soltanto per un decennio, ma producendo una quantità impressionante di opere - lavorando a ritmi frenetici, quasi febbrili. Le sue opere sono intrise di una forza tale che erompe quasi dalla tela, grazie alla sua personale visione dei colori del mondo.

Tra essi, il predominante, quasi fosse una firma pittorica, è il giallo, un impasto a base di cromato di piombo divenuto simbolo della sua arte. Il giallo per Van Gogh era come l'oro per Gustav Klimt o come il blu per Kandinskji. C'è chi sostiene che Vincent ne fosse ossessionato a tal punto da arrivare a mangiare la pasta gialla dai tubetti di vernice, convinto che ciò gli avrebbe portato la felicità. Ma è anche probabile che la predilezione di Van Gogh per quel colore fosse dovuta all'abuso di assenzio, liquore particolarmente in voga fra gli artisti del tempo e che, tra gli effetti più deprecabili, causava anche xantopsia, una disfunzione della percezione che fa vedere il mondo attorno molto più giallo di quanto non sia.

Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi (Auvers-sur-Oise, luglio 1890).
Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi (Auvers-sur-Oise, luglio 1890). © Vincent van Gogh, via WikiMedia (P.D.)

Fiaccato da malattie come la sindrome di Ménière, le pennellate di colore divennero sempre più forti nelle ultime opere, certamente a rappresentare anche la sua condizione psichica. Il giallo di Van Gogh è quindi il giallo dei suoi magnifici girasoli e delle sue distese di campi di grano. Ma anche quello del suo letto e della sua casa: una casa gialla che parla dell'anima di Vincent, di aspirazioni semplici, di aspettative deluse, di solitudine psicologica e di fatica di vivere.

La morte lo coglie all'età di trentasette anni, nel soleggiato pomeriggio del 29 luglio 1890. La sua bara venne ricoperta di girasoli, gli splendidi fiori che tanto amava e del cui colore aveva dipinto il mondo. È stato proprio il celeberrimo giallo a regalargli l'immortalità: la forza evocativa di quel colore, così luminoso, ha trasformato le sue tele in un inno alla grandezza della natura.

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L'autrice - Giovanna Benedetta Puggioni, giornalista e storica dell'arte, ha all'attivo pubblicazioni di carattere divulgativo e storico-artistico e ha svolto incarichi di collaborazione per attività inerenti il patrimonio artistico e culturale della città di Cagliari.

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