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L'Urlo di Munch salvato dalla scienza

L'Urlo, il capolavoro di Edvard Munch, potrà tornare in mostra, grazie a uno studio coordinato da una ricercatrice italiana.

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Fotografia del dipinto L'Urlo (1910?) di Edvard Munch (Munch Museum, Oslo; n. catalogo Woll.M.896). | Irina Crina Anca Sandu and Eva Storevik Tveit, (Munch Museum)

Uno dei più celebri dipinti della storia - L'Urlo, del pittore norvegese Edvard Munch - potrà tornare a essere fruibile dopo che per anni la necessità di preservarlo ha impedito di esporlo, se non in rare occasioni. Il merito è di un team internazionale guidato da Costanza Miliani, direttrice dell'Istituto di scienze del patrimonio culturale del Cnr, secondo cui a minacciare la brillantezza dei colori è l'umidità, e non la luce, come si pensava finora.

 

Stando ai dati, pubblicati sulla rivista Science Advances, i pigmenti, e in particolare il giallo di cadmio, molto amato dall'artista, soffrono se l'umidità relativa supera il 45%, ma sono invece stabili in diverse condizioni di illuminazione. Per gli amanti dell'arte è un'ottima notizia, perché regolare l'umidità nelle sale in cui le opere sono esposte è piuttosto semplice, mentre schermare la luce può essere un problema.

 

Le analisi. Lo studio (condotto nell'ambito del progetto europeo Iperion-CH, sulla conservazione del patrimonio culturale) si è avvalso di un laboratorio portatile in grado di eseguire indagini spettroscopiche e di test con i raggi X, condotti al sincrotrone di Grenoble (Francia) su micro-frammenti prelevati dall'opera. I dati sono stati poi integrati con informazioni ottenute invecchiando artificialmente il contenuto di un tubetto di colore giallo cadmio, appartenuto all'artista. Il risultato e il metodo impiegato potranno essere utilizzati anche per capire e preservare i capolavori di altri autori, dato che il giallo cadmio è stato utilizzato da molti artisti dello stesso periodo, fra cui Vincent Van Gogh ed Henri Matisse.

Colori da salvare. Fra il 1893 e il 1910, Edvard Munch dipinse diverse versioni dell'Urlo; la più celebre, conservata nel Museo di Oslo, è quella su cui è stato eseguito lo studio. La sua storia è tormentata. Rubata nel 2004, fu ritrovata un paio di anni dopo, gravemente danneggiata e da allora, per evitare un ulteriore degrado, è stata esposta in rarissime occasioni. Il giallo brillante di alcune nuvole è scomparso per sempre, ma d'ora in avanti sarà possibile preservare le tonalità di ciò che resta.

 

27 maggio 2020 | Margherita Fronte