Quando si dice che una canzone è un plagio?

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Roman Polanski interpreta Mozart nella pièce teatrale "Amadeus" di Peter Shaffer - Foto © Richard Melloul/Sygma/CORBIS

Il plagio avviene quando un autore fa passare per propria un’opera (o una parte di opera) che invece è stata inventata da qualcun altro. In ambito musicale, però, non si è ancora riusciti a stabilire se per parlare di plagio siano sufficienti alcune battute uguali (quattro od otto, per esempio). In Italia questo limite quantitativo non è sostenuto da alcuna legge, ed è solo un principio ispiratore: la giurisprudenza ha infatti affermato che la parziale assonanza tra due composizioni musicali, casuale e limitata a poche battute, esclude che tra esse vi sia plagio, soprattutto quando si ispirano a tradizioni musicali diverse.
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In caso di denuncia per plagio, il giudice nomina un Consulente Tecnico d’Ufficio (Ctu). Se il Ctu riconosce il plagio, l’autore di quest’ultimo rischia il ritiro del pezzo dal mercato e sanzioni, o che gli introiti vengano devoluti all’autore originale. Alcuni casi dubbi: I giardini di marzo, del 1972, di Lucio Battisti, che ricorda Mister soul di Neil Young, del 1967. Toffee di Vasco Rossi, del 1985, e Vendo casa di Mogol-Battisti, del 1971, e ancora, Laura non c’è (1997) di Nek e Più ci penso di Gianni Bella, del 1974. Ci sono presunti plagi anche nella musica classica: nel Confutatis maledictis del Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart emergono analogie con la Sinfonia Venezia di Pasquale Anfossi, composta 16 anni prima.
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15 Febbraio 2012