Paul Klee: ecco chi si cela dietro al doodle di oggi

Oggi Google celebra Paul Klee, il pittore svizzero che applicò alla pittura il concetto musicale di polifonia.

polyphony
Polifonia, un'opera di Paul Klee (1932), custodita presso il Museo d'arte di Basilea | Wikimedia

Se avete visto la pagina di Google avrete già scoperto che il doodle di oggi si ispira a Paul Klee, il pittore svizzero di cui il 18 dicembre si celebra il 139esimo anniversario della nascita. Klee fu anche poeta e musicista. E proprio nei suoi scritti e nei titoli delle sue opere ricorre spesso un termine, "polifonia", che ha caratterizzato gran parte della sua produzione.

 

Il tempo sulla tela. Secondo Klee il concetto di polifonia, cioè quel tipo di scrittura musicale che prevede l'uso simultaneo di più voci e temi musicali, può essere applicato applicò anche alla pittura: anzi, sosteneva che, nonostante il loro essere "ferme", le immagini possono rendere percepibile la sensazione del "divenire temporale" persino più dell'ascolto di un brano musicale.

 

Klee, in particolare, considera la polifonia pittorica superiore a quella musicale, perché può rendere con più efficacia la natura del movimento, come egli stesso descrive nei suoi Diari: "Il semplice movimento ci sembra banale. L'elemento tempo va eliminato. Ieri e oggi come contemporaneità. La polifonia nella musica può sfuggire in parte a questa esigenza. [...] La pittura polifonica supera la musica, in quanto qui il tempo è qualcosa di più che spazio... Il concetto della contemporaneità vi si manifesta più intensamente. Per rendere evidente il movimento a ritroso che concepisco nella musica, richiamo l'attenzione sull'immagine riflessa nei vetri di una vettura tramviaria in corsa" .

 

Criticato dai nazisti. Esponente dell'astrattismo, considerava l'arte non una semplice riproduzione della realtà: infatti quest'ultima, nelle sue opere, appare essenziale, descritta da semplici campiture di colore. Una scelta che negli anni '30 gli attirò le critiche del regime nazista - che giudicava le sue opere come frutto di "arte degenerata" - al punto che, nel 1933, fu costretto dimettersi dall'Accademia di Düsseldorf, dove da qualche anno si era trasferito per tenere corsi di pittura. Lasciata la Germania, tornò in Svizzera dove continuò a dipingere nonostante i problemi di salute e dove morì nel 1940.

 

A Berna è a lui dedicato il Zentrum Paul Klee, un centro (progettato dall'architetto Renzo Piano) con spazi per convegni, laboratori, biblioteche e una mostre, tra cui una che ospita 4.000 sue opere.

 

18 dicembre 2018 | Roberto Graziosi