7 capolavori rimasti incompiuti

Dipinti, sculture, partiture musical e tantissimi libri: spesso dietro un capolavoro si nasconde un'opera incompiuta.

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L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci. Recentemente restaurato e conservato agli Uffizi di Firenze, il dipinto fu iniziato da Leonardo nel 1481 per il monastero di San Donato a Scopeto e lasciato incompiuto, ma non per questo è un’opera “minore”. Anzi, è un dipinto di enorme interesse artistico perché mostra come lavorava Da Vinci, che per esempio accennava la trama del dipinto direttamente sulla tavola, invece di ricorrere a taccuini.

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L’Ottava sinfonia di Schubert Ma l’incompiuta per eccellenza è l’ottava sinfonia di Franz Schubert (1797-1828), detta appunto l’incompiuta: consta di due soli movimenti completi e orchestrati dallo stesso Schubert (l’Allegro moderato e l’Andante con moto) e poi c’è un abbozzo del Terzo movimento (Scherzo) sotto forma di spartito per pianoforte. E la sua bellezza sarebbe proprio nell’incompiutezza: secondo alcuni musicologi, i due movimenti completi di questa sinfonia sono perfetti e da soli bastano ad esprimere quello che Schubert voleva trasmettere. Sono insomma già completi. Schubert la compose a soli 25 anni, poi la diede al suo amico Anselm Huttenbrenner, che non ne parlò con nessuno, perché sentiva che non era finita. E Schubert, che morì nel 1828 a 31 anni non riuscì a completarla.

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Il Requiem di Mozart K626. La Messa da Requiem in re minore K626 fu composta da Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) poco prima di morire. Questo dipinto mostra che cerca di completare il capolavoro sul letto di morte a testimonianza di quanto ci tenesse, ma racconta in controluce anche quanto il suo amore per la musica potesse consumarlo. Al tempo della composizione del Requiem, il grande compositore soffriva di febbri debilitanti, e usava le poche forze rimaste per scrivere la sua musica, il che (forse) spiega l’incompiutezza dell’opera. E come spesso accade con i capolavori, la verità si intreccia fatalmente alla leggenda: c’è chi dice che Mozart l’avesse composta per sé stesso, e chi come lo scrittore Stendhal, parla di un anonimo committente che incaricò Mozart, malato e in miseria, di comporre in 4 settimane una messa da requiem.

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Il ritratto di George Washington di Gilbert Stuart. Il più famoso ritratto del primo Presidente degli Stati Uniti (National Portrait Gallery, Smithsonian), quello che appare anche sul dollaro, è in realtà un’opera incompiuta: Gilbert Stuart fece più di 100 ritratti di Washington, il più famoso dei quali è il ritratto dell'Ateneo di Boston, raffigurante il lato sinistro del viso, che fu iniziato nel 1796 su richiesta della moglie di Washington, Martha e rimase incompiuto. Ma Stuart vi riconobbe una sua bellezza e lo usò come modello per i ritratti successivi. Ne sono state realizzate più di 75 repliche e l’incompiuta è diventata un'icona dell'arte americana.

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Il David-Apollo di Michelangelo. David o Apollo? Questa scultura di Michelangelo (Museo del Bargello a Firenze) ha un doppio nome perché non tutti sono d'accordo sull'identità dell'uomo raffigurato: potrebbe essere il David biblico o l'Apollo mitologico. Il corpo è coperto da sottili segni di scalpello, e la scultura mostra la figura di un giovane in una posa di torsione. Creato nel 1530 per Baccio Valori, il governatore di Firenze al tempo, fu probabilmente scartato da Michelangelo prima della sua partenza per Roma e poi abbandonato. C’è anche chi dice che la scultura in marmo iniziò come David, ma Michelangelo in seguito cercò di adattarlo ad Apollo prima di lasciarlo al suo destino. Misteri dell’arte.

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Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio. Molti sono i libri rimasti incompiuti per la prematura morte dell’autore: è la storia di Il partigiano Johnny, il capolavoro di Beppe Fenoglio, morto ad appena 40 anni. Furono i bravi editor della Einaudi che nel 1968 riuscirono a dare un senso all’opera a pubblicarla. L’incompiuta letteraria più recente è invece la trilogia Millennium di Stieg Larsson. Ma l’elenco è davvero lungo e vede, tra le altre, Il mistero di Edwin Drood di Charles Dickens, America di Franz Kafka, Petrolio di Pier Paolo Pasolini, Preghiere Esaudite di Tuman Capote e Il primo uomo di Albert Camus: un romanzo autobiografico in cui l'autore della Peste cercava di ricostruire la storia della sua famiglia. A parte essere incompiuti, questi libri hanno in comune un'altra cosa: sono ritenuti dalla critica veri e propri capolavori in cui gli autori sono riusciti a esprimere tutta la loro maturità. Leggere per credere.

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Il ritratto di Ria Munk numero III. Eseguito tra il 1917-18, è l’ultimo di una serie di tre ritratti commissionati dalla famiglia Munk a Gustav Klimt: uno dei più moderni ritratti femminili del pittore viennese. Ria si suicidò dopo l’ennesima lite con l’amante, nel 1911 e la madre incaricò Gustav Klimt di dipingere un ritratto di sua figlia sul letto di morte. I primi due tentativi dell’artista furono respinti dalla famiglia, e il suo terzo rimase incompiuto. Ma nell’incompiutezza, il dipinto ci offre uno sguardo sui metodi di lavoro di Klimt. Il ritratto mostrava Ria in piedi di lato e si voltava verso lo spettatore con un sorriso. Il viso e i dettagli circostanti sono finiti, ma l'abito e il pavimento sono tracciati a carboncino e non rifiniti. Secondo i critici, ciò ci svela che Klimt era spontaneo e impulsivo e disegnava direttamente sulla tela. Un capolavoro a tutti gli effetti. Non a caso è stato venduto nel 2010 per circa 27 milioni di dollari.

L’Ottava sinfonia di Schubert Ma l’incompiuta per eccellenza è l’ottava sinfonia di Franz Schubert (1797-1828), detta appunto l’incompiuta: consta di due soli movimenti completi e orchestrati dallo stesso Schubert (l’Allegro moderato e l’Andante con moto) e poi c’è un abbozzo del Terzo movimento (Scherzo) sotto forma di spartito per pianoforte. E la sua bellezza sarebbe proprio nell’incompiutezza: secondo alcuni musicologi, i due movimenti completi di questa sinfonia sono perfetti e da soli bastano ad esprimere quello che Schubert voleva trasmettere. Sono insomma già completi. Schubert la compose a soli 25 anni, poi la diede al suo amico Anselm Huttenbrenner, che non ne parlò con nessuno, perché sentiva che non era finita. E Schubert, che morì nel 1828 a 31 anni non riuscì a completarla.