L'algoritmo che giudica le opere d'arte

Dimenticatevi le lunghe dispute al museo: ora a valutare l'intensità di un dipinto ci pensa il computer. Un codice analizza diversi parametri dei dipinti e genera una classifica della creatività.

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View of Delft, di Jan Vermeer.

Può un computer capire e apprezzare la bellezza di un'opera d'arte? Due ricercatori del dipartimento di Computer Science della Rutgers University (New Jersey), fiduciosi in una risposta affermativa, hanno elaborato un algoritmo in grado di esprimere giudizi "critici" sulla pittura, come spiegano in uno studio pubblicato su Arxiv.

 

Lo stesso insieme di istruzioni è anche servito per stilare una classifica di quelle che - per i parametri dell'algoritmo - sono le opere più creative di tutti i tempi (le potete ammirare nella gallery qui sotto).

 

che cosa giudica? L'algoritmo sviluppato da Ahmed Elgammal e Babak Saleh, è in grado di interpretare le immagini artistiche, una competenza da sempre considerata appannaggio dell'uomo. Più che giudicarne la "bellezza" in senso proprio (ammesso che esista una formula per imbrigliare un concetto tanto complesso), il codice quantifica la creativitàdefinita dagli autori dello studio come «l'originalità del prodotto e la sua capacità di influenzare altri artisti».

Gli scienziati della Rutgers hanno compilato il codice in modo che analizzi una serie di parametri misurabili dei dipinti, come la naturalezza delle forme, la verosimiglianza delle scene, la vividezza di colori e la complessità della trama, oltre che la loro rilevanza nel contesto storico in cui sono stati prodotti.

 

I risultati. I criteri interpretativi della macchina si basano quindi su migliaia di informazioni collegate a questi dettagli tecnici, che sono stati valutati in 62 mila opere d'arte (la maggior parte attinte dal sito Wikiart), confrontate l'una con l'altra nell'arco dei secoli. Questa mole di dati permette all'algoritmo di tracciare connessioni fra i dipinti, elaborando una creativity implication network, una rete della creatività, basata sulle caratteristiche artistiche intrinseche dei capolavori e su confronti in scala temporale.   

Ne risulta una scala alla base della quale si trovano i dipinti meno creativi, a salire fino a quelli più creativi. Fra i più rilevanti evidenziati nel paper della Rutgers troviamo alcuni quadri considerati capolavori indiscussi, come L'urlo di Edvard Munch, Bananas and Grapefruit no. 1 di Roy Lichtenstein, San Giovanni Battista disteso di Caravaggio.

Ce n'era bisogno? Inutile dire che si tratta di una ricerca dalla natura controversa. Lo ammettono gli autori stessi, che se da un lato esaltano il loro lavoro che, dicono, potrà essere utilizzato anche in altri campi (musica, letteratura), dall'altro sottolineano che il suo limite è l'impossibilità di confermare o confutare i risultati: sono solo dati generati da una macchina.

 

In ogni caso, oltre al pubblico e ai critici di professione, ora a valutare un'opera d'arte ci si metteranno anche i computer.

 

 

15 Giugno 2015 | Filippo Ferrari