La street art ironica e intelligente di Biancoshock

Prendete un tombino, un cassonetto, un cartello stradale e aggiungete - o togliete - un dettaglio inaspettato, che ne cambi totalmente l'aspetto e il messaggio. Biancoshock, stimato street artist milanese, lo fa spesso. Le sue opere, giocose e colorate, raccontano molto della città e dei suoi abitanti.
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Piccoli, astuti interventi che modificano la chiave di lettura dei più comuni arredi urbani: è una delle possibili sintesi dell'arte di Biancoshock, street artist milanese che ha fatto della città una "tela", dove esprimersi con originalità e sottile ironia.

Uno degli ultimi progetti che lo vede coinvolto si intitola Borderlife ed è distribuito in alcune aree dismesse tra Lodi e Milano. Sul suo sito, l'artista racconta che l'intervento vuole denunciare, con lo strumento dell'ironia, le condizioni drammatiche di chi ancora oggi è costretto a vivere in condizioni limite, o addirittura sotto terra. "Se alcune criticità non si possono evitare, tanto vale renderle confortevoli" scrive Biancoshock.

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Lo scopo può essere anche rendere meno banale un comune arredo urbano.

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Prima di allestire i tombini, l'artista ha preso tutte le misure di altezza, larghezza e profondità. La principale difficoltà è stata quella di avere pochissimo spazio disponibile per inserire gli oggetti che sarebbero poi stati protagonisti nelle foto. Gli allestimenti sono reali (anche se difficilmente raggiungibili), ma l'intento principale dell'artista era fotografare i "set".

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«Ho dovuto fare moltissime prove, scegliendo accuratamente i pochi oggetti e puntando molto sulle piastrelle. Parte del lavoro era stato precedentemente preparato in studio e poi è stato installato in loco: un'operazione non semplice per la difficoltà che lavorare in spazi angusti e molto sporchi comporta».

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Cartelli, bidoni e altri oggetti divenuti ormai presenze fisse nella città, ma normalmente ignorati dai passanti, vengono rivestiti di una nuova importanza e diventano oggetto inconsapevole di fruizione artistica (questo cartello, per la cronaca, si trova ad Ibiza...).

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Basta uno spunto, un motivo ornamentale, una geometria a cui l'occhio comune si è ormai abituato per stimolare la creatività dell'artista e regalare nuova vita a un rifiuto dimenticato...

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Da simili esigenze nasce Your second chance, un progetto realizzato in diverse città d'Europa dal 2010 ad oggi: svariati complementi di arredo urbano vengono decontestualizzati al fine di ottenere una seconda possibilità di vita.

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Anche se apparentemente brutti e ormai inutilizzabili, questi oggetti divengono occasioni di comunicazione con i cittadini, attraverso interventi tutto fuorché complicati.

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I temi ricorrenti nelle semplici, ma azzeccatissime, installazioni dell'artista sono la povertà diffusa nell'ambiente cittadino (e il nostro disinteresse verso di essa), il consumismo, la trascuratezza di certe aree metropolitane, lo stress e il rapporto con la natura.

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Cartelli come questi possono avere una vita breve nel tempo, ma non vengono dimenticati tanto facilmente da chi ha avuto modo di osservarli. E magari per un attimo, guidando sulla statale, ha sorriso della stressante routine della vita di città.

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Molte di queste opere offrono interessanti spunti di riflessione sullo stile di vita che caratterizza i contesti urbani, troppo spesso stressanti e frenetici, ma anche - ricorda l'artista - un luogo ideale di socialità che rappresenta la naturale evoluzione culturale delle persone che qui vivono.

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«Per me la città è il palcoscenico in cui esibirmi: non amo molto le classiche gallerie d’arte, ma riscontro nella strada un contesto ideale in cui potermi esprimere, proprio perché la strada è di tutti, tutti la percorrono e tutti possono osservare i miei piccoli interventi» racconta l'artista. Qui, uno di questi "piccoli interventi": basta poco per stravolgere il significato di un messaggio condiviso.

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Per definire la sua modalità espressiva, Biancoshock utilizza il termine Effimerismo, "un movimento che si prefigge lo scopo di produrre opere d'arte che esistano in maniera limitata nello spazio, ma che persistano in maniera infinita nel tempo".

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Ma il lavoro di Biancoshock si estende ben al di là dei tombini. L'artista, che preferisce restare nell'anonimato per lasciare in primo piano l'intento comunicativo delle proprie opere, parte dagli oggetti abbandonati nel contesto urbano, o dagli scenari metropolitani a cui ormai abbiamo fatto l'abitudine, per restituire ad essi una nuova, suggestiva interpretazione e stimolare una riflessione.

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Più che "opere" le sue «sono esperienze urbane che si manifestano in strada attraverso installazioni e interventi che hanno un messaggio rivolto alle persone comuni. Sono effimere perché solitamente durano poco nello spazio, ma possono divenire eterne attraverso la fotografia, i video, i media e la viralità».

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Qui una delle sue performance transitorie, che riproduce la cena di due senzatetto all'interno di un bidone per la raccolta differenziata.

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Dalla espressione street art l'artista vorrebbe mutuare solo il termine street, la strada dove vengono esposte le sue opere, che preferisce definire "esperienze non convenzionali" (qui, un maxi cerotto che va a coprire una crepa nel muro).

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Onore ai caduti. O forse sarebbe meglio dire, agli abbattuti. Se si celebrasse il ricordo di ogni albero sacrificato al "progresso" - sembra suggerire l'opera - la sensibilità comune per la natura urbana potrebbe acuirsi.

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Biancoshock ha realizzato più di 550 interventi e, come si legge sul suo sito, non ha nessuna intenzione di fermarsi.

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In polemica con il concetto attribuito dai media alla street art, "per il 90% fatta per moda", perché ha poco intento comunicativo, e parte da idee riciclate, Biancoshock non si considera un artista, né tantomeno uno street artist. Ma il suo modo di intervenire nel contesto urbano rivela la stoffa di chi conosce la città come le proprie tasche e la sa interpretare a un livello non superficiale.

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«Le mie fonti di ispirazioni sono le persone comuni, i loro problemi, i loro pensieri, gli aspetti della vita quotidiana. Mi affascina cercare di trasmettere e provocare sensazioni che tutti possiamo vivere: nessun elitarismo, nessun messaggio criptico, ma esperienze che tutti possono comprendere».

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"Nessie" sembra prendere vita da questi copertoni che emergono da una pozzanghera. Un modo divertente per affrontare i temi dell'inquinamento e del degrado di alcune aree della città.

Credi che le città stiano andando in una direzione più "verde"?
Abbiamo chiesto all'artista. «Purtroppo no, ma me lo auguro vivamente. Devo dire che comunque negli ultimi anni la questione dell'ecologia e della sostenibilità sono argomenti molto caldi, in cui ci si sta impegnando per trovare delle soluzioni che possano scongiurare problemi gravi al nostro ecosistema».

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Antistress per tutti alla fermata del tram: Antistress for free, uno dei progetti di Biancoshock, sintetizza perfettamente la profonda conoscenza del contesto urbano e l'approccio giocoso presente in tutte le opere dell'artista.

Il tuo tram arriverà presto? Puoi scatenarti su un piccolo quadrato di carta da imballo (chi non si è mai divertito a scoppiarne i pallini?). L'attesa si fa infinita? Prendi pure il formato extralarge.

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Basta giustapporre un elemento di contrasto al più squallido oggetto di arredo urbano per ottenere un messaggio ironico e dissacrante. «Credo che all’estero la street art sia più riconosciuta e vissuta come occasione per riqualificare aree, piazze, edifici, con costi molto più contenuti» commenta l'artista che finora ha realizzato più di 400 interventi per le strade di Italia, Spagna, Portogallo, Norvegia, Croazia, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca, Malesia e Singapore.

«In Italia siamo ancora un po' indietro da questo punto di vista e spero che la street art non si limiti a diventare una delle tante mode che hanno un boom e successivamente un repentino collasso. A livello artistico l'Italia vanta alcuni degli street artist migliori al mondo. Ma che, ahimè, operano spesso all'estero».

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Vista in questo contesto, l'iniziale di uno dei fast food più popolari del mondo fa un po' meno gola.

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Variazioni sul tema: "Happy (?) Meal".

Piccoli, astuti interventi che modificano la chiave di lettura dei più comuni arredi urbani: è una delle possibili sintesi dell'arte di Biancoshock, street artist milanese che ha fatto della città una "tela", dove esprimersi con originalità e sottile ironia.

Uno degli ultimi progetti che lo vede coinvolto si intitola Borderlife ed è distribuito in alcune aree dismesse tra Lodi e Milano. Sul suo sito, l'artista racconta che l'intervento vuole denunciare, con lo strumento dell'ironia, le condizioni drammatiche di chi ancora oggi è costretto a vivere in condizioni limite, o addirittura sotto terra. "Se alcune criticità non si possono evitare, tanto vale renderle confortevoli" scrive Biancoshock.