Arte

Che cos'è l'Art Brut di Jean Dubuffet?

L'Art Brut di Jean Dubuffet non è "arte brutta", ma spontanea, come quella dei disegni dei bambini. Non ricerca il bello, ma si concentra sulla natura e sulla vita quotidiana per contrapporsi agli orrori della guerra.

L'artista franceses Jean Dubuffet (1901-1985) fu per tutta la vita un ribelle e si oppose all'arte tradizionale per ricercare nuove forme espressive. Pittore e scultore, ma anche filosofo e teorico dell'arte, il suo interesse verteva sulle persone prive di formazione culturale, coloro che vivevano ai margini della società, estranei ai circuiti dell'arte tradizionale (in particolare bambini e malati psichiatrici), capaci di esprimere il proprio immaginario, rompendo i contatti con la realtà.

Nel 1945, dopo gli orrori della guerra, teorizzò il concetto di Art Brut, per indicare proprio quella produzione realizzata da coloro che erano privi di cultura artistica, come i bambini, gli autodidatti o coloro che soffrivano di disturbi mentali. Art Brut, quindi non significa "arte brutta" ma arte spontanea che va oltre i vincoli della cultura tradizionale.

Ai margini della società. I pazienti psichiatrici erano gli artisti che Dubuffet preferiva: amava scovare persone recluse che si sentivano comunque libere di creare. Visitò in lungo e in largo manicomi e case di persone con disturbi mentali, cercando, nelle cartelle cliniche e nei luoghi da loro abitati, la testimonianza del loro tratto caotico.

Un linguaggio composto da alfabeti misteriosi, da forme vorticose e ipnotiche. Colori violenti che rappresentavano fragili stati mentali e prospettive non conformi al mondo. Notevoli, forse proprio perché imbevuti dell'infelicità, del dolore e della miseria umana, espressione della loro condizione di reclusi e di persone inascoltate.

Quadro Grand Jazz Band -Jean Dubuffet
Il quadro Grand Jazz Band (New Orleans) fu dipinto da Jean Dubuffet nel dicembre del 1944. La tela si trova al MoMA di New York. © Gandalf's Gallery / Flickr

Art Brut. Da qui nacque il suo stile semplice e primitivo, con un tratto originale che lo ha reso famoso nel mondo. E nello scenario di un Dopoguerra dominato dal ricordo della violenza e delle bestialità compiute dall'uomo, Dubuffet puntò sull'autenticità della materia. La superficie delle sue tele è infatti spesso costituita da materiali come catrame, ghiaia, scorie, ceneri e sabbia, il tutto legato con vernice e colla.

A partire dal 1961, i suoi quadri cominciarono a riempirsi di personaggi. Non più singole persone, ma grandi quantità di esseri che popolano una realtà che è quella urbana di una grande metropoli come Parigi. La sua figura influenzò e precedette famosi graffitisti americani, come Keith Haring e Jean Michel Basquiat.

PER APPROFONDIRE:

Foster H., Krauss R., Bois Y., Arte dal 1900, 2016

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