Arte

I brutti, i buoni, i cattivissimi

In molti film di fantascienza appaiono mostri, buoni o cattivi, quasi sempre brutti in modo impressionante - a volte tanto brutti da essere persino adorabili. Pupazzi o attori? Effetti speciali o realtà? Ecco qual è la natura dei più famosi.

Nella pellicola di Steven Spielberg del 1982 compare l'extraterrestre ET che dà il titolo al film, forse il personaggio più conosciuto e iconico del cinema di fantascienza. La storia narra di un alieno che per una sua distrazione viene abbandonato dalla sua astronave sulla Terra, dove incontra un bambino di 8 anni e instaura con lui un rapporto d'amicizia. È una vera e propria fiaba, dove i sentimenti sono alla base della narrazione. Per il regista l'aspetto predominante era l'umanizzazione del personaggio, e per questo motivo ne ricercò ostinatamente la forza espressiva.

Di che cosa era fatto ET? Il modello a grandezza naturale fatto di creta fu realizzato da Carlo Rambaldi, grande artista italiano, curatore di effetti speciali a livello cinematografico. Lo realizzò alto un metro e con il "collo telescopico", su richiesta di Spielberg. Gli occhi di ET erano la parte fondamentale, e sarebbe stato infatti lo sguardo a renderlo così... umano, quello sguardo che tutti coloro che hanno visto il film non dimenticheranno mai. Assunse quindi degli esperti del Jules Stein Eye Institute di Westwood (Los Angeles) per realizzare i grandi ed espressivi occhi di vetro.

Il modello meccanico definitivo, pronto nel 1981, si muoveva per mano di ben 12 persone grazie a servocomandi, soprattutto per le espressioni facciali. Solo per i movimenti della bocca furono utilizzati sei servocomandi indipendenti. I vari modelli meccanici realizzati per il film avevano più di 80 punti di movimento. Per la gestualità e i movimenti delle mani fu chiesto l'aiuto di un mimo professionista, e in seguito fu realizzata anche una tuta a grandezza naturale nella quale potevano entrare attori nani.

Kong, in un fotogramma dell'omonimo film del 1933.
Kong, in un fotogramma dell'omonimo film del 1933.

Kong. Il gorilla più famoso del grande schermo, protagonista di numerose pellicole, esordì nel film originale nel 1933. Si narra che Kong, gigantesco primate con tratti antropomorfi, provenisse dall'isola fantastica del Teschio e che per la sua imponenza fosse definito King. Questo straordinario personaggio è stato emulato in tutto il mondo e ha dato vita a tantissimi racconti e imitazioni, con svariati remake realizzati tra il 1976 e il 2005.

Fu ideato da Merian C. Cooper: regista e sceneggiatore americano, cineoperatore durante la Prima guerra mondiale, conversando con un esploratore scientifico di un museo di storia naturale ebbe la prima idea della storia di King Kong.

Il "gigantesco" gorilla, realizzato dall'artista messicano Marcel Delgado, era in realtà fatto da 4 pupazzi articolati alti 45 cm, caratterizzati da uno scheletro di acciaio coperto di gommapiuma e peli di coniglio.

La tecnica di ripresa utilizzata per le sequenze del film era quella dell'animazione a passo uno, la stessa utilizzata per i cartoni animati, che riprende i fotogrammi uno alla volta. I pupazzi avevano tutti delle piccole differenze, per esempio i lineamenti, il tipo di pelliccia, la lunghezza degli arti. Furono impiegati tutti in momenti diversi: quando Kong si muoveva nella giungla, a New York tra i grattacieli e le persone e nell'indimenticabile scena della caduta da quello che all'epoca era il grattacielo più alto di New York (e del mondo), l'Empire State Building.

I modelli venivano fotografati scatto per scatto in posizioni diverse dentro a diorami che riproducevano la giungla o la città. Per rendere più efficaci alcune scene dove Kong doveva apparire ancora più inquietante e mostruoso, furono utilizzati vari accessori a grandezza naturale, come il busto in legno del gorilla, ricoperto di pelliccia, con all'interno vari ingranaggi metallici, leve e un compressore ad aria che, azionato da tre uomini, permetteva di controllare espressioni e movimenti della bocca.

Le zanne erano imponenti: lunghe 25 cm; gli occhi di 30 cm di diametro. Accurato lo studio della mano fatta di acciaio e gommapiuma, ricoperta da pelo di orso. In una prima fase non era articolata ma montata su una gru, successivamente invece fu automatizzata. Nelle scene dove si vede il gorilla che calpesta la gente venne utilizzata una zampa non articolata, sempre la stessa.

Praga, Museo dei Film Leggendari: la testa del T-Rex di Jurassic Park.
Praga, Museo dei Film Leggendari: la testa del T-Rex di Jurassic Park. © Black Jarab / Shutterstock

Jurassic Park. Nel film del 1993 Steven Spielberg porta in scena un Tyrannosaurus rex in tutta la sua imponenza, un dinosauro super-predatore di 65 milioni di anni fa rappresentato con maniacale precisione. Com'è stato possibile ricostruire con tanta precisione, cura, e in modo così realistico il T-Rex e gli altri dinosauri del film? Grazie a Stan Winston, esperto di animatronica, una tecnica che per dare movimento a un soggetto (a quel punto chiamato animatrone) utilizza componenti elettronici e robotici. Fu questo che permise a Spielberg di realizzare un altro capolavoro. Utilizzata sempre di più in ambito cinematografico, l'animatronica ha raggiunto livelli molto avanzati e, unita alla computer-grafica 3D, fa sì che gli animatroni di oggi si muovano totalmente in autonomia e in tempo reale.

Gollum, uno sgradevole personaggio chiave della saga del Signore degli anelli.
Gollum, uno sgradevole personaggio chiave della saga del Signore degli anelli. © AM-STUDiO / Shutterstock

Il Signore degli anelli. Nella trilogia portata sugli schermi dal regista neozelandese Peter Jackson (2001, 2002 e 2003) il personaggio di Gollum è disegnato (e interpretato) in modo magistrale. Gollum (e il suo alter ego Smeagol,) era già stato realizzato in modo ineccepibile fin dalle scene del primo episodio (La compagnia dell'Anello, 2001) dalla Weta Digital, specializzata in effetti speciali e grafica digitalizzata, ma passando alle scene previste per Il ritorno del Re (2003) - terzo episodio della trilogia, ma i tre film sono stati girati simultaneamente - Andy Serkis, l'attore "interprete virtuale" di Gollum grazie alla tecnologia del motion capture, utilizzò espressioni, movimenti e vocalizi talmente calzanti col personaggio che buona parte delle sue performance furono poi incorporate nella programmazione del personaggio digitale.

Il modello 3D di Gollum era costituito da uno scheletro e da un complesso sistema che permetteva di emulare 300 muscoli diversi, ma era il volto a connotarlo in modo così peculiare, con ben 250 espressioni facciali inserite nella programmazione. Tutto ciò è stato possibile anche grazie al fatto che Serkis, in diverse scene, recitava dal vivo indossando una tuta verde, chiamata la calzamaglia di Gollum: con tecniche di painting e di motion capture gli esperti sono riusciti a eliminare la fisicità dell'attore per trasferire espressioni e movimenti sul modello animato.

Riproduzione in cera di Yoda al museo Madame Tussauds di Berlino.
Riproduzione in cera di Yoda al museo Madame Tussauds di Berlino. © Yuri Turkov / Shutterstock

Guerre Stellari. Nella saga di fantascienza di George Lucas, iniziata sul grande schermo nel 1977, appare un personaggio misterioso e dalle forme bizzarre, Yoda, uno Jedi: erano, questi, un ordine monastico-militare con il potere di essere sensibili e di poter padroneggiare una forma di energia cosmica chiamata Forza. Yoda è un saggio, un Gran Maestro, e guida il giovane Luke Skywalker - l'eroe - nella guerra contro il male, ossia il lato oscuro della Forza.

Nella realtà, Yoda è un pupazzo simile ad un Muppet, e infatti il movimento e la voce gli vengono dati dal caratterista e burattinaio Frank Oz, che aveva già lavorato con Jim Henson, ideatore dei Muppet. La fisionomia di Yoda si ispira a Einstein, e per i movimenti sono stati utilizzati due attori nani.

Nei vari episodi fu poi realizzato anche per Yoda un modello 3D con la tecnica della computer-generated imagery, rivoluzionaria negli anni '80 perché permetteva di sostituire la pellicola con immagini digitali gestite al computer.

Riproduzione in scala della testa di Alien, da Neca Toys.
Riproduzione in scala della testa di Alien, da Neca Toys. © samzsolti / Shutterstock

Alien. Nel film del 1979, considerato uno dei capolavori di Ridley Scott, fa la sua apparizione lo Xenomorfo, esemplare di una specie aliena che Scott chiama semplicemente Alien, un mostro guerriero la cui prole completa lo sviluppo solamente nel corpo di un malcapitato essere vivente. Alien prende corpo, letteralmente, dalle fantasie dell'artista svizzero H.R. Giger e, in particolare, dalla sua litografia Necronom IV, del 1976. Per il cinema Giger concepì la sua creatura con fattezze antropomorfe, priva di occhi per incutere ancora più terrore e due mascelle che fuoriuscivano dalla bocca come armi letali.

Nella sceneggiatura, l'obiettivo era di fondere elementi umani con elementi meccanici, non tutti strettamente razionali - almeno dal punto di vista umano, e perciò vennero aggiunti vari elementi anche sulla schiena di Alien, come pezzi di costole e vertebre di serpente, che avevano anche lo scopo di camuffare meglio il corpo dell'uomo che lo interpretava indossando il costume, l'artista nigeriano Bolaji Badejo. Alla testa provvide ancora Carlo Rambaldi, con l'animatronica: per il film del 1979 Rambaldi e Giger vinsero l'Oscar per i migliori effetti speciali.

24 settembre 2021 Mariangela Corrias
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