Graffiti che danno voce agli animali: l'arte di ROA

Le opere monumentali e struggenti di ROA, uno street artist belga che rappresenta la sofferenza della fauna causata dall'uomo. Graffiti spettacolari che fanno riflettere.
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Ci sono graffiti ironici, colorati e decorativi che ogni città vorrebbe esporre sui propri muri. E poi ci sono le opere, tanto suggestive quanto spietatamente realistiche di ROA, un artista belga noto per i murales ispirati al tema della sofferenza animale.

Gli edifici decadenti e abbandonati di tutto il mondo si trasformano in gabbie di cemento su cui ROA disegna narvali, giraffe, orsi, uccelli, tassi, lumache, leoni marini, in una situazione di disagio: semplicemente privati della libertà ma spesso anche impigliati nelle reti, in posizioni innaturali, affamati o morti.

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Gli animali di ROA non sono padroni dell'ambiente metropolitano (come certi ratti dipinti da Banksy) ma si trovano costretti, umiliati da esso e dall'intervento umano. La caccia e l'inquinamento sono i fattori che l'artista belga chiama più spesso in causa, come minaccia per la fauna che circonda.

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Talvolta i disegni trasmettono un semplice, a tratti poetico, desiderio di fuga...

Animali intraprendenti che fuggono dagli zoo

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Più spesso sono veri e propri pugni nello stomaco che denunciano le condizioni di vita - e di morte - che imponiamo agli altri viventi.

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ROA, originario di Ghent, in Belgio, è un artista cosmopolita che ha lavorato in Austria, Canada, Gran Bretagna, Norvegia, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Cambogia, Africa.

Muri che raccontano: le foto della community
E le foto degli edifici che fanno le boccacce

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Per ogni paese in cui lavora sceglie, come soggetti, animali tipici della fauna locale.

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La tela è sempre costituita, comunque, da edifici abbandonati (qui siamo in Cambogia).

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I disegni sono quasi sempre in bianco e nero, realizzati ispirandosi a foto viste sul web, senza un bozzetto preparatorio.

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La precisione nella resa del dettaglio anatomico è quasi un'ossessione per ROA, che in alcuni casi indugia sulla resa dei muscoli e dello scheletro dei suoi soggetti (in questo caso, ha meticolosamente realizzato le ali di un gufo).

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Qui siamo a Panama. Non sempre i graffiti animali di ROA hanno la denuncia come scopo primario. Talvolta le sue opere vogliono abbellire e nobilitare aree urbane considerate pericolose e poco raccomandabili.

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Nel panorama culturale di riferimento di ROA troviamo musicisti come Led Zeppelin e Jimi Hendrix, i film di David Lynch e Fellini ma anche The Shining, e - forse un riferimento più visibile nei suoi lavori - la versione illustrata di Sulle Origini delle Specie di Darwin.

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«Questi luoghi hanno un carattere unico» ha detto ROA riferendosi agli edifici su cui preferibilmente disegna «le fabbriche in disuso, un tempo luoghi caotici e trafficati, divengono terre di nessuno dove la natura ritorna, roditori e uccelli sono gli unici sopravvissuti e si riappropriano di questi posti come gli esseri umani hanno fatto prima di loro».

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Un'altra ragione per preferire i luoghi poco frequentati o abbandonati è la possibilità - spiega l'artista - di lavorare senza essere disturbati, e senza dare nell'occhio.

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Non sui rami di un albero, ma su un filo spinato: la triste condizione degli animali che popolano le nostre città, spesso costretti a vivere in una dimensione innaturale, creata dall'uomo ma al contempo disumana.

Ci sono graffiti ironici, colorati e decorativi che ogni città vorrebbe esporre sui propri muri. E poi ci sono le opere, tanto suggestive quanto spietatamente realistiche di ROA, un artista belga noto per i murales ispirati al tema della sofferenza animale.

Gli edifici decadenti e abbandonati di tutto il mondo si trasformano in gabbie di cemento su cui ROA disegna narvali, giraffe, orsi, uccelli, tassi, lumache, leoni marini, in una situazione di disagio: semplicemente privati della libertà ma spesso anche impigliati nelle reti, in posizioni innaturali, affamati o morti.

Abbiamo ancora bisogno degli zoo?