Arte

Le fotografie di Richard Mosse

Viaggio nelle zone di guerra quando la guerra vi è appena passata, oppure incombe senza essere evidente: le foto di Mosse le documentano con inaspettata forza.

È aperta fino al 19 settembre al MAST di Bologna Displaced, mostra antologica del fotografo documentarista Richard Mosse, che propone uno sguardo originale e di grande impatto su alcuni temi critici: Migrazione, Conflitto e Cambiamento climatico. Originale sia per la tecnica e le tecnologie usate, sia perché il suo sguardo è puntato non sul conflitto, ma su ciò che segue. Quanto all'impatto emotivo, colpisce il commento di Florence, capitana di quindici anni della squadra di calcio femminile delle orfane di Goma (Repubblica Democratica del Congo), alle domande che Christian Viveros-Fauné (University of South Florida Contemporary Art Museum) poneva ai visitatori della videoinstallazione di Mosse, The Enclave (2013), che a Goma ha messo in scena il contrasto tra la bellezza della natura e la violenza dei soldati e dei ribelli: «Da quando è tornata un po' di pace avete potuto avvicinarvi a noi come a dei fratelli che hanno sofferto e vedere come stiamo. Questo film è stato un modo per noi di capire i vostri pensieri».
 
Al MAST sono esposte 77 fotografie in grande formato, due video-installazioni immersive, un "video wall" e altro ancora. In questa pagina vi mostriamo una piccola selezione delle fotografie di Mosse, sette immagini tratte da quattro delle sue serie.
 
L'immagine grande che apre la pagina è Platon, della serie fotografica Infra. Sono fotografie realizzate utilizzando la pellicola Kodak Aerochrome, sensibile agli infrarossi, prodotta da Kodak per applicazioni scientifiche (era usata per esempio in cartografia e astronomia infrarossa) e militari, in un formato adatto esclusivamente ad apparecchiature speciali e per la fotografia aerea. In produzione fino al 2009, è ormai una rarità e per usarla va prima adattata a un formato compatibile con le normali apparecchiature. Ma è capace di "rendere visibile l'invisibile", con il risultato che nelle foto di Mosse la lussureggiante foresta pluviale congolese viene trasfigurata in paesaggi surreali nei toni del rosa e del rosso.
 
Tra il 2010 e il 2015 Richard Mosse è nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Nord Kivu, dove viene estratto il coltan, un minerale altamente tossico da cui si ricava il tantalio, materiale che trova largo impiego nell'industria elettronica e che è presente in tutti gli smartphone. Il Paese, sebbene ricco di risorse, è segnato da guerre e disastri umanitari senza fine: dopo il genocidio in Ruanda del 1994 le milizie ribelli che si sono stabilite nella regione non hanno mai smesso di alimentare nuove ondate di violenza per il controllo del territorio e delle risorse.
 
In Platon Mosse è vicino a Bihambwe, territorio di Masisi, Kivu Nord. I grandi pascoli sono al centro di un conflitto territoriale: già appartenenti a tribù congolesi che vivono di agricoltura e caccia, queste terre sono state espropriate da milizie costituite da esponenti di tribù pastorizie come i tutsi, esuli dal vicino Ruanda, che hanno abbattuto le foreste primordiali per ricavare pascoli per le loro greggi. Le popolazioni locali sono state private delle loro proprietà con l'intimidazione e la violenza. La valle è ancora teatro di scontri, saccheggi ed estorsioni che coinvolgono gruppi armati quali M23, Nyatura, APCLS, Raiya Mutomboki e l'esercito nazionale congolese (FARDC).

Come Out (1966) V, regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, 2011, serie Infra: ciò che resta di un edificio delle Nazioni Unite.
Come Out (1966) V, regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, 2011, serie Infra: ciò che resta di un edificio delle Nazioni Unite. © Richard Mosse / Courtesy of the artist and Private collection SVPL
Of Lilies and Remains, regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, 2012, serie Infra.
Of Lilies and Remains, regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, 2012, serie Infra. Teschio di una vittima del massacro perpetrato dalle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) a Busurungi nel 2009. Il teschio è stato portato in segreto a Chambucha su richiesta dei parenti superstiti, così che l'eccidio potesse essere documentato senza che le FDLR mettessero in atto rappresaglie contro gli abitanti di Busurungi. © Richard Mosse / Courtesy of the artist and DZ Bank Art Collection
Lost Fun Zone, regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, 2012, serie Infra.
Lost Fun Zone, regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, 2012, serie Infra. Il campo profughi di Kanyaruchinya, nel Kivu Nord, ha ospitato almeno 60.000 persone migrate verso sud dal territorio di Rutshuru per sfuggire ai ribelli dell'M23. Questa fotografia è stata scattata alla fine di ottobre 2012. Solo poche settimane dopo, la popolazione di Kanyaruchinya sarebbe stata costretta a fuggire di nuovo, abbandonando il campo in fretta e furia. © Richard Mosse / Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid

Con la serie fotografica Heat Maps, realizzata tra il 2014 e il 2018, Mosse si è concentrato sulle migrazioni e sulle tensioni causate dalle dicotomie tra apertura e chiusura dei confini, tra compassione e rifiuto, cultura dell'accoglienza e rimpatrio: immagini dei campi profughi di Skaramagas in Grecia, Tel Sarhoun e Arsal in Libano, Nizip in Turchia, Tempelhof a Berlino e molti altri. Per Heat Maps Mosse impiega una termocamera in grado di registrare le differenze di calore nell'intervallo degli infrarossi: è una tecnica militare che consente di "vedere" le figure umane fino a una distanza di trenta chilometri, di giorno come di notte. Le immagini sono apparentemente nitide, precise e ricche di contrasto, ma a un esame più attento non si distinguono i dettagli, solo astrazioni: persone e oggetti sono riconoscibili solo come tipologie, nei loro movimenti o nei contorni, ma non nella loro individualità e unicità.

Souda Camp, isola di Chios, Grecia, 2017, serie Heat Maps.
Souda Camp, isola di Chios, Grecia, 2017, serie Heat Maps. © Richard Mosse / Courtesy of the artist and MOCAK Collection, Krakow.

Situato ai piedi dei bastioni di una fortezza medievale, Souda ospita 950 persone, secondo le stime ufficiali, cifra che corrisponde al doppio della capienza, con i nuovi arrivati costretti ad accamparsi nelle tende sulla spiaggia adiacente. I residenti lamentano infestazioni di ratti, epidemie di scabbia, scarsità di alloggi e intossicazioni alimentari. Il 30% dei richiedenti asilo di Souda ha trascorso nel campo più di sei mesi. Gli abitanti dell'isola di Chios, furiosi per il fatto che la loro terra e la sua florida industria turistica siano in prima linea nella crisi europea dei migranti, organizzano frequenti proteste. Il partito neofascista Alba Dorata raccoglie nell'isola numerosi consensi e i suoi membri hanno attaccato il campo in varie occasioni, lanciando dalle mura del castello massi e bombe molotov sui migranti, che sono spesso aggrediti e incarcerati illegalmente da poliziotti che simpatizzano con Alba Dorata. Sono stati riportati casi di violenza sessuale ai danni di giovani donne ad opera di cittadini di Chios, documentati da video girati con il cellulare e diffusi a scopo di intimidazione. Human Rights Watch ha denunciato che i casi di attacchi d'ansia, autolesionismo e suicidio tra i profughi di Chios sono numerosi.

Pool at Uday’s Palace, provincia di Salah-a-Din, Iraq, 2009, serie Breach.
Pool at Uday’s Palace, provincia di Salah-a-Din, Iraq, 2009, serie Breach. Truppe della Compagnia Alfa, Secondo Battaglione, 27° Fanteria "Wolfhounds" a riposo attorno alla piscina del palazzo di Uday Hussein, sulle montagne Jabal Makhoul, nella provincia di Salah-a-Din, Iraq centrale. Questa residenza estiva affacciata sulla valle del fiume Tigri è stata distrutta da bombe anti bunker JDAM americane all'inizio dell'invasione alleata dell'Iraq nel 2003, poiché si pensava che Saddam e il figlio potessero nascondersi in questa località remota. Noto per la sua crudeltà, Uday Hussein era il primogenito di Saddam. © Richard Mosse / Courtesy of the artist and Jack Shainman Gallery, New York

Nelle immagini che compongono la serie Breach (2009), incentrata sull'occupazione dei palazzi di Saddam Hussein in Iraq da parte dell'esercito americano, sono presenti personaggi in azione. Queste foto documentano le zone di guerra dopo gli eventi, non mostrano il conflitto, la battaglia, l'attraversamento del confine, ma il mondo che segue la catastrofe. Immagini emblematiche di distruzione, sconfitta e collasso dei sistemi: l'aftermath photography, la fotografia dell'indomani.

Sawmill, Jaci Paraná, Stato di Rondônia, Brasile, 2020, serie Tristes Tropiques.
Sawmill, Jaci Paraná, Stato di Rondônia, Brasile, 2020, serie Tristes Tropiques. Anche queste strade e questo deposito di legname accatastato era foresta, una volta. © Richard Mosse / Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid

Tristes Tropiques è la serie più recente di Mosse: documenta con la precisione tipica della tecnologia satellitare per la cartografia la distruzione dell'ecosistema ad opera dell'uomo. Con la fotografia multispettrale (a diverse lunghezze d'onda) Mosse ha catturato immagini di denuncia lungo "l'arco del fuoco", nel Pantanal, il fronte di deforestazione di massa nell'Amazzonia brasiliana. Ogni mappa mostra i delitti ambientali perpetrati su vasta scala, diventando per Richard Mosse l'archivio che li documenta.

26 giugno 2021 Raymond Zreick
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