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Come faceva Caravaggio a dipingere la luce?

Nei capolavori del Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi, il contrasto fra luce e ombra è unico, cinematografico. Perché la sua tecnica era particolare.

Il drammatico contrasto tra luce e ombra ha segnato molti capolavori del Caravaggio, al secolo Michelangelo Merisi (1571 -1610). Nella gran parte dei dipinti del pittore lombardo, vediamo infatti un fascio di luce che investe i protagonisti e ne definisce le forme, creando un forte contrasto con il fondo scuro da cui questi sembrano uscire, come a teatro.

Contrasti geniali. Per ottenere dal vero questo effetto, il Merisi usava fonti di luce esterna, che arrivavano attraverso piccole finestre posizionate in alto, oppure da torce o lumi che pendevano dal soffitto. Così, nel buio totale del suo studio, i fasci di luce dall'esterno sembravano fari puntati sui soggetti dei suoi oli.

In pratica, Caravaggio dipinge la luce in modo realistico ma la dirige dove vuole, anche su particolari o dettagli che nel suo tempo facevano scandalo per la crudezza: i piedi sporchi dei pellegrini nella Madonna di Loreto (1604) sono solo uno dei tanti esempi. 

Specchi e lenti. Secondo alcuni studiosi (tra cui il pittore inglese David Hockney), sembra poi che usasse anche una camera ottica, simile a quella dei vedutisti, dotata di specchi e lenti. E che utilizzasse anche specchi convessi, che si vedono in alcune delle sue tele, come in Marta e Maria Maddalena (o Conversione della Maddalena, 1598), in cui è dipinto quello dell'artista.

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28 marzo 2021 Irene Merli
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