Addio a P183, il Banksy russo

Lutto nel mondo della street art: è scomparso a soli 29 anni l'anonimo artista moscovita da molti paragonato al re dei graffiti britannico: una carrellata delle sue opere a cielo aperto, dai forti contenuti di denuncia politico-sociale.

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Le cause sono ancora tutte da chiarire. Ma quel che è certo è che P138, l'anonimo artista russo specializzato in graffiti dal significato politico, con uno stile che ricordava quello di Banksy, è morto il 3 aprile a soli 29 anni.
Da molti paragonato allo street artist di Bristol P138, che di nome faceva Pavel (ma il cognome non è noto) era passato alla ribalta nel 2012, quando le foto delle sue opere avevano cominciato a circolare in Rete.

Chi è Banksy? Leggi qui

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L'intento di Pavel era, come egli stesso aveva dichiarato un anno fa in un'intervista radiofonica, costruire una "patria forte, istruita e colta": obiettivo che cercava di perseguire tappezzando i muri delle periferie di Mosca di graffiti dal contenuto politico e sociale, che venivano puntualmente cancellati con una mano di grigio dalle autorità sovietiche.
Questo murales, per esempio, era stato completato poco prima delle elezioni in Russia del marzo 2012 e si trovava nel centro della capitale. Le parole sulla destra significano "rifugio anti-bomba" mentre quelle sull'aereo, "elezioni".

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Anche se spesso veniva paragonato al re dei graffiti britannico, P183 rifiutava il paragone con Banksy, sostenendo di non essersi mai ispirato alle sue opere, ma piuttosto alle canzoni di musicisti politicamente impegnati come il russo Yegor Letov.

Ma il confronto viene abbastanza spontaneo: anche Pavel come l'artista del Regno Unito popola gli scenari metropolitani di figure che li animano, smitizzano le icone più popolari e provocano un effetto di spaesamento e sorpresa.

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Una delle opere più famose di P183: un paio di enormi occhiali disegnati nella neve. La stanghetta? È il palo della luce.

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La sagoma spettrale di una bambina intenta a decorare con le palle di Natale una barriera di filo spinato: sfarzi e lustrini che coprono l'assenza di libertà.

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P183 non ha mai voluto svelare la propria identità, presentandosi, nelle rare foto che lo ritraevano, sempre incappucciato e con il volto coperto da una bandana. Di lui sappiamo solo che aveva alle spalle studi di design e comunicazione. Quello che vedete potrebbe essere considerato una sorta di "autoritratto".

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Specializzato nelle forme di guerrilla art, P183 ha lavorato sulla compenetrazione di diversi linguaggi: in Instigators of Bridges - nella foto - si vede un dimostrante che appicca il fuoco alla sommità di un ponte: di giorno la fiamma è solo disegnata, di notte, come vediamo qui, si accende davvero.

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In questi graffiti che invadono lo spazio della strada uscendo dai recinti che sembrerebbero destinati loro si nota tutta la somiglianza con le opere di Banksy (il confronto con un'opera dell'artista di Bristol).

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Alcuni agenti di polizia in tenuta antisommossa dipinti sulle porte della metropolitana di Mosca.

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Il tema della libertà è ricorrente nelle installazioni e nei graffiti dell'artista russo: aguzzate la vista e nelle mani di questo bambino noterete la tenaglia usata per rompere la rete.

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La street art non teme di mescolarsi al reale: e proprio sulle periferie più desolate ricadeva la scelta di P138 quando si trattava di stabilire uno sfondo per i suoi lavori.

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Una citazione di Pulp Fiction che coinvolge direttamente lo spettatore, preso di mira da queste fionde.

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Il bambino, il tempo e la telecamera. I più piccoli sono spesso al centro delle opere di Pavel.

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Ali per volare lontano da tutto: anche una fermata del tram può trasformarsi in un'installazione artistica.

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Una delle più celebri forme di guerrilla art di P183: una gigantesca forchetta su... un piatto di spaghetti.

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Di nuovo Banksy.  Questa volta a essere impresso su di un muro di Londra dal writer più tragressivo di tutti i tempi è un bambino che cuce bandierine del Regno Unito. In perfetto stile Banksy, tutto resta rigorosamente avvolto nel mistero (leggi la notizia).
Fuor di dubbio sono però l'attualità e la drammaticità del soggetto rappresentato. Sono ancora tanti i bambini che nel mondo sono costretti a lavorare, spesso svolgendo attività pesanti e nocive, vittime dello sfruttamento sessuale o trasformati in baby soldati.
Secondo l'ultimo rapporto ILO 2010, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro che ogni 4 anni tira le somme del fenomeno, in tutto il mondo sono circa 306 milioni i minori definiti “economicamente attivi”, di cui 115 milioni coinvolti in lavori pericolosi, ossia attività che, per loro natura o per le circostanze in cui vengono svolte, sono in grado di pregiudicare la loro salute, la loro sicurezza e il loro morale.
Contro il lavoro pericoloso, una delle peggiori forme di lavoro minorile, si è schierata la comunità internazionale, imponendosi l’obiettivo di eliminarlo entro il 2016. E al lavoro pericoloso è dedicata anche la Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del Lavoro minorile di quest'anno, celebrata oggi in tutto il mondo per rilanciare azioni e impegno a favore dei diritti dei minori troppo spesso calpestati non solo all'estero, ma anche in Europa e in Italia. Il fenomeno infatti è globale e se i bambini lavoratori sono concentrati principalmente nei paesi in via di sviluppo, non mancano anche nei paesi industrializzati dell'Occidente.
Nemmeno l'Italia è esente da questa drammatica piaga, con un esercito silenzioso di circa 500.000 baby lavoratori che hanno meno di 15 anni e che appartengono alle fasce più deboli, come i minori stranieri, come denunciato da Save The Children.

Una gallery dedicata al Re dei Graffiti
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Cartoline dalle “Terre sporche”: immagini dai luoghi di lavoro più inquinati del mondo.

Le cause sono ancora tutte da chiarire. Ma quel che è certo è che P138, l'anonimo artista russo specializzato in graffiti dal significato politico, con uno stile che ricordava quello di Banksy, è morto il 3 aprile a soli 29 anni.
Da molti paragonato allo street artist di Bristol P138, che di nome faceva Pavel (ma il cognome non è noto) era passato alla ribalta nel 2012, quando le foto delle sue opere avevano cominciato a circolare in Rete.

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