A passo di danza

Nelle civiltà più antiche la danza ha insegnato a collaborare nel lavoro e nella caccia, a comunicare sentimenti ed emozioni. Segna i grandi riti di passaggio, celebra gli eventi più importanti o semplicemente fa battere all'unisono due cuori.

Apotropaica contro i malefici, terapeutica contro i malanni del corpo, iniziatica, erotica, nuziale, funebre, propiziatoria, espiatoria, guerresca. La danza ha assunto nei secoli e nelle civiltà i significati più diversi. Un'attività per niente frivola, dunque, e antichissima come testimoniano pitture preistoriche di oltre 20.000 anni fa che rappresentano figure mascherate da animali che sembrano danzare riti propiziatori della fertilità o della caccia. In molte società africane permangono danze che scandiscono i grandi accadimenti nella vita dell'individuo e della società. Qui donne Himba che vivono nella Namibia nordoccidentale (Africa) iniziano la loro danza di corteggiamento.

Ripercorrere la storia della danza significa spesso andare indietro nel tempo e nella storia dell'uomo. Molti balli però si sono persi nei tempi poiché, diversamente da altre opere d'arte, essi esistono solo nel momento in cui vengono eseguiti. In alcuni casi invece la tradizione è così forte da traghettarli nel presente. Si pensi alla Danza dei leoni che in Cina ha una storia lunga centinaia di anni. Inizialmente era riservata all'intrattenimento dei nobili, gli unici a poter dire di aver visto dal vivo un leone durante gli avventurosi viaggi che li portavano fuori dalla Cina, dove il grande felino non è mai vissuto. Oggi questa danza è considerata addirittura un'attività sportiva.

Tanto più una danza è spettacolare, quanto più finisce per sfociare in rappresentazione teatrale. L'origine del kabuki, genere teatrale giapponese, è proprio da ricercarsi nei volteggi della danza sarugaka, antico spettacolo di danze, mimi e giochi di equilibrismo. Inizialmente fu interpretato solo da donne, ma ad un certo punto, per evitare qualsiasi risvolto erotico, anche le parti femminili furono affidate agli uomini, i cosiddetti onnagata (nella foto). I ruoli nella storia della danza si sono scambiati anche al contrario: in Francia, alla fine del XIX secolo, il balletto classico era prerogativa esclusiva delle donne che danzavano anche in parti maschili.

Il kathakali è una tipo di dramma danzato e cantato, tipico del Kerala (India meridionale). I danzatori, esclusivamente uomini, interpretano queste opere con una pantomima stilizzata accompagnando la recita con una forte percussione ritmica dei piedi, esibendosi esclusivamente di notte e all'aperto. Gli interpreti del kathakali sviluppano un controllo eccezionale dei muscoli facciali, dagli occhi alle palpebre: proprio grazie a questa mimica trasmettono un'ampia gamma di emozioni. A Bali, invece, i ballerini imparano fin da piccoli ad atteggiare il volto in una maschera di impassibile serenità.

La danzaterapia è ormai riconosciuta in campo medico per la riabilitazione e il recupero di funzionalità psichiche o motorie. È nata attorno al 1940 negli Stati Uniti come tentativo di comunicare con gli psicotici attraverso il movimento. Ballare può rappresentare infatti un modo alternativo di esprimersi e può aiutare persone che hanno subito un trauma o che hanno un handicap grave a trovare uno sbocco di comunicazione alternativo. Si può ballare alla "fiaba danzata", in cui ognuno sceglie il ruolo da assumere, oppure alla "tribù", dove due squadre si fronteggiano al ritmo di musiche polinesiane. Lo scopo è quello di accompagnare il paziente alla scoperta di paure e angosce.

La sala da ballo è un'invenzione piuttosto recente. Fu infatti alla fine del XVIII secolo che la gente comune sentì l'esigenza di trovare luoghi dove scatenarsi delle danze, visto che per loro i grandi ricevimenti degli aristocratici erano off-limits. Dal 1890 le sale da ballo divennero luogo di aggregazione abituale per chi aveva voglia di "fare quattro salti".
Oggi il testimone è passato a balere e discoteche, lanciate dal mito de "La febbre del sabato sera", film culto del 1977 sul popolo della notte con la passione del ballo. Un settore, quello delle discoteche, particolarmente proficuo con 300 mila imprese, un milione di lavoratori diretti, 45 miliardi di euro di fatturato, secondo i dati del Centro Studi Fipe-Confcommercio.

Recentemente in India il tribunale ha vietato agli adepti di un culto indù (Anand Marg) di eseguire in pubblico le loro danze rituali che prevedono l'uso di serpenti, coltelli e ossa umane. La motivazione addotta è stata che il rito poteva infastidire e spaventare gli spettatori.
In passato spesso la legge ha vietato balli considerati lesivi della moralità e del buon gusto. Anche il tango fu messo al bando e nel 1913 i soldati e i marinai tedeschi colti in "flagranza di casqué" venivano addirittura congedati. Nel 1956, la censura si abbatté sui balli scatenati di Elvis Presley: nelle sue prime apparizioni televisive le riprese non si spingevano mai sotto la cintola perché il movimento sfrenato del suo bacino era giudicato troppo scandaloso.

L'addestramento militare in molte civiltà antiche non era affidato a un guerriero esperto, ma a un coreografo. La danza infatti è stata vista per secoli come il modo migliore per rafforzare la muscolatura, aumentare agilità e riflessi, coordinare i movimenti del corpo; doti, queste, fondamentali per un bravo ballerino, ma anche per un buon lottatore. I Maori della Nuova Zelanda, per esempio, ballano con grida e movenze minacciose una danza chiamata haka, eseguita prima della battaglia o dopo, se vittoriosa. Alla versione moderna di questo ballo si può assistere in occasione delle partite internazionali di rugby, quando i giocatori neozelandesi danzano l'haka per promettere dura battaglia agli avversari.

L'intreccio tra danza e politica è testimoniato dall'origine di alcuni termini: si pensi che consul che indica la collegialità della suprema magistratura della repubblica romana significa letteralmente "compagno di danza", mentre il termine exsul, per indicare l'esiliato dallo stato, rievoca l'"estromesso dalle danze".
I Nuba, abitanti delle montagne del Sudan (Africa), organizzano annualmente una festa di pacificazione per cessare ogni ostilità. Con la faccia decorata di fango, centinaia di persone di opposte tribù ballano, bevono birra e seppelliscono simbolicamente l'ascia di guerra per qualsiasi screzio avvenuto nell'anno precedente.

La danza propiziatoria per eccellenza è probabilmente quella della pioggia degli indiani d'America (nella foto). Nella loro cultura largo spazio è dato all'espressione artistica attraverso il corpo. Tra gli altri rituali, c'erano la Danza degli Spiriti e la Danza del Sole. La prima aveva lo scopo di raggiungere uno stato di trance mistica: una sorta di dura prova fisica che consisteva nel ballare per ore a digiuno, fino a cadere a terra esausti e felici, con la sensazione di essersi liberati del corpo. La Danza del Sole era poi uno dei riti tribali più sentiti: anche qui i danzatori si sottoponevano a digiuno e auto-flagellazione del corpo, provocandosi un dolore sopportabile solo cadendo in uno stato di trance.

I salti degli Highlands, ballerini scozzesi, sembrano sfidare la forza di gravità: in questa danza tradizionale viene messa in risalto la grande elevazione e i rapidi movimenti di piedi, in contrasto con la rigidità del busto. In molte società il salto nella danza è un modo per ostentare agilità, prestanza fisica e abilità tecnica, come nel caso dei salti dei cosacchi, che rivaleggiano tra di loro esibendosi in prodezze acrobatiche. Ballare può essere paragonato a un'attività sportiva: si calcola che un'ora sulla pista da ballo permetta di consumare 250-260 chilocalorie, e fino a 450 se ci si scatena in un rock acrobatico.

I ballerini di danza classica sono sottoposti a un rigidissimo regime fisico e alimentare per mantenere il corpo allenato e pronto per le evoluzioni più complicate. I lottatori di sumo, nonostante la stazza, mostrano leggiadria e agilità nelle danze che aprono i combattimenti. Prima sollevano una gamba piegata verso l'alto e la riportano a terra battendo il piede sul pavimento, in modo da scacciare simbolicamente il malvagio dal luogo del combattimento. A conclusione della giornata di combattimenti si esegue, invece, la Danza dell'arco: anticamente il vincitore del torneo riceveva in premio un arco ed esprimeva la sua gioia e la sua soddisfazione eseguendo con esso una serie di rotazioni.

Apotropaica contro i malefici, terapeutica contro i malanni del corpo, iniziatica, erotica, nuziale, funebre, propiziatoria, espiatoria, guerresca. La danza ha assunto nei secoli e nelle civiltà i significati più diversi. Un'attività per niente frivola, dunque, e antichissima come testimoniano pitture preistoriche di oltre 20.000 anni fa che rappresentano figure mascherate da animali che sembrano danzare riti propiziatori della fertilità o della caccia. In molte società africane permangono danze che scandiscono i grandi accadimenti nella vita dell'individuo e della società. Qui donne Himba che vivono nella Namibia nordoccidentale (Africa) iniziano la loro danza di corteggiamento.