9 cose che (forse) non sai sui Promessi Sposi

Perché il romanzo di Renzo e Lucia è un antesignano delle serie tv? Don Rodrigo è esistito davvero? Il Lazzaretto c'è ancora? E, soprattutto, come va a finire la storia? Curiosità poco scolastiche sul capolavoro manzoniano.

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I Promessi sposi a fumetti: ne esistono diverse versioni, compresa una molto famosa con... Paperino.

È il romanzo per eccellenza della letteratura italiana. Fonte inesauribile di ispirazione per il cinema, la tv, il teatro, i fumetti, ma anche di frustrazione per gli studenti delle superiori, che non sempre ne apprezzano la bellezza. I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni nella sua pienezza narrativa e per i suoi puntualissimi riferimenti storici sono anche una miniera di curiosità e piccoli segreti che ne fanno un libro sempre attuale. A cominciare da alcuni dei luoghi dove è stato ambientato…

 

È una faction. I Promessi Sposi è un romanzo storico: la vicenda è inventata, ma tra le pagine si possono cogliere fatti realmente accaduti (uno tra tutti: la peste del 1630). È insomma quello che in gergo viene definito faction, dal mix di “fact” e “fiction”.

 

Se Renzo e Lucia sono frutto della fantasia dell’autore, altri personaggi sono infatti realmente esistiti. Il Cardinale Borromeo è il più famoso. Ma non l’unico. Gertrude, la Monaca di Monza, per esempio è ricalcata su Marianna de Leyva (1575-1650), primogenita di una nobile famiglia spagnola, che la spinse a prendere i voti a 16 anni, e che in convento ebbe una tresca con Gian Paolo Osio, figlio di una ricca famiglia bergamasca da cui ebbe due figli. E poi c’è l’Innominato: gli storici ritengono che sia ispirato a Francesco Bernardino Vi­sconti (o a suo fratello Gian Galeazzo). Anche Don Rodrigo avrebbe il suo corrispettivo reale: il nobile veneto Paolo Orgiano, vissuto nel 600 e accusato di violenza su una giovane donna.


Il Lazzaretto oggi. Il luogo simbolo della Milano al tempo della peste “manzoniana” è il Lazzaretto, il ghetto-ospedale dove venivano reclusi e più o meno curati (o lasciati morire) i contagiati. Manzoni vi ambienta una delle scene clou del romanzo: Renzo, che vi si è addentrato, alla ricerca di Lucia, incontra Fra Cristoforo e poco dopo anche Don Rodrigo, morente. Il Lazzaretto, una fortificazione rettangolare di 378 metri per 370, circondata da un fossato pieno d’acqua, sorgeva dal 1509 in quella che oggi è conosciuta come la zona di Porta Venezia a Milano, tra corso Buenos Aires, via Vittorio Veneto e via San Gregorio, dove è ancora possibile vederne un piccolo tratto, perché il resto dell’edificio è stato demolito tra il 1882 e il 1890.

 

Passata l’emergenza peste, l’edificio fu usato per vari scopi militari e sanitari, fino a diventare anche una sorta di centro commerciale ante-litteram, verso il 1840, quando, coperto il fossato esterno, spuntarono alcune botteghe aperte sulla strada. Anche la chiesa ottogonale di San Carlo al Lazzareto, che si trovava al centro del Lazzaretto, è ancora esistente, e si può vedere a Largo Fra Paolo Bellintani a Milano.

Renzo cerca Lucia, anche lei appestata, nel Lazzaretto di Milano. Qui Fra Cristoforo scioglie il voto della donna (che guarisce). Tra le vittime della peste, Don Rodrigo.

Formidabili quegli anni. Ed è proprio la voglia di incrociare la Storia con la S maiuscola, che Manzoni scelse di ambientare l’avventura amorosa di Renzo e Lucia  “dal 1628 al 1631”. Come spiegherà lui stesso in una lettera al collaboratore Claude Fauriel, “le memorie che ci restano di quest’epoca presentano e fanno supporre una situazione della società quanto mai straordinaria: il governo più arbitrario combinato con l’anarchia feudale e l’anarchia popolare; una legislazione stupefacente per ciò che prescrive e per ciò che fa indovinare, o racconta; un’ignoranza profonda, feroce, e pretenziosa; delle classi con interessi e principi opposti”.

 

È un precursore delle serie tv. Manzoni, che per arrivare alla stesura definitiva dei Promessi Sposi ci aveva messo circa 21 anni, non pubblicò il suo Romanzo tutto in una volta. Ma l’edizione definitiva, la Quarantana, vide la luce in 108 “episodi” (dispense) settimanali, che tennero i lettori sulle spine per 2 anni, proprio come avviene oggi con le serie tv di successo. E anche il cast, gli intrecci narrativi e i colpi di scena ricordano molto quelli della moderna narrazione televisiva.

 

I promessi sposi in una copertina del 1930.

Disegni contro i pirati. Se oggi film, brani musicali e libri soffrono del problema delle copie pirata, ai tempi di Manzoni non è che andasse molto meglio: le dispense dei Promessi Sposi, molto richieste, venivano spesso contraffatte, così all’autore venne l’idea di inserire alcune illustrazioni tra le pagine e le commissionò a Francesco Gonin: in questo modo sarebbe stato più difficile contraffare le copie.

 

Come finisce il romanzo? A scuola, dove i Promessi Sposi si studiano nel triennio delle superiori, difficilmente si arriva alla fine del romanzo, che viene derubricato come opera a lieto fine, col matrimonio di Renzo e Lucia. E invece la storia continua: dopo il matrimonio, con tanto di banchetto nel castello che fu di Don Rodrigo, il marchese suo erede, per compensare Renzo e Lucia dei tormenti subiti, acquista le loro proprietà a un prezzo assai più alto del valore di mercato. Questo piccolo capitale permette a Renzo e famiglia di trasferirsi prima nel paese di Bartolo, che lasceranno presto per incompatibilità ambientale, e in seguito di acquistare un filatoio in un paesino del bergamasco, dove il successo dell’attività economica va a braccetto con le soddisfazioni familiari: Renzo e Lucia hanno una figlia, Maria, e altri ne verranno (educati dalla nonna Agnese).

 

I due promessi sposi, intanto, hanno anche il tempo di trarre una morale dalle loro vicissitudini: i guai capitano a chi si comporta in modo incauto, come è accaduto al baldanzoso Renzo, ma anche a chi non ne ha alcuna colpa, l’innocente Lucia. In ogni caso la fede (in Dio) aiuta a sopportarli e a farne lezione di vita. E le ultime righe se le prende Manzoni per congedarsi dai lettori: “Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”.

 

Curiosità culinarie. Dal cavolo al cappone, la tavola nei Promessi Sposi, è povera ma già anticipa alcune tradizioni della cucina lombarda (e italiana). Naturalmente non manca la polenta, che nei Promessi sposi è una “piccola polenta bigia” cioè grigiastra. La colpa? Non è certo dei coloranti, al tempo assenti: più semplicemente nel Nord Italia il mais, che rende gialla la polenta, e la sua coltivazione furono introdotte solo dopo la carestia del 1628: Manzoni era molto attento ai dettagli e non volle tradirsi. La polenta di cui si parla nei Promessi Sposi è invece a base di grano saraceno, uno pseudo-cereale povero, che da qualche anno è stato riscoperto per le sue proprietà nutrizionali.

 

A proposito della peste. La cosiddetta “peste manzoniana”, che tra il 1629 e il 1631 devastò il nord Italia fino al granducato di Toscana, colpendo con particolare violenza Milano, secondo alcuni resoconti storici fu portata da pulci dei ratti che entrarono a Milano con un soldato italiano, arruolato nell’esercito tedesco, che era andato a far visita ai parenti nel quartiere di Porta Venezia (allora: Porta Orientale).

 

I Promessi Paperi. Il romanzo di Renzo e Lucia ha avuto diversi adattamenti, comprese alcune versioni operistiche, 2 musical, 6 film, 3 versioni per la tv (1967, 1989, 2004), e moltissime parodie: dal Monaco di Monza con Totò a quella televisiva del Trio Solenghi-Marchesini-Lopez, fino al cult I Promessi Paperi, pubblicato nel 1976 su Topolino,  con Paperino e Paperina costretti a difendere il loro amore dal prepotente Don Paperigo. Naturalmente l'avranno vinta loro.

 

09 Ottobre 2017 | Eugenio Spagnuolo