15 cose che (forse) non sai sulla masturbazione

Per gli antichi era un’attività naturale. Finché nel 1700 un medico la condannò per business. Oggi è una provocazione artistica. E la scienza si è messa a studiarla. Decretando che fa anche bene (se non si esagera).

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Da dove arriva il nome. Cominciamo a farlo da piccoli, addirittura nell’utero. La psicanalisi l’ha definita una delle fasi naturali della vita sessuale. Persino la medicina ha assolto l’autoerotismo. Eppure l’argomento resta tabù: se ne parla poco, e sempre con imbarazzo. Lo stesso termine “masturbare” significa letteralmente “stuprare con la mano”: un’accezione negativa.
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C'era già tra i primitivi. Anche le donne primitive si dedicavano ai piaceri manuali: nel 2005, nella caverna di Hohle Fels (Germania) è stato trovato un fallo di pietra levigata di 28 mila anni fa (nella foto): il primo “dildo” (giocattolo sessuale a forma fallica) della storia. Al museo dell’antica cultura sessuale di Shanghai, è esposto un fallo verde di 4 mila anni fa: in Cina la masturbazione era considerata innocua per le donne ma pericolosa per gli uomini, perché sprecavano energia vitale. Il contrario di quanto avviene oggi: la masturbazione femminile è più tabù di quella maschile.

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Tabù per alcuni, naturale per altri. Per molte religioni antiche l’universo cominciò con un atto autoerotico: Atum, dio egizio della creazione, generò i primi esseri facendo fuoriuscire il proprio sperma. E questo è uno dei motivi per cui la masturbazione è tabù: l’autosufficienza sessuale è una prerogativa divina.
Nell’antichità classica la masturbazione era considerata una pratica naturale. Il filosofo Diogene il Cinico (IV secolo a. C.) si masturbava in pubblico: per lui era un bisogno corporale come un altro. Galeno di Pergamo, medico vissuto nel II secolo d. C., consigliava la masturbazione agli uomini per regolare la produzione dei liquidi corporei e alle donne per risolvere i disturbi nervosi. Gli Stoici esaltarono l’eros fai-da-te quale espressione di autosufficienza. Nell'immagine, un satiro alle prese con l'autoerotismo in un vaso del VI secolo a.C.

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La Bibbia e l'onanismo. La Bibbia, invece, non ne parla: l’onanismo (oggi sinonimo di masturbazione) deriva sì da Onan, personaggio della Genesi. Ma egli in realtà fu condannato da Dio non per autoerotismo, bensì per coitus interruptus: disperdeva il seme per non aver figli da Tamar, la vedova del fratello, che aveva sposato. Nella foto, Onan e Tamar in un dipinto del 1892 di Alexandre Cabanel.

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Peccato o rimedio contro la depressione? Il cristianesimo, inizialmente, ha ignorato la masturbazione, limitandosi a inquadrarla come “rammollimento” dell’animo. In seguito, è stata definita come un disordine morale. San Tommaso d’Aquino nel XIII secolo l’annoverò tra i peccati gravi contro natura (l'uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità). Ma l’ammonimento non fece breccia: nel 1621, il medico inglese Robert Burton nel suo trattato L'anatomia della malinconia (nella foto), la consigliava alle donne depresse.

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Nel '700 faceva "scientificamente" male. Nel 1760 uscì L’onanisme, del medico svizzero Samuel Tissot, il primo trattato “scientifico” in cui si elencavano i danni causati dalla masturbazione. Il piacere solitario causava la cecità perché con l’eiaculazione si perdeva zinco, oligoelemento che proteggeva l’occhio dalla luce.
L’autoerotismo rendeva deboli perché con il seme si disperdeva l’energia vitale. E dato che l’orgasmo era simile a una scarica epilettica, si credeva che la masturbazione causasse l’epilessia.

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Alla fine, fa diventare ricchi (gli altri). La prima, vera campagna contro la masturbazione iniziò in Inghilterra nel 1712 per ragioni di mercato. Un medico, forse John Marten (il libello uscì anonimo), pubblicò Onania, un trattato in cui esponeva i pericoli a cui si andava incontro se si peccava di mano. E offriva anche i rimedi: “tabacco aromatico da fiuto” come ricostituente, “polvere fortificante” a base di erbe per... rimettersi in sesto dopo una lunga orgia con se stessi. Insomma, lo spauracchio della masturbazione nacque per fare soldi grazie al moralismo. Il trattato ebbe grande successo e la campagna contro l’autoerotismo prese avvio. Del resto, nell’Illuminismo la pratica era condannata perché dava sfogo agli istinti a scapito della ragione e favoriva la solitudine alla sana vita sociale. E nuoceva all’economia: toccarsi era uno spreco di forze.
Nella foto, un congegno anti masturbazione di epoca vittoriana

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I Corn Flakes furono inventati per combatterla. Uno dei massimi oppositori della masturbazione fu l’americano John Harvey Kellogg, classe 1852, fratello del capostipite della dinastia dei cereali. Medico avventista, propugnò l’alimentazione a base di fibre proprio per combattere l’autoerotismo, “crimine abominevole”. Anche il contemporaneo Sylvester Graham, del Connecticut, inventore degli omonimi crackers zuccherati, studiò una dieta che calmasse i… bollenti spiriti.

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Animali fai da te. La masturbazione non è una prero- gativa soltanto umana. Anche gli animali lo fanno. Alcuni, addirittura, spesso e con regolarità.
● Le scimmie (nella foto un bonobo) si masturbano con le mani, i maschi soprattutto alla vista di femmine della propria specie oppure di umani che si accoppiano.
● I delfini strofinano il pene sul dorso delle testuggini o lo espongono alla pressione ritmica di un getto d’acqua (nelle piscine, per esempio, quello che fuoriesce dai bocchettoni laterali).
● Cani, cavalli e asini strofinano il pene contro il proprio ventre (i cervi contro gli alberi).
● Cagne, cavalle, gatte e mucche strofinano i genitali per terra, contro alberi o altri oggetti durante il periodo del “calore”.
● I galli, talvolta, mimano il coito con una gallina immaginaria arrivando all’eiaculazione

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Rivalutata dalla medicina. L'autoerotismo (termine coniato 1899 dal sessuologo inglese Havelock Ellis) è stato rivalutato dalla medicina: secondo il Cancer Council Victoria di Melbourne, “toccarsi” riduce del 65% il rischio di cancro alla prostata (limita il ristagno del seme). Nelle donne fa ottenere ecografie più nitide, favorendo l’afflusso di sangue alla vagina.
Tutte le statistiche di- cono che le donne scoprono l’autoerotismo più tardi rispetto agli uomini. Questo avviene perché i genitali femminili sono più difficili da “esplorare” di quelli maschili.
Nella foto, vibratore a manovella (Germania, 1910).

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Il piacere nell'arte. In diversi quadri del '700 l'allusione alla masturbazione era più o meno evidente. Ma è con il '900 che l'autoerotismo viene sdoganato dall'arte. Nel 1913 il pittore austriaco Gustav Klimt esaltò l’autosufficienza erotica delle donne in vari dipinti. Negli anni ’20, a Parigi, i surrealisti, come André Breton e Luis Buñuel, si riunivano nelle case per riti autoerotici collettivi, come atto di anticonformismo. E Salvador Dalí dedicò al piacere solitario una delle sue opere più note, Il grande masturbatore, nella foto.
Il “vizio segreto” è diventato anche performance: nel 1972, l’artista italo americano Vito Acconci, nascosto sotto il un sottoscala di una galleria d'arte di New York, si masturbava raccontando al pubblico, attraverso un altoparlante, le sue fantasie erotiche. L’opera (vivente) si intitolava Il semenzaio e nel 2005 è stata replicata da Marina Abramovic.

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La prima bambola gonfiabile la volle Hitler? Uno dei primi modelli di bambola gonfiabile della storia pare fosse voluto da Adolf Hitler: la ordinò al medico danese Olen Hannussen, per i soldati nazisti. Doveva essere ovviamente ariana: alta, bionda, occhi chiari e pelle bianca. Il Führer non fece in tempo a collaudarla. La storia, accolta da vari storici è però falsa. Le “bambole sessuali” erano in uso già in Europa dal XVII secolo. Nel ‘600 si diffusero le dames de voyage (“dame da viaggio”), bambole di pezza a grandezza naturale realizzate con materiali poveri, vestiti usati e tessuti di scarto. Le singolari accompagnatrici spopolavano tra i marinai (le donne non venivano imbarcate perché considerate portatrici di sventura).

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Che cosa dicono gli scienziati: il cervello. I ricercatori della Rutgers University di Newark (Usa), che hanno sottoposto a risonanza magnetica al cranio nove donne mentre si toccavano, scoprendo che nel percorso che porta all’orgasmo si “accendono” addirittura 30 aree del cervello, comprese quelle di tatto, memoria, ricompensa e persino dolore.

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Che cosa dicono gli scienziati: La salute. Chi si masturba (o fa sesso) si ammalerebbe di meno, 30% L’innalzamento della soglia del dolore in media durante la masturbazione secondo una ricerca. per l’attivazione del sistema immunitario e il conseguente aumento della produzione di globuli bianchi. E allungherebbe anche la propria vita: risulta che l’incidenza della morte nei successivi dieci anni è minore in chi ha più orgasmi rispetto a chi ne ha meno.

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Che cosa dicono gli scienziati: La neurobiologia. Gli scienziati dell’Università di Groningen, nel Nord dei Paesi Bassi, hanno ipotizzato che il rilascio di dopamina scatenato con la masturbazione possa aiutare a curare la sindrome delle gambe senza riposo. Mentre secondo i neurologi dell’Università di Munster aiuta a combattere l’emicrania e attenua i crampi mestruali.

Da dove arriva il nome. Cominciamo a farlo da piccoli, addirittura nell’utero. La psicanalisi l’ha definita una delle fasi naturali della vita sessuale. Persino la medicina ha assolto l’autoerotismo. Eppure l’argomento resta tabù: se ne parla poco, e sempre con imbarazzo. Lo stesso termine “masturbare” significa letteralmente “stuprare con la mano”: un’accezione negativa.
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