La storia dell'eros dalle sexy anfore a Kim Kardashian

L’eros è stato interpretato in modo diverso a seconda delle epoche e culture. Ecco qualche esempio di questa evoluzione

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Nell'antica Grecia senza pudore - C’è la donna che cavalca e quella che fa la “leonessa” (e in questa posizione si accoppia), ci sono il sesso orale in tutte le sue varianti, la classica posizione del missionario e gli incontri sessuali acrobatici: nell’antica Grecia l’erotismo non aveva limiti, se non quelli imposti dagli spazi su cui comparivano queste scene erotiche. I Greci (e poi i Romani) lo dipingevano senza problemi sulle pareti di casa, sugli specchi in bronzo, sulle lucerne in terracotta, ma soprattutto sulle stoviglie usate per infiammare i convitati durante i banchetti, occasioni di incontro dal non improbabile risvolto sessuale.
Molte immagini erotiche dell’antichità furono distrutte nel momento stesso del ritrovamento, proprio per il loro contenuto. Per gli antichi, però, non si trattava di pornografia: all’epoca il sesso era mostrato senza pudori, in modo molto disinvolto.

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Roma e il fallo dell'abbondanza - A Roma, come in Grecia, esistevano diverse divinità della fertilità, di solito contraddistinte da un evidente “equipaggiamento”, ostentato con orgoglio. Il latino Priapo con il suo fallo esageratamente grande simboleggiava ricchezza e abbondanza, forza generatrice incontrollata e incontrollabile. Una leggenda lo vuole nato da una scappatella di Zeus con Afrodite: il bimbo, maledetto dalla moglie tradita, era venuto al mondo con un’evidente deformità all’altezza dell’inguine. I Romani lo consideravano un portafortuna che proteggeva la fertilità della famiglia e la sua ricchezza: più figli, più lavoro, più soldi. Anche per questo i latini chiamavano il pene fascinus (da fas, favorevole) e lo piazzavano ovunque: sui gioielli, nei templi come ex voto, sui muri delle case e delle tabernae.
In questo affresco di Pompei Priapo si pesa il fallo: i Romani veneravano questo dio, portatore di abbondanza, fertilità e ricchezza.

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Tantrismo - La via all’estasi spirituale? Il coito. Secondo la dottrina detta Tantrismo, che si sviluppò intorno al I secolo d.C. nel Nord dell’India, l’unione sessuale era sacra e permetteva agli adepti di raggiungere la perfezione spirituale. Rispondendo alle prescrizioni dei Tantra, coppie abbinate a sorte si scambiavano effusioni di fronte al guru, in modo che lo sperma (simbolo della coscienza) incontrasse l’ovulo (la forza creativa) e la loro unione simulasse l’origine dell’universo. Si credeva che questi amplessi sacri, scolpiti sui templi, avessero molte funzioni e tra le altre quella di proteggere le costruzioni dai fulmini.

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Kama Sutra - Non si devono però confondere le performance tantriche con il Kama Sutra: in realtà le “Massime sull’amore”, riunite nel IV secolo da un certo Vatsyayana, sono più che altro un insieme di consigli per una felice vita di coppia. Solo una sezione è dedicata alla “pratica”: otto posizioni per ciascuno degli otto modi di fare l’amore, descrizioni esplicite tanto quanto le miniature di epoca musulmana con cui vengono spesso illustrate.

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Eros e medioevo - Medioevo casto, represso e senza eros. È uno dei più radicati tra i nostri luoghi comuni. Ma è falso, perché dall'amore cortese alla goliardia, l'età di mezzo è ricca di richiami erotici. Vero è che a questa nomea hanno contribuito storie come quella del succubo, un tipo particolare di diavolo, la cui visita era una "disgrazia".
Di notte, soprattutto ai monaci, poteva infatti succedere che un demone travestito da donna bellissima si infilasse nei letti maschili: a forza di strusciarsi e di esibirsi in tutto il repertorio dell’arte erotica, il succubo sfiancava gli uomini in un lungo amplesso. Una volta impadronitosi del loro sperma, se ne andava via soddisfatto, pronto a rifornire di materia prima i “colleghi” incubi, specializzati nelle visite notturne alle donne. Si trattava forse di una spiegazione ultraterrena per le eiaculazioni notturne.

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I primi libri erotici - L’espressione dell’erotismo rinascimentale è soprattutto nei dipinti erotici di Giulio Romano, riprodotti e pubblicati dall’incisore Marcantonio Raimondi nel 1524. I cosiddetti sedici Modi rappresentavano altrettante coppie di amanti piegati, sdraiati e arrotolati tra loro in posizioni esplicite. Papa Clemente VII le fece bruciare. Incurante dell’ira papale, tre anni dopo il poeta Pietro Aretino compose 16 sonetti erotici per accompagnare una nuova pubblicazione. Neppure questi “sonetti lussuriosi” sfuggirono al falò clericale. Così per la successiva ristampa, alle illustrazioni pensò il pittore Agostino Carracci che, più prudentemente, sostituì agli amanti terreni divinità pagane.

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Gli shunga giapponesi - Tutto ebbe inizio con gli emakimono, un genere di narrativa illustrata su rotolo, a volte a tema erotico, diffusa tra l’aristocrazia giapponese fin dall’XI secolo. Furono però le stampe erotiche cinesi della dinastia Ming a dare il “la” alla produzione in Giappone degli shunga, “le immagini della primavera” (intesa più che altro come primavera dei sensi), tra l’inizio del XVII e la seconda metà del XIX secolo. La maggior parte degli artisti di Ukiyo-e, una forma di stampa artistica su blocchi di legno, si riciclarono e si cimentarono su temi particolarmente hot, dipingendo l’intera gamma delle varianti del rapporto maschio-femmina, maschio-maschio, femmina-femmina. Ricchi, poveri, uomini e donne: con la loro spregiudicatezza gli shunga riuscivano a raggiungere tutti, nonostante la diffusione semi-clandestina e la disapprovazione dello Shogun. Nella foto, una delle opere più caste di Isoda Koryusai (1735-1790).

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Col Rococò le donne tornano sensuali - Quanto c’è di deplorevole in una donna sull’altalena, spinta per giunta dal proprio marito? Molto, se nascosto tra i cespugli, il suo amante ne approfitta per guardarle sotto la gonna. È con questo spirito che nel Settecento i pittori rococò ritrassero la sensualità femminile. Mentre nasceva la figura del libertino, l’uomo che, secondo il drammaturgo francese Joylot de Crébillon “cercando unicamente il piacere dei propri sensi... non concede nulla al sentimento nell’impresa della conquista amorosa”, i sogni proibiti maschili diventavano realtà tra le mani di artisti come Honoré Fragonard, con la sua Altalena (nella foto), o François Boucher. E le donne furono ritratte non più come dee, ma persone in carne e ossa colte anche nei momenti meno opportuni: per esempio sul bidet.

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L'arte porta lo scandalo nella società - Nell’ultimo scorcio del XIX secolo, imbarazzare e scandalizzare i borghesi fu lo scopo principale di molti artisti, impegnati in una rivolta estetica contro il finto perbenismo delle classi medie. Arma principale della rivolta fu senz’altro il realismo di numerosi artisti francesi. Come ci si poteva indignare di fronte a qualcosa ritratto nel suo aspetto reale? Il principio fu applicato anche al tema erotico.
L’esempio più noto è L’origine del mondo (il perché del titolo è abbastanza intuitivo) di Gustave Courbet, destinato alla personale galleria erotica di Khalil-Bey, diplomatico turco e ambasciatore dell’impero ottomano ad Atene.
Una provocazione messa in atto anche dall’austriaco Gustav Klimt, che scandalizzò la società viennese di inizio XX secolo con i suoi schizzi erotici e le sue donne estremamente e consapevolmente sensuali. Nella foto la sua Giuditta (1901): provocante e sensuale.

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Arriva la fotografia - Nella prima metà dell’Ottocento nacque la fotografia. E dopo pochi decenni anche la fotografia erotica. Donne più o meno discinte cominciarono a impressionare le pellicole. È del 1924 Le Violon d’Ingres di Man Ray (nella foto): il “passatempo preferito” del fotografo (attualmente al Getty Museum di Los Angeles) non lascia molto spazio all’immaginazione. La modella che fece scandalo nella sua rappresentazione del violoncello si chiamava Alice Prin, ma è meglio nota come Kiki. Fu l’amante del fotografo per sei anni, dal giorno in cui, nel 1921, lui la vide in un caffé. Kiki era seduta a un tavolino con un’amica: era senza cappello e il cameriere non la voleva servire. Stizzita esclamò: “Non ci vuole servire perché pensa che siamo due puttane?”. Poi si sfilò le scarpe e appoggiò un piede sul tavolo, l’altro su una sedia. In quell’istante Ray decise che sarebbe stata la sua musa.

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L’erotismo a fumetti -Quando si pensa all’erotismo a fumetti, la prima a venire in mente è forse Valentina, la fotografa dal caschetto bruno che Guido Crepax disegnò nel 1965 ispirandosi alla moglie Luisa, seguita probabilmente dalle ragazze provocanti di Milo Manara. Eppure non sono le uniche “bambolone” di carta nostrane: contro l’Italia perbenista del dopoguerra, sono comparse anche Pantera Bionda, eroina “scandalosa” che combatte i cattivi in mutandoni leopardati, stile Tarzan in gonnella. E diciotto anni dopo, nel 1966, Isabella, la Duchessa dei Diavoli, seicentesca spadaccina in guepiere, protagonista del primo tascabile erotico italiano a fumetti.

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Playboy e i giornali - Il suo fondatore, Hugh Hefner (nella foto), convinto com’era dell’insuccesso, non mise la data al numero 1: tanto il secondo Playboy non sarebbe certamente uscito. Era il 1953. E invece la rivista, resa celebre dal paginone centrale con la foto della playmate, l’«amichetta» del mese, ebbe un grandissimo successo e un ruolo importante nella cosiddetta “rivoluzione sessuale” degli anni Sessanta. Da qui ai celebri calendari Pirelli il passo fu breve: i dodici nudi artistici a tiratura limitata, regalati solo a un numero selezionato di clienti e vip, furono pubblicati infatti per la prima volta nel 1964, dalla filiale inglese della Pirelli. Un primo assaggio dei nudi che ormai ogni fine anno affollano le edicole.

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Eros digitale - L'era di Internet coincide con l'esplosione della pornografia. E questo può essere - per assurdo - la fine dell'erotismo. Se l’erotismo è l’arte di alludere e intrigare, allora il gioco sta proprio nella malizia di celare alcune parti anatomiche. O svelarle a poco a poco, come nello spogliarello. Piccole nudità possono avere carica ormonale elevatissima (e le donne in questo sono favorite). Kim Kardashan - nella foto - lo sa bene.

Nell'antica Grecia senza pudore - C’è la donna che cavalca e quella che fa la “leonessa” (e in questa posizione si accoppia), ci sono il sesso orale in tutte le sue varianti, la classica posizione del missionario e gli incontri sessuali acrobatici: nell’antica Grecia l’erotismo non aveva limiti, se non quelli imposti dagli spazi su cui comparivano queste scene erotiche. I Greci (e poi i Romani) lo dipingevano senza problemi sulle pareti di casa, sugli specchi in bronzo, sulle lucerne in terracotta, ma soprattutto sulle stoviglie usate per infiammare i convitati durante i banchetti, occasioni di incontro dal non improbabile risvolto sessuale.
Molte immagini erotiche dell’antichità furono distrutte nel momento stesso del ritrovamento, proprio per il loro contenuto. Per gli antichi, però, non si trattava di pornografia: all’epoca il sesso era mostrato senza pudori, in modo molto disinvolto.