È un gioco... da cuccioli

Anche gli animali giocano e lo fanno da piccoli, ma anche da grandi. A cosa serve il gioco? A crescere forti e sani, a scappare dai pericoli, a rinforzare i rapporti coi compagni di marachelle. Eppure per giocare bisogna essere molto intelligenti...

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Mangiare e dormire sono attività fondamentali per gli esseri viventi. Secondo gli scienziati però tra le attività necessarie allo sviluppo ci sarebbe anche il gioco.
"Un argomento che affascina gli etologi - ci racconta Pierattilio Accorsi, professore di Etologia presso l'Università di Bologna - ma del quale si sa poco e sul quale, finora, sono state fatte solo ipotesi. Quel che si può dire è che si tratta di un insieme di attività non finalizzate che rivestono un ruolo rilevante nello sviluppo comportamentale degli animali".
Per scoprire quale, vi invitiamo a indugiare con noi in questa spettacolare carrellata di immagini giocose. Come questa dove una coppia di macachi del Giappone (Macaca fuscata) si prepara a una battaglia di palle di neve...

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La comprensione del comportamento giocoso degli animali è complicata dal fatto che si tratta di un atteggiamento senza uno scopo preciso ma molto dispendioso, quindi si potrebbe dire poco "conveniente" dal punto di vista evolutivo. Si tratta di costi in energia fisica e tempo "perso" in amenità, che aumentano anche la vulnerabilità verso eventuali predatori e pericoli. Per esempio, l'85 per cento delle otarie sudamericane vengono uccise mentre giocano, anche se le attività ludiche rappresentano solo il 6 per cento della loro giornata.
Nella foto, è mamma volpe (Vulpes vulpes) a giocare al predatore col suo cucciolo: altre scene di vita famigliare nella fotogallery "Baby on board".

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Non tutti i giochi sono uguali. Si distinguono infatti vari tipi di passatempi: motorio, predatorio, con oggetti e sociale.
Il gioco motorio innanzitutto servirebbe a favorire lo sviluppo muscolare e i processi di maturazione del sistema nervoso.
I più avvezzi a questo tipo di gioco, che consiste nel rincorrersi, saltellare e volteggiare veloci, sono gli ungulati, gruppo di mammiferi erbivori che hanno zoccoli anziché unghie, come questi piccoli di pecora peninsulare delle Montagne Rocciose (Ovis canadiensis cremnobates), nativi del Nord America. D'altronde nel loro caso c'è da sviluppare velocità e agilità, che diventeranno armi potentissime contro la predazione.

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Chi non ha mai visto un gattino rotolarsi attorno a un filo di lana o rincorrere una pallina? Il vostro cucciolo si sta allenando a cacciare le sue prede (anche se forse non ne avrà mai bisogno, vista la ciotola di crocchette costantemente piena).
Il legame tra gioco e abilità predatoria non è però così ovvio. Paul Martin, dell'università di Cambridge, ha notato infatti che basta poco agli animali per diventare cacciatori infallibili, caratteristica quindi già innata che non necessita di alcun "training".
Questo divertimento poi non smette quando l'età avanza. Non è raro vedere infatti animali adulti giocare con una preda già morta o indugiare "cinicamente" con una in fin di vita, come questa lince rossa (Lynx rufus) scatenata con la sua preda ormai esanime.

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Gli uccelli cominciano ad avere a che fare coi rami fin da piccoli, in previsione della costruzione del nido. Ma anche la tigre siberiana (Pantera tigris altaica) non disdegna qualche rapida evoluzione con un bastone improvvisato. Quanto maggiore è la manualità, tanto aumentano gli svaghi che prevedono l'uso di oggetti.
Gli scimpanzé, per esempio, hanno sviluppato una tecnica di caccia alle termiti che consiste nel stanarle dai buchi con l'uso di legnetti: fin da piccoli iniziano ad allenarvisi, anche se la cattura è infruttuosa. Con il tempo e con la pratica però perfezionano la procedura alla perfezione.
"Il gioco con oggetti consente all'animale di interagire con l'ambiente facendo esperienze sia con oggetti che con esseri viventi", precisa l'etologo.

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Il solitario è soprattutto affare di adulti… umani. Nel mondo animale infatti la ricreazione si fa meglio in gruppo: il gioco serve a rafforzare i legami e a far capire che la cooperazione aiuta a sopravvivere. L'importante è parlare la stessa lingua e lanciare un segnale preciso di non belligeranza.
"Il gioco sociale favorisce lo sviluppo delle relazioni e della comunicazione e può avvenire tra animali della stessa specie, ma anche di specie diversa", precisa Accorsi.
E per vederlo basta seguire i capitomboli di questi due leoncini impegnati a giocare con un cagnolino, ospiti tutti insieme nella casa di una veterinaria ucraina, Tatyana Efremova.

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Secondo gli studi condotti dall'antropologa americana Phyllis Dolhinow, il gioco svolge nelle scimmie una funzione biologica vera e propria, visto anche il tempo che dedicano a questa attività. Oltre a esercitare una serie di abilità motorie, il gioco è uno dei fattori più importanti per stabilire relazioni sociali che dureranno tutta la vita.
Secondo la Dolhinow, le gerarchie di dominanza nascono nei primi periodi di vita e resistono per tutta la vita adulta. Giocando dunque si impara a conoscere chi comanda e comanderà in futuro.
A sette mesi di vita poi tutte le scimmie sembrano manifestare un certo comportamento aggressivo: proprio attraverso il gioco imparano a controllarsi e a dosare la loro aggressività.

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Studiare un'attività all'apparenza così frivola come il gioco permette in realtà di approfondire il senso di giustizia che vige nella società animale. Nessuno imbroglio è infatti concesso quando si gioca: un segnale preciso definisce quando si inizia a scherzare e si possono abbassare tranquillamente le difese. Banditi, dunque, i morsi dolorosi e le unghiate a tradimento.
Insomma ci si diverte senza pericolo che il compagno di giochi (o di "ballo", come questi due orsi polari) si trasformi all'improvviso nel nemico che colpisce a tradimento. Il più diffuso messaggio di gioco è una sorta di smorfia a bocca aperta, una sorta di ancestrale sorriso che annuncia: "da qui in poi stiamo giocando".

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Solo i mammiferi giocano? Andatelo a raccontare ai Kea (Nestor notabilis), grandi pappagalli della Nuova Zelanda, che sono veri e propri clown. Passano ore a far ruzzolare pietre in pozze d'acqua o a lanciarsele. Giocano al tiro alla fune con pezzi di liana, fanno a spintoni costringendo il compagno di giochi giù da un masso e si rotolano a terra spingendosi reciprocamente con le zampe.
L'evoluzione dei comportamenti giocosi corrisponde in qualche modo allo sviluppo intellettivo? Una risposta affermativa a questo quesito spiegherebbe perché le attività ludiche sono presenti negli animali più evoluti come uccelli e mammiferi e molto meno in pesci, rettili e anfibi.

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Delfini in cattività giocano con qualsiasi cosa si insegni loro. Lontre di fiume fanno alla lotta (per finta) tutto l'anno. I gorilla passano ore a trastullarsi coi più piccoli. Le madri di stambecco scalciano i piccoli più pigri per incoraggiarli.
Gli adulti giocano per intrattenere i piccoli, ma anche fra di loro, probabilmente per rinsaldare e coordinare i rapporti sociali.
Cosa significano per esempio i vorticosi tuffi in cui si esibiscono le megattere (Megaptera novaeangliae)? Una risposta definitiva non c'è, ma potrebbero far parte di un acrobatico gioco con cui questi cetacei (15 metri di lunghezza e 27 tonnellate di peso) si divertono o si corteggiano.
Per conoscere le raffinate tecniche seduttive degli animali cliccate qui.

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Maschi e femmine da bambini preferiscono giochi diversi, forse anche per pressioni culturali che li condizionano a divertirsi gli uni con i soldatini e le altre con le bambole, ma anche negli animali si possono scorgere differenze di genere.
I maschi preferiscono il gioco sociale, soprattutto se appartengono a una specie poligama, che richiederà da adulti le migliori doti per dominare altri maschi e accaparrarsi le femmine migliori.
I cuccioli di cervo mulo (Odocoileus hemionus) adorano i giochi motori, visto che tutti hanno bisogno di zampe veloci per la fuga, ma solo i maschi si dievrtono a cozzarsi contro con la testa, allenandosi alle future battaglie di corna. Nella foto, maschio e femmina si avvicinano e conoscono con il grooming...

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Un animale particolarmente giocherellone è il cavallo (Equus caballus): i puledri esagerano i movimenti correndo, saltando e alzando la groppa, ma non disdegnano neppure la manipolazione di oggetti, trattenuti e lanciati con la bocca. Il loro gioco sociale consiste nel grooming e in finti combattimenti.
Gli studiosi li considerano una specie particolarmente precoce visto che i puledri iniziano a trotterellare giocosi attorno alla madre dopo solo 2 ore di vita. Bastano poche settimane poi per preferire alla madre i coetanei come compagni di giochi. Dopo un mese, i maschi si dedicano alle prove di lotta, mentre le femmine preferiscono tranquille galoppate fianco a fianco. Da adulti, i cavalli abbandonano qualsiasi velleità ludica.

Mangiare e dormire sono attività fondamentali per gli esseri viventi. Secondo gli scienziati però tra le attività necessarie allo sviluppo ci sarebbe anche il gioco.
"Un argomento che affascina gli etologi - ci racconta Pierattilio Accorsi, professore di Etologia presso l'Università di Bologna - ma del quale si sa poco e sul quale, finora, sono state fatte solo ipotesi. Quel che si può dire è che si tratta di un insieme di attività non finalizzate che rivestono un ruolo rilevante nello sviluppo comportamentale degli animali".
Per scoprire quale, vi invitiamo a indugiare con noi in questa spettacolare carrellata di immagini giocose. Come questa dove una coppia di macachi del Giappone (Macaca fuscata) si prepara a una battaglia di palle di neve...