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Fatica da Zoom: ecco perché le videochiamate ci stressano

Manna e maledizione di questo periodo di lockdown, le videochiamate possono essere una modalità di interazione molto impegnativa. Ecco perché.

Videochiamate su Zoom
Riunioni di lavoro, scambi familiari, aperitivi con gli amici: in tempi di COVID-19, le videochiamate sono un tramite obbligato delle nostre interazioni sociali. | Shutterstock

Siano benedette le videochiamate, surrogato di interazione sociale ai tempi della COVID-19. Ma se alla terza riunione su Zoom (o WhatsApp, Skype, GoToMeeting...) della giornata vi sentite sopraffatti non temete, siete in ottima compagnia. L'affaticamento da videocall è talmente reale e diffuso che è stato coniato un termine per definirlo: Zoom fatigue. Vediamo da che cosa dipende.

 

Povertà di segnali non verbali. Nelle interazioni di persona facciamo affidamento non solo alle parole, ma anche a una serie di segnali non verbali (direzione dello sguardo, espressioni facciali, gesti delle mani) che completano il discorso parlato e forniscono un feedback su come la pensa l'interlocutore. Nelle videochiamate questo corollario è spesso assente o distorto, per il ritardo del segnale, la presenza di più partecipanti, l'illuminazione scadente, webcam a bassa risoluzione, la connessione lenta: tutto questo rende molto più difficile e stancante percepire e mandare il giusto messaggio.

Scelta obbligata. Come spiega un articolo su IFLScience, un ulteriore elemento di stress potrebbe derivare dalla dissonanza cognitiva, la tensione o sensazione di disagio che proviamo quando le nostre convinzioni sono in contrasto, stridono tra loro. In questo caso da un lato, sappiamo che le videochiamate sono un utile strumento per entrare in comunicazione con i colleghi, gli amici o i familiari. Dall'altro, al momento non abbiamo alternative e siamo spesso obbligati ad usarle anche quando ne faremmo a meno. Questo contrasto può generare stress e disaffezione verso il mezzo.

 

Sotto pressione. C'è infine il fattore "performance". Come ciascuno di noi ha avuto modo di constatare, le videochiamate ci raggiungono quando siamo spettinati, in pigiama, di cattivo umore, con la casa in disordine, o dopo 15 ore passate davanti a un device per il telelavoro e la didattica online. Il dover apparire presentabili in un periodo in cui ci sentiamo già sotto pressione, mentre lo schermo restituisce in modo impietoso anche la nostra immagine, ci mette a disagio, ci fa comportare in modo poco spontaneo e distrae dal senso profondo della conversazione. Torneremo a parlarci guardandoci in faccia. Nel frattempo, provate ad alternare alle videochiamate le telefonate tradizionali. E concedetevi qualche momento lontani da smartphone e pc.

 

3 maggio 2020 | Elisabetta Intini