"Uscire" dal proprio corpo è (forse) possibile. Ma è un inganno del cervello

Gli scienziati di un laboratorio svizzero sarebbero riusciti a indurre una "Out of Body Experience", la sensazione di sentirsi trasportare fuori dai propri confini fisici. Come? Sfruttando il battito cardiaco.

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Uscire dal proprio corpo e sentirsi fluttuare sopra di esso: è la sensazione che gli esperti chiamano "esperienza extracorporea". Photo credit: At Sealevel, Flickr |

Immaginate di avere davanti agli occhi, come nel migliore dei videogiochi, una proiezione virtuale del vostro corpo, che "pulsa" in sincronia con i battiti del vostro cuore. In un laboratorio svizzero sarebbe stata ricreata questa condizione, con effetti che difficilmente i soggetti scorderanno. I volontari sostengono infatti di aver vissuto qualcosa di molto vicino a quella che gli esperti chiamano "Out of Body Experience" (OBE), la percezione di uscire da sé e proiettare la propria coscienza al di fuori dei confini del proprio corpo.

Depersonalizzazione: come usciamo dal nostro corpo

 

«L'esperienza extracorporea è la "rottura" della coscienza di sé nello spazio» spiega Jane Aspell, che ha condotto l'esperimento insieme a Lukas Heydrich e Olaf Blanke presso il Politecnico Federale di Losanna «il soggetto è sveglio ma si sente come se stesse fluttuando sopra al proprio corpo. Queste esperienze, al di fuori del laboratorio, sono associate ad alcune condizioni mediche come epilessia, emicrania, danni cerebrali, ma possono avvenire anche in concomitanza a deprivazione sensoriale, traumi fisici, anestesia generale e abuso di droghe».

Fuori dal corpo. Ma nel cervello

I ricercatori hanno chiesto a 17 persone di stare in piedi indossando un visore che mostrava un video del loro corpo visto di spalle, proiettandolo a 2 metri di fronte a ciascuno. Intorno al corpo virtuale è stata generata una luce - una sorta di alone - che pulsava allo stesso ritmo del battito cardiaco di ogni soggetto. Questa situazione avrebbe, secondo gli esperti, l'effetto di proiettare un segnale interocettivo (quello del proprio battito) all'esterno dei corpi reali dei volontari.

Dopo 6 minuti i soggetti sono stati condotti indietro di un metro e mezzo, ad occhi chiusi. Quindi, a ognuno è stato chiesto di risistemarsi dov'era prima: la tendenza generale è stata quella di avvicinarsi di più all'avatar, segno che l'esperimento avrebbe effettivamente alterato la loro percezione di sé nello spazio.

Tutti i modi leciti per ingannare il cervello

 

L'esperimento mostra che i segnali interocettivi sono fondamentali per la corretta percezione del proprio corpo. «In futuro alcuni aspetti di questa illusione potrebbero essere utilizzati come punto di partenza nelle terapie con pazienti che accusano disordini nella percezione del sé e si sentono disconnessi dal fisico, come avviene in chi soffre di anoressia nervosa o depersonalizzazione» continua Aspell «ma occorreranno ulteriori ricerche per sviluppare simili strumenti».

 

4 luglio 2013 | Elisabetta Intini