Uomini e donne guardano davvero in modo diverso

Le differenze di genere riguardano anche il modo in cui osserviamo il mondo (e in particolare i volti): un esperimento di eye tracking conferma quanto già ipotizzato in passato.

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La differenza è (anche) una questione di sguardo.|REUTERS/Aly Song

Donne e uomini scandagliano i volti umani e acquisiscono informazioni visive in modo diverso: la conferma a quanto già ipotizzato in diversi studi arriva da un ampio esperimento sul modo di osservare le facce condotto su 500 persone, basato sulla misurazione delle fissazioni e del moto oculare (eye tracking).

Io e te (e lo schermo). Un gruppo di psicologi della Queen Mary University of London ha monitorato i volontari all'interno di un museo delle Scienze, per un periodo complessivo di cinque settimane. Ai soggetti, uomini e donne, è stato chiesto di osservare per 15 minuti un attore, durante un collegamento Skype, e riferire quanto si sentissero a proprio agio nello stabilire un contatto visivo con quella persona. Ogni partecipante ha visto di volta in volta lo stesso attore (in totale gli attori erano otto).

Diverse. Le donne esaminate si sono concentrate di preferenza sul lato sinistro della faccia, indugiando soprattutto sull'occhio sinistro, ma hanno in generale esplorato il volto dello/a sconosciuto/a più a lungo rispetto agli uomini. Fatto sorprendente, è stato possibile determinare se il volontario sotto esame fosse un uomo o una donna semplicemente esaminando il suo monitoraggio oculare, con un'accuratezza che ha sfiorato l'80%.

 

Significativo. Per i ricercatori, dato l'ampio numero di soggetti, non si tratta di casualità, e altri fattori, come l'attrattività del viso, l'affidabilità (percepita) del volto, la cultura d'origine dei partecipanti e il loro Paese di provenienza (60, in tutto) sono stati tenuti in considerazione per non falsare i risultati.

 

Nelle altre ricerche. «Spesso si sente dire che donne e uomini vedono le cose diversamente. Questa con l'eye tracking è la prima dimostrazione che supporta la teoria secondo la quale acquisiamo le informazioni visive in modi diversi», afferma Isabelle Mareschal, tra gli autori dello studio. Di questi risultati bisognerà tener conto negli studi scientifici basati sull'eye tracking, come per esempio quelli sull'autismo.

 

 

 

 

 

30 Novembre 2016 | Elisabetta Intini