Comportamento

Uno strano scherzo percettivo: udire la luce

La sinestesia è un fenomeno raro, ma alcune forme di contaminazione sensoriale, come quella che permette di "sentire" i flash luminosi, sarebbero più diffusi di quanto si pensi.

Solo una percentuale molto bassa di popolazione (dal 2 al 4%) può dirsi sinestetica, naturalmente capace, cioè, di fondere in un'unica sfera sensoriale le percezioni di sensi distinti.

Molti di più, invece, sarebbero soggetti a una particolare forma di contaminazione tra sensi, quella, cioè, che fa sì che i flash di luce o i movimenti mostrati in un video siano percepiti come accompagnati da un debole suono interiore, simile a una percussione o a un fruscìo.

Rumore nascosto. Poiché i movimenti sono spesso accompagnati da suoni nella vita di tutti i giorni, di norma questo "superpotere" passa inosservato. Eppure riguarderebbe una persona su 5, come afferma uno studio della City University di Londra.

Alla prova. In laboratorio, questa capacità è risultata utile nella comprensione del movimento visivo, ma anche disturbante quando i segnali visivi e audio non combaciavano. Il test è stato eseguito su 40 persone che hanno osservato diverse sequenze di "codici Morse", visivi o sonori, e hanno dovuto stabilire se le serie di stimoli fossero identiche o meno.

Nel video qui sotto, trovate una dimostrazione del test: quanto vi risulta facile capire se le sequenze di luci o suoni sono uguali?

Vantaggio. Ai partecipanti è stato poi chiesto se avessero avvertito internamente dei suoni in corrispondenza ai flash di luce. Il 22% di essi ha detto di averli sentiti (spontaneamente e senza alcuno sforzo): queste persone hanno anche ottenuto migliori risultati nel distinguere i codici uguali.

Cacofonia. In un secondo test, i volontari hanno dovuto discriminare tra alcuni suoni, presentati in modalità "Morse" come i precedenti, ma a volte con, a volte senza flash di luce non correlati al suono. Le persone capaci di udire i flash luminosi hanno trovato gli stimoli visivi non coincidenti molto più distraenti rispetto ai compagni.

Il fenomeno dipenderebbe dalla stretta, naturale connessione tra vista e udito, e sembrerebbe più spiccato tra i musicisti, non è chiaro se per l'allenamento o per una naturale predisposizione.

Se volete effettuare il test completo della ricerca, potete farlo a questo link.

18 gennaio 2017 Elisabetta Intini
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