Uno dei pochi svantaggi del bilinguismo

Una voce fuori dal coro nelle ricerche sugli indiscussi vantaggi cognitivi dell'avere più di una lingua madre: i bilingui sarebbero meno capaci di riflettere sulle proprie capacità.

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Non un buon motivo per non imparare le lingue, in ogni caso.|Bobby Hidy, Flickr

Più della metà della popolazione mondiale è bilingue, ed è decisamente una buona notizia: un intero filone di ricerche dimostra che i bilingui sanno pensare fuori dagli schemi e hanno un modo di ragionare più aperto, sono più protetti dalle demenze senili e sviluppano un cervello più adattivo sin dai primi mesi di vita.

 

difetto di autocritica. Questa particolare abilità linguistica allena a concentrare l'attenzione sulle questioni importanti e a ignorare gli stimoli irrilevanti, per non parlare dei vantaggi che un doppio codice comunicativo dà nel mondo del lavoro. Ora, una ricerca scientifica fa emergere uno dei (rari) svantaggi del bilinguismo: i bilingui sarebbero meno abili nel giudicare le proprie capacità rispetto ai monolingui. Avrebbero insomma minori doti di metacognizione (la capacità di riflettere sul proprio "mondo interno").

 

Quanti puntini? Un gruppo di psicologi della Anglia Ruskin University e dell'Università di Cambridge (Gran Bretagna) ha chiesto ad alcuni soggetti bilingui e monolingui di stimare il numero di puntini presenti in una serie di coppie di cerchi, e di valutare poi il risultato della propria performance. I volontari sono parsi tutti ugualmente bravi nel compito richiesto, ma i bilingui sono stati, a dispetto delle aspettative, meno efficienti nel giudicare le proprie abilità.

 

Domanda aperta. Quando si è trattato di concentrarsi sul risultato raggiunto, sono risultati meno precisi: e non è solo una questione di puntini. La metacognizione può rivelarsi una dote importante nelle situazioni in cui è necessario valutare il proprio operato, per prendere decisioni importanti. Quello che lo studio non sembra chiarire, e che richiederà ulteriori ricerche, è il motivo di questo svantaggio cognitivo.

 

 

28 Aprile 2016 | Elisabetta Intini