Psicologia

Un volto inclinato facilita le interazioni sociali

La diversa angolazione del capo fa sì che ci si concentri di più sugli occhi (in particolare quello più in alto) e rende più rassicurante il contatto visivo: uno studio che può migliorare le comunicazioni con chi è affetto da autismo.

L'essere umano è "progettato" per trarre dai volti importanti informazioni: età, genere, intenzioni, umore, direzione dello sguardo, sono tutti elementi che possiamo dedurre osservando una faccia.

Di questa nostra capacità (cruciale nell'evoluzione), compromessa in alcuni disturbi, come quelli dello spettro autistico, conosciamo almeno due punti deboli. Siamo più inclini a soffermarci sulla parte sinistra dei volti (perché della loro analisi è per lo più incaricato l'emisfero destro del cervello); e siamo totalmente incapaci di trarre informazioni utili da volti che vediamo capovolti.

Poco si sapeva, però, sulle "facce inclinate" che popolano le nostre quotidiane conversazioni. In base a uno studio dell'Università della California a Santa Cruz, pubblicato su Perception, angolazioni del capo diverse da quella perfettamente dritta e centrata potrebbero facilitare le interazioni sociali.

L'occhio preferito. Studiando il modo in cui analizziamo i volti inclinati con una tecnologia di eye-tracking, i ricercatori si sono accorti che è sufficiente una lieve inclinazione, anche di 11 gradi soltanto rispetto all'asse centrale, per eliminare la tendenza a concentrarci sul lato sinistro del viso e farne emergere un'altra: la preferenza per l'occhio che, a causa dell'inclinazione, si trova più in alto.

Quando la testa dell'interlocutore è piegata di lato, tendiamo a concentrarci di più sull'occhio superiore tra i due, e in generale ci focalizziamo di più sullo sguardo. Il contatto visivo che nelle normali situazioni è spesso percepito come intimorente diviene più facile, forse perché meno diretto. L'effetto è più marcato con i volti inclinati a 45 gradi, ma scompare con inclinazioni di 90 gradi: troppo inusuali per non apparire strane.

Nicolas Davidenko, primo autore dello studio, è interessato alle ripercussioni che la scoperta potrebbe avere in chi è affetto da autismo: i prossimi obiettivi saranno capire se queste persone trovino più confortante interagire con volti inclinati di lato, e se queste facce facilitino la comprensione dei messaggi sociali.

4 gennaio 2019 Elisabetta Intini
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