Un vaccino psicologico contro le fake news

Immunizzare l'opinione pubblica contro la diffusione di bufale si può: ricercatori statunitensi hanno sperimentato la tattica dei vaccini per combattere la disinformazione sul clima.

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Utenti grandi e vaccinati?|CAMERA PRESS/James Veysey/contrasto

Vaccinare significa esporre l'organismo a una versione indebolita di un patogeno, per sollecitare una risposta immunitaria: funziona in medicina, ma potrebbe risultare efficace contro la diffusione epidemica della disinformazione scientifica.

Un gruppo di psicologi sociali delle Università di Cambridge (Regno Unito), Yale e George Mason (USA) ha sfruttato questa tattica per contrastare le bufale prodotte dagli scettici del riscaldamento globale. I ricercatori hanno sottoposto a 2000 persone due affermazioni sul global warming, una veritiera e una del tutto falsa.

 

Colpo di spugna. Quando il fatto scientifico e la bufala sono state presentati di seguito, la seconda ha - purtroppo - completamente oscurato il primo. Quando invece i volontari sono stati "immunizzati", esposti cioè a piccoli frammenti di notizie dichiaratamente false, con la spiegazione su come erano nate - hanno dimostrato di essere meno "creduloni" davanti alle fake news.

Le due frasi. Come asserzione scientifica è stato scelto il fatto che il 97% dei ricercatori sia concorde nel sostenere che il riscaldamento globale abbia origini antropiche. La bufala scelta era invece la convinzione - apparentemente sostenuta da 31.000 "scienziati" americani - che non esistano prove scientifiche del fatto che le emissioni umane di CO2 causino il global warming.

 

Annullata. Le due frasi sono state presentate con varie modalità su un campione di 2.000 persone diverse per genere, età e convinzioni politiche sulla piattaforma online Amazon Mechanical Turk. Quando le asserzioni sono state presentate di fila, la bufala ha completamente annullato la percepita credibilità della frase vera, dimostrando la sua forza pervasiva.

In guardia! Nel frattempo, però, due gruppi di volontari sono stati "vaccinati" in due modi: alcuni sono stati avvisati del fatto che esistono gruppi politici interessati a far credere che non ci sia, tra gli scienziati, un consenso sui cambiamenti climatici; altri sono stati messi di fronte alla falsità della presunta dichiarazione di consenso dei negazionisti, dimostrando per esempio, che tra i firmatari figuravano personaggi già morti o fittizi, e che solo l'1% dei nomi aveva un effettivo background scientifico.

 

Funziona. In entrambi i casi la percezione riportata dai volontari "vaccinati" sul consenso scientifico intorno al global warming è risultata equivalente ai due terzi di quella percepita da chi aveva sentito soltanto l'asserzione vera, indipendentemente dall'affiliazione politica. In altre parole, il potere della bufala era stato almeno in parte svilito.

 

Arma a doppio taglio. Questa stessa strategia, dicono gli scienziati, è stata usata spesso in passato per suffragare false verità (per esempio dall'industria del tabacco o dalle compagnie di combustibili fossili). La buona notizia è che si può sfruttare in senso opposto, e in modo costruttivo.

 

23 Gennaio 2017 | Elisabetta Intini