Psicologia

Tutti i modi in cui il potere modifica il cervello

Più temerari, meno empatici, vaccinati contro lo stress: ricoprire posizioni di prestigio ha effetti invisibili eppure concreti sul comportamento umano.

Ogni volta che vediamo un politico o un'altra influente personalità abusare della posizione di potere in cui si trova, ci chiediamo se ricchezza e responsabilità non gli abbiano dato alla testa. Trovarsi al comando può influire sul modo di agire o sulla fisiologia del cervello? In che modo? Qui di seguito, alcune cose più o meno positive che possono accadere a chi esercita autorità.

NON RIESCONO A METTERSI Nei panni dell'altro. Secondo Dacher Keltner, Professore di Psicologia dell'Università della California a Berkeley che da tempo fa ricerca su questo tema, ricoprire una posizione di potere alla lunga affievolisce la capacità di empatizzare con gli altri o comprendere i loro sentimenti rispetto a una situazione: a ridursi è proprio l'attività della corteccia prefrontale, che rende possibile calarsi nei panni altrui.

Per le stesse ragioni, esercitare autorità comprometterebbe anche la capacità di esercitare il mirroring, un meccanismo chiave con il quale avvengono le nostre conversazioni: è il principio che ci fa ridere se l'interlocutore ride, o accigliarci se ci racconta una storia triste.

Uno studio del 2014 ha dimostrato che il cervello dei potenti si attiva di meno in risposta all'immagine di una persona che stringe una pallina: l'attivazione di aree che normalmente si "accendono" per il principio del mirroring è, in queste persone, minore.

Altri studi suggeriscono che i potenti non sono necessariamente meno generosi, ma che sono meno caritatevoli nei casi in cui la distribuzione delle ricchezze nel contesto in cui vivono sia iniqua.

sONO Sopra le righe. Trovarsi in una posizione di potere potrebbe anche spingere più spesso a infrangere le regole. Uno studio del 2011 ha evidenziato che chi si sposta su macchine di lusso è rispettivamente quattro volte e tre volte più incline a tagliare la strada agli altri guidatori o ai pedoni sul punto di attraversare la strada. Alcuni interpretano questi dati con la maggiore propensione dei potenti ad assumersi dei rischi - una caratteristica che potrebbero dover avere, per ricoprire la posizione in cui si trovano.

Nati con l'antistress. Da tempo gli scienziati si sono accorti che le persone potenti godono di una sorta di protezione antistress connaturata alla propria posizione (o indole): mostrano costantemente minori livelli di cortisolo (l'"ormone dello stress") e più alti livelli di testosterone, una sorta di antidoto chimico alla paura. Vale sia per gli uomini, sia per le donne (con le dovute proporzioni, per il testosterone), e funziona anche "al contrario": chi subisce meno lo stress potrebbe essere il candidato ideale alle posizioni di potere.

Questa caratteristica potrebbe in parte ostacolare la mobilità sociale. Un candidato che arriva a un colloquio di lavoro forte di una certa posizione sociale e ricchezza personale, parte in un certo senso avvantaggiato perché meno stressato rispetto agli altri.

IL POTERE NON LOGORA CHI CE L'HA. Secondo una ricerca dell'Università della California a San Francisco su potere e benessere fisico, le persone in una posizione autoritaria come gli ufficiali di polizia avrebbero una più efficiente ossigenazione del sangue e un migliore benessere fisico, forse in virtù dell'elevata reattività che è loro richiesta.

Altri studi provano che gli americani benestanti (e quindi spesso in posizioni di carriera più alte) vivono oltre sei anni in più rispetto a chi vive sotto la soglia della povertà, perché hanno accesso a migliori cure, a cibo più sano e ad alloggi in aree meno inquinate.

In un caso il potere può nuocere alla salute: quando si teme di perderlo - per esempio in campagna elettorale - i livelli di cortisolo subiscono un'impennata, e lo stress fisico e psicologico aumenta.

E Il cervello degli altri? Anche il comportamento di chi ha a che fare con persone potenti sembra subire una qualche influenza. In una ricerca che ha messo a confronto volontari vestiti con giacca e cravatta con altri in sandali e t-shirt, il battito cardiaco dei primi ha influenzato quello dei secondi. Quando quello dei "business men" aumentava, o rallentava, lo faceva anche quello dei "vacanzieri".

Gli antidoti. Le persone che insieme al potere si sentono investiti anche di un maggiore senso di responsabilità, sono più in linea con i bisogni e le sensazioni di coloro che governano o dirigono. Anche focalizzarsi sulle necessità altrui e usare la propria autorità per migliorare la società aiuta a mitigare gli effetti psicologici negativi del potere. Un buon metodo è ricordarsi delle proprie radici, un esercizio di gratitudine che aiuta a non perdere il contatto con la realtà.

22 dicembre 2017 Elisabetta Intini
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