Troppa concentrazione fa perdere di vista se stessi

Secondo uno studio israeliano quando il nostro cervello è impegnato in un compito difficile "spegne" la parte associata alle emozioni e alla coscienza di sé. Per questo spesso quando siamo...

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Troppa concentrazione fa perdere di vista se stessi
Secondo uno studio israeliano quando il nostro cervello è impegnato in un compito difficile "spegne" la parte associata alle emozioni e alla coscienza di sé. Per questo spesso quando siamo concentrati non ci accorgiamo di quello che ci succede intorno.
Questo bambino è talmente concentrato che probabilmente non si ricorda nemmeno come si chiama.
Questo bambino è talmente concentrato che probabilmente non si ricorda nemmeno come si chiama.

"Ero così assorto che non mi sono accorto del tempo che è passato". Quante volte ci è capitato di pensarlo, magari dopo un lavoro impegnativo o qualche ora di studio.
Ma perché quando si è molto concentrati ci si dimentica delle ore che passano, del luogo in cui ci troviamo e ci sembra che non esista altro che il compito da svolgere?
Se lo sono chiesto alcuni scienziati dell'Istituto Scientifico Weizmann in Israele che hanno osservato, con la risonanza magnetica per immagini, l'attività cerebrale di nove volontari intenti a svolgere alcuni compiti.
Concentrati e inconsapevoli. Durante l'esperimento è stata mostrata loro una sequenza di fotografie e i volontari dovevano segnalare, schiacciando un pulsante, il momento in cui in una delle immagini compariva un animale. La prima volta lo scorrere delle immagini era lento, poi via via sempre più rapido.
Nelle fasi successive i ricercatori hanno cambiato compito e hanno chiesto ai volontari di segnalare solo le immagini che suscitavano in loro qualche emozione.
Osservando il cervello hanno scoperto che sia quando le foto erano mostrate lentamente, sia quando veniva chiesto loro di esprimere un'emozione, l'attività si concentrava nel cosiddetto "giro frontale superiore", la parte del nostro cervello associata alla coscienza di sé. Ma quando le immagini erano veloci e quindi il compito più impegnativo, si accendeva solo la corteccia sensoriale, lasciando a riposo l'altra parte.
Di necessità virtù. Lo "spegnimento" della coscienza di sé in termini evoluzionistici potrebbe essersi sviluppata come espediente utile a salvarsi la pelle. «Se all'improvviso siamo in pericolo - afferma Ilan Goldberg che ha guidato la ricerca - per l'avvicinarsi di un serpente, per esempio, non è vantaggioso rimanere lì a chiedersi che cosa si prova in quella situazione».
Quando il nostro cervello si trova di fronte a un problema, dunque, "mobilita" tutte le sue risorse per agire e risolvere la situazione, ma si assicura anche di disattivare la parte più "emotiva" per evitare di rimanere bloccato.

(Notizia aggiornata al 21 aprile 2006)

21 Aprile 2006