Psicologia

Sorridere può davvero aiutare a migliorare l'umore

Imporsi di sorridere e attivare i muscoli facciali sembra realmente migliorare lo stato emotivo: la teoria confermata dopo decenni di controversie.

Se la giornata sta prendendo una brutta piega e volete risollevare il morale, provate questo esercizio di stretching: sollevate gli angoli della bocca il più possibile verso le orecchie. Predisporre i muscoli del viso a sorridere può davvero migliorare l'umore: apparire felici può aiutare, almeno fugacemente, anche ad esserlo.

Comunicazione non verbale. Quella riproposta in un articolo di recente apparso su Nature Human Behaviour sembra una questione da poco, ma in realtà è un tema molto dibattuto. Gli psicologi la chiamano teoria del feedback facciale: l'idea che l'espressione del volto collegata a certe emozioni, positive o negative, generi a sua volta un ritorno sensoriale in grado di influenzare l'intensità dell'emozione stessa. Semplificando, sollevare le guance aiuta ad essere più felici, aggrottare le sopracciglia può renderci arrabbiati.

Ma è vero o no? L'ipotesi fu avanzata per la prima volta nel 1988, quando uno studio di psicologia sociale dimostrò che le persone trovavano le vignette del disegnatore americano Gary Larson più divertenti, se le leggevano tenendo una penna tra i denti senza toccarla con le labbra - una conformazione del volto che attivava i muscoli usati per sorridere e mandava un messaggio chiaro al cervello sull'umore vigente. Per quanto l'idea fosse affascinante, uno studio condotto nel 2016 in 17 diversi laboratori non riuscì a replicare il risultato originario. Tre anni dopo, l'analisi di un centinaio di studi su questo tema trovò invece che un effetto doveva esserci, anche se molto piccolo e variabile.

Mille modi per sorridere. Nicholas Coles, ricercatore della Stanford University, ha voluto testare questa ipotesi coinvolgendo quasi 4.000 persone di 19 Paesi e dividendoli in tre gruppi. Il primo ha provato a forzare un sorriso con il metodo della penna tra i denti; il secondo ha dovuto imitare il sorriso di alcuni attori e il terzo ha ricevuto l'ordine di muovere gli angoli delle labbra verso le orecchie e sollevare le guance usando solo i muscoli del volto. I volontari hanno dovuto valutare il loro stato d'animo mentre provavano a sorridere in questi diversi modi, mentre facevano espressioni neutre o guardavano uno schermo spento o immagini di cose piacevoli, come cuccioli e fiori.

Non siamo solo cervello. La tecnica della penna in bocca è servita a poco, forse perché nel tentativo di tener salda la penna si digrignavano i denti. Ma gli altri due metodi per sorridere hanno in effetti rischiarato un po' l'umore, anche se solo leggermente - in un modo analogo a guardare foto felici.

«Certe persone reputano l'esperienza emotiva molto cognitiva - cioè guidata soltanto dalle nostre valutazioni su cosa succede nel mondo. Ma questo lavoro suggerisce invece che sia anche fisiologica» spiega Coles. «L'esperienza emotiva sembra essere costruita in parte, sul feedback o sulle sensazioni del sistema nervoso periferico. Il battito accelerato può far sentire ansiose le persone, il sopracciglio aggrottato le può far sentire arrabbiate e lo sforzo di sorridere le può far sentire felici».

Siamo sicuri? Questione risolta, dunque? Non proprio. Passate ricerche hanno dimostrato che chi lavora a contatto con i clienti ed è forzato a sorridere a prescindere, per lavoro, come commessi o camerieri, può sentirsi più spesso depresso, stressato, consumato, e che tende più facilmente a esagerare con l'alcol a fine turno. Questo malessere deriverebbe dalla forzatura esterna a indossare un sorriso di facciata anche quando lo stato d'animo è all'estremo opposto.

25 dicembre 2022 Elisabetta Intini
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