Psicologia

Perché non ci si può fare il solletico da soli?

Uno studio scientifico chiarisce uno dei misteri del nostro cervello e spiega perchè il solletico auto inferto non scatena, solitamente, alcuna reazione.

Il titolo di questa notizia sembra degno di un Ignobel, il premio attribuito alle scoperte scientifiche più inutili e bizzarre. Eppure dietro al solletico, alla risata e al gioco si celano serissimi studi di psicologia cognitiva e di scienza dell'evoluzione. Tra coloro che si occupano scientificamente del solletico, e di tutto l'aspetto ludico del comportamento umano, c'è Michael Brecht, ricercatore presso il Dipartimento di neuroscienze della Humboldt University di Berlino.
In un esperimento ai limiti della tortura, almeno per alcuni, Brecht ha indagato uno dei misteri del nostro cervello: perché non è possibile farsi il solletico da soli? Ma andiamo con ordine.

Che storia, il solletico. Il solletico fu materia fdi studio fin dagli antichi Greci: tra i primi a domandarsi perché in alcuni soggetti il solletico scatena una risata incontrollata ci furono Socrate, Aristotele e Platone. A cui si aggiunsero, secoli dopo, Galileo Galilei, Francis Bacon e Charles Darwin. Ancora oggi del solletico sappiamo poco. Per esempio, perché alcune persone lo soffrono più di altre o perché alcune zone del corpo sono più sensibili? O perché essere toccati nello stesso punto e nello stesso modo da persone diverse o in momenti diversi può scatenare il solletico oppure no?

 

Brecht, per il suo esperimento, ha selezionato 6 coppie di volontari e li ha divisi a turno in un "solleticatore" e in una "vittima". Ha quindi registrato con delle videocamere ad alta definizione le reazioni delle vittime. Le coppie erano formate da persone che già si conoscevano prima del test e che avevano una buona confidenza fisica tra loro: precedenti studi avevano infatti già dimostrato che ansia e timidezza possono sopprimere del tutto la sensibilità al solletico.

Questione di tempi. Nel primo esperimento il solleticatore era dietro alla vittima e doveva agire a sorpresa sulle zone del corpo indicate da un monitor. In media il tempo di reazione al solletico, in termini di cambio di espressione del volto e di frequenza della respirazione, è di circa 300 millisecondi.

Dopo altri 200 millisecondi arrivano le prime vocalizzazioni: un tempo molto alto, visto che solitamente il tempo di reazione a uno stimolo tattile, per esempio una puntura, è di appena 320 ms. Secondo i ricercatori la reazione al solletico richiede più tempo perché coinvolge processi emozionali più complessi.

E CHI FA DA Sé? In un secondo test, i solleticatori hanno ripetuto ciò che avevano fatto nella prima prova ma, al contempo, le vittime si facevano il solletico da sole o nel punto opposto (per esempio sotto all'altro piede) o in altre zone del corpo.

Il risultato è stato curioso: il solletico auto somministrato non ha portato ad alcun effetto, mentre ha ridotto notevolmente l'impatto di quello inferto dall'altra persona.

STOP ALLA RIDAROLA. Secondo i ricercatori l'effetto del solletico è scatenato da un errore percettivo del cervello, che non riesce a prevedere dove si verrà toccati. Se ci si solletica da soli, questa imprevedibilità viene meno, azzerando così l'effetto del tocco. Ma Brecht va oltre e ipotizza un preciso fine evolutivo nel blocco dell'autosolletico.

Quando ci si tocca da soli il nostro cervello azzera la sensibilità, così da evitare inopportune crisi di ridarola ogni volta che ci si sfiora un'ascella o la pianta del piede. I meccanismi che attivano o disattivano questo blocco non sono ancora del tutto chiari e serviranno ulteriori studi per approfondire questo aspetto del nostro comportamento. 

15 ottobre 2022 Rebecca Mantovani
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