Psicologia

Sei un bullo! Lo dicono i tuoi neuroni

"Ma che cos'hai in testa?", grida la mamma al figlio adolescente... Alcuni neuroscienziati inglesi stanno provando a rispondere a questa domanda osservando il funzionamento del cervello grazie a...

Sei un bullo! Lo dicono i tuoi neuroni
"Ma che cos'hai in testa?", grida la mamma al figlio adolescente... Alcuni neuroscienziati inglesi stanno provando a rispondere a questa domanda osservando il funzionamento del cervello grazie a una tecnica di indagine detta fMri (Functional Magnetic Resonance Imaging), che permette di interpretare che cosa accade nel cervello in relazione ad alcuni comportamenti. Il risultato? Più segui la massa, meno i tuoi neuroni lavorano.

L'attività dei neuroni in una particolare area del cervello potrebbe spiegare le dinamiche che stanno alla base della violenza giovanile.


Nell'ambito di una ricerca sulle dinamiche sociali nei giovani, Tomas Paus e colleghi (University of Nottingham) hanno provato a "guardare" nella testa di un gruppo di 35 bambini di 10 anni. Per prima cosa Paus ha somministrato ai ragazzi un questionario per stabilire in che misura subiscono il "fascino del gruppo"; poi ha mostrato loro alcuni video di persone in atteggiamenti talvolta arrabbiati e talvolta tranquilli, registrando la loro attività neurale durante la visione. Il risultato? L'osservazione di manifestazioni di rabbia (il comportamento più facile da riconoscere) ha provocato risposte differenti: i bambini meno soggetti all'influenza del gruppo hanno manifestato attività neurali più intense rispetto a quelle riscontrate nei bambini più influenzabili.

La fMri (Functional Magnetic Resonance Imaging) è una tecnologia di monitoraggio non invasiva usata per localizzare le regioni del cervello attivate durante specifiche attività. A differenza della tradizionale Mri, che analizza l'intera struttura del cervello, la fMri fornisce informazioni sulle funzioni cerebrali. Nella foto: un esempio di fMri durante il movimento di un dito. Le zone attive sono in arancione (© Armin Fuchs).
Conoscere i meccanismi di violenza per controllarla
La ricerca è appena agli inizi e per adesso mostra solo la compresenza di due elementi: la maggiore o minore resistenza a seguire la massa e la maggiore o minore attività cerebrale durante l'osservazione di comportamenti aggressivi, ma ancora non è chiaro se e come i due fattori si influenzino l'un l'altro. L'idea di Paus è che sviluppare questo studio aiuterà a comprendere meglio che cosa entra in gioco nelle dinamiche sociali dell'appartenenza e dell'omologazione, e sarà utile per lo studio della violenza giovanile.

Per riconoscersi negli altri
Quello dell'appartenenza a un gruppo è un bisogno che gioca un ruolo determinante soprattutto durante l'infanzia e l'adolescenza, quando "essere come gli altri" è così importante che i ragazzi sono disposti a ignorare il proprio senso critico in cambio della popolarità. Ne è un esempio il caso limite del bullismo, malessere che coinvolge la "vittima" e il "bullo", la cui condotta violenta è tollerata, se non incoraggiata, dagli altri membri del gruppo.

(Notizia aggiornata al 8 agosto 2007)

8 agosto 2007
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