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Quante intelligenze abbiamo?

Non c'è un solo modo di capire il mondo: per la moderna neuropsicologia ci sono ben nove tipi di intelligenza. È la teoria delle intelligenze multiple: qual è la tua?

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Bellezza e intelligenza: sono i principali criteri con i quali, nelle società occidentali, viene misurato il valore delle persone. Da quando ci siamo insediati in centri urbani sempre più grandi e organizzati, siamo passati a professioni sempre più rigide e abbiamo sviluppato un legame astratto con le materie prime, e così sono cambiati i metri di giudizio. Nessuno più da peso a comportamenti istintivi, come la capacità di sentire gli odori, determinante se si abita nel deserto, o quella di percepire il minimo rumore, utile a chi frequenta le foreste. Adesso le qualità più importanti sono quelle che rientrano nella sfera delle relazioni sociali e dell'elaborazione astratta dei concetti.

 

Intelligenza

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Ma come si misura l'intelligenza? È possibile che ce ne siano addirittura nove tipi differenti, come afferma la moderna neuropsicologia? È ereditaria o frutto di fattori ambientali? È vero che può essere coltivata e accresciuta, a qualunque età?
A quest'ultima domanda è dedicato il dossier di Focus 233, 30 modi per diventare più intelligenti: qui facciamo invece la storia dell'intelligenza e della moderna teoria delle intelligenze.
E ti diamo la possibilità di capire qual è la tua con il Test delle intelligenze.

 

Il primo scienziato che esplorò la possibilità di valutare in modo preciso la mente umana fu Francis Galton, verso la fine del XIX secolo. Cugino di Charles Darwin, fondatore della teoria dell'evoluzione per selezione naturale, Galton era convinto che il nostro cervello avesse una forte componente ereditaria, anche perché riteneva che gli esseri più dotati avessero più probabilità di sopravvivenza individuale e che dunque potessero anche riprodursi di più (e passare ai figli le loro capacità). Nel corso di una sua ricerca sulla famiglia del compositore Johann Sebastian Bach, aveva per esempio dimostrato che in quel gruppo era diffuso, e secondo lui evidentemente ereditario, il senso della musica. Lo studio, se rifatto con i criteri moderni, darebbe risultati del tutto diversi.

Galton non era uno studioso di genetica delle popolazioni e, come altre volte è accaduto nella scienza, aveva forzato i dati per dimostrare quello che lui già sosteneva. Era profondamente influenzato dall'epoca nella quale viveva, e nella quale si riteneva che l'educazione non potesse servire, come invece si ritiene oggi, ad amplificare le capacità intellettive. Dunque propose un programma che prevedeva di migliorare la razza umana selezionando menti elette. E per compiere la scelta era necessario un test.

 

Nel 1882 fondò a Londra il primo centro. Le prove riguardavano le capacità visive, uditive, tattili, e la velocità di reazione a uno stimolo. Negli anni successivi altri scienziati, soprattutto psicologi, hanno poi sviluppato e migliorato le teorie di Galton, integrandole con una migliore comprensione dell'intelligenza umana. Vennero preparati diversi test, in sostanza serie di domande e compiti che dovevano rivelare le capacità mentali eccezionali. Ma si trattava in ogni caso di misurazioni che davano per scontato esistesse un unico tipo di intelligenza superiore.

Il test per l'IQ, il quoziente di intelligenza, viene per esempio messo a punto nel 1912 dallo psicologo William Stern. Fu però Robert Yerkes, presidente dell'American psycological association, a decretarne il successo. Alle soglie della prima guerra mondiale lo applicò sui militari, convinto di poter così contribuire alla vittoria degli Usa nella guerra.

 

Vennero sottoposti alle prove 1.750.000 uomini. L'enorme quantità di dati fu elaborata alla fine della guerra, e ne emerse che la media dei soldati non spiccava per intelligenza e aveva delle capacità mentali paragonabili a quelle di un tredicenne. Non solo: quelli che erano recentemente immigrati dall'Europa del sud si dimostrarono meno brillanti. Yerkes dimenticò però di rilevare che, essendo negli Usa da poco tempo, forse non avevano appreso a sufficienza lingua, stile di vita e cultura locale, dunque rispondevano meno prontamente.

 

Le nove classi

La teoria delle intelligenze multiple divide così le nostre capacità:
# intelligenza linguistica
# i. logico-matematica
# i. spaziale
# i. corporeo-cinestesica
# i. musicale
# i. interpersonale
# i. intrapersonale
# i. naturalistica
# i. esistenziale o teoretica

Oggi, più sulle misure, la ricerca si concentra sulla natura dell'intelligenza. Molti psicologi si sono occupati di questo problema e ognuno ha proposto definizioni diverse, riconoscendo per esempio che non c'è un unico modello, omologabile per tutti. L'intelligenza è il risultato di abilità cognitive (logica, ragionamento, memoria) combinate ad altri aspetti della personalità e a capacità come la concentrazione, la tenacia, la capacità di moderare l'ansia.

Come migliorare l'intelligenza. Si è scoperto poi che l'intelligenza varia col passare del tempo, perché non è unicamente ereditaria, ma è legata all'apprendimento e alla esposizione degli stimoli dell'ambiente. Se i bambini di una generazione vengono stimolati dalla famiglia e dalla scuola, è facile aspettarsi un netto miglioramento della qualità della vita sia individuale che sociale. E non è un caso, oggi, che il test dell'IQ sia sempre meno utilizzato. Funziona per esempio solo in stretto ambito scolastico, il che significa che averlo alto non assicura il successo nel lavoro. Anzi: oggi, sostiene Howard Gardner, il QI scolastico può essere valido al massimo per il 20 per cento, se si considera il successo nel lavoro.

 

Gardner, psicologo alla Harward University (Usa), ha elaborato la teoria delle intelligenze, rivoluzionando la visione tradizionale dell'intelligenza come capacità unica che guida il pensiero logico-matematico. Come David Goleman, anche lui psicologo di Harward e teorico dell'intelligenza emotiva, ha introdotto un nuovo modo di valutare le nostre doti. Essere geni in un solo campo, in pratica, non serve a nulla. E soprattutto non è detto che ci si debba considerare delle menti ottuse solo perché non si sanno fare i conti in un istante. Si può eccellere in abilità logico-matematiche, ma anche in quelle musicali, linguistico-verbali, corporali e cinestetiche, spaziali, interpersonali, intrapersonali e naturalistiche.

 

26 febbraio 2012