Psicologia da spiaggia: 8 tipi sotto l'ombrellone

Abbiamo chiesto ad alcuni psicologi di spiegarci come (e perché) cambiano i nostri comportamenti sotto l’ombrellone. E in che modo ci trasformiamo da persone comuni in... “tipi da spiaggia”. Ne abbiamo individuati 8. Guarda anche in spiaggia incappucciate

Le spiagge sono il luogo principe della tintarella, dello sport, del relax, ma anche il teatro di seduzioni, amicizie, confronti sociali. Qui è perfettamente naturale quello che altrove ci metterebbe in imbarazzo: stare seminudi, sdraiati, a pochi centimetri da altre persone.  Sulla sabbia mettiamo a nudo anche la nostra personalità. In un modo impensabile in ogni altro contesto.

Come spiega Marco Costa, ricercatore e direttore del laboratorio di psicologia ambientale all’Università di Bologna «in spiaggia i nostri metri di giudizio sembrano capovolgersi. La dominanza, cioè la necessità di apparire “in alto” nello status sociale, diminuisce, perché si esprime in buona parte con l’abbigliamento: la nudità ci impone altri valori, come la cura del corpo e la bellezza fisica, che diventano più importanti. Nello stesso tempo, stare seminudi ci aiuta a omologarci, a integrarci con chi abbiamo accanto». Un costume griffato, infatti, si nota molto meno di un vestito griffato.

Abbasso le distanze
Questo, insieme a una modifica della prossemica (l’insieme di regole sociali che disciplinano le distanze personali) rende più facile il dialogo con gli altri. «Si instaura una “democrazia della distanza” e non si percepisce più la vicinanza come invasione dello spazio proprio: di solito non tolleriamo la presenza di una persona ferma a meno di un metro da noi. Sotto l’ombrellone, al contrario, ci è più facile conversare col vicino di sdraio» continua Costa. Ma è così per tutti?

Scopri quali sono gli 8 tipi da spiaggia nelle prossime foto

Chi è: ragazza tranquilla, va in spiaggia per rilassarsi e non le interessa fare nuove amicizie.
Dove si mette: sceglie posti defilati, spesso al margine esterno dello stabilimento.

Una persona non interessata alla “caccia” costruirà per sé un isolamento fisico marcato: sdraio vicino al limite dello stabilimento, auricolari, aspetto rilassato, occhi socchiusi... nessun segnale di disponibilità alla conversazione. «Se è sola, è probabile che cerchi di occupare la sdraio vicina con una borsa o qualche oggetto: per creare una difficoltà in più a chi volesse sedersi accanto a lei, che dovrebbe chiederle di spostarlo» afferma Costa.

Chi è: ragazza estroversa, in cerca di conoscenze.
Dove si mette: la si incontra lungo il passeggio centrale, dove può osservare più persone.

Una donna che vuole sedurre ha gioco facile in spiaggia. Una ragazza a caccia «Ha più possibilità se sceglie una sdraio lungo la passerella centrale, dove può osservare i ragazzi che non sono ancora entrati nel personaggio. La zona delle onde, infatti, è anche scenograficamente simile a un palcoscenico, con le sdraio come platea: mentre ci si avvicina si è più spontanei, più inclini al sorriso sincero» dice Costa.

Chi è: spesso è un papà. Vuole proteggere i suoi figli e poter osservare tutto quello che avviene.
Dove si mette: sceglie la prima fila, senza sdraio alle spalle.

Ci sono poi tre tipi da spiaggia che cercano davvero poco l’interazione con gli altri. Il primo si potrebbe definire “il controllore”: «Di solito è un maschio adulto con figli, che non ama molto la spiaggia, specie se affollata, ma, nello stesso tempo, è felice di portarvi i bambini. Il suo luogo ideale è l’ultima fila, meglio se in posizione leggermente sopraelevata. Come da una postazione di vedetta, può controllare quello che succede in gran parte dello stabilimento: non perde di vista i figli e, nello stesso tempo, ha le spalle protette dal fatto che nessuno può sostare dietro di lui» spiega Costa.

Chi è: non ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, vuole conoscere persone.
Dove si mette: è sempre in prima fila, vicino al luogo dei giochi e degli incontri.

Un estroverso si trova a proprio agio nella prima fila, a pochi metri dalla battigia: da qui può seguire la vita più attiva a pochi passi dalle onde: lo spazio del gioco, delle passeggiate, dei gruppi di amici. Una persona estroversa si piazza nel migliore punto di osservazione, pronto a cogliere i segnali di disponibilità degli altri per fare nuove amicizie.

Chi è: non ama mischiarsi con gli altri, resta sulla sua barca.
Dove si mette: mai in spiaggia. Dalla barca però “domina” (e si fa guardare) avvicinandosi alla riva.

In spiaggia non ci va proprio: o, meglio, occupa il palcoscenico dalla posizione che gli permette il maggiore esibizionismo. «È un’imitazione del “modello Briatore”, rigorosamente in barca, che si avvicina alle spiagge per farsi notare. Non mira a quelle più esclusive (non sarebbe notato), ma mostra la propria “forza” al comando di un grosso motore. Non vuole mischiarsi con “il popolo della sabbia” e non accetta di dipendere dalla natura per spostarsi: non lo si vedrà mai su una barca a vela» dice Costa.

Chi è: tipo sportivo, dinamico, che punta molto sul proprio aspetto per farsi notare.
Dove si mette: dovunque può praticare sport: si incontra spesso sulla battigia, impegnato in giochi.

Il luogo dei giochi è anche, spesso, il preferito di chi ha la personalità del seduttore. «Qui si mette in mostra, fa notare il proprio corpo, l’abbronzatura: spesso non va neppure ad attaccare discorso con le ragazze, si lascia ammirare per un po’, mostrando la propria leadership attraverso l’abilità con la palla... che, come per caso, finirà vicino a una bella ragazza».

Chi è: timido, non ha voglia di conoscere nuova gente. Si isola anche dagli amici con cui è arrivato.
Dove si mette: al centro degli ombrelloni, per non essere notato, senza partecipare alle attività degli altri.

Sarà più probabile che un introverso occupi un ombrellone al centro dello stabilimento, lontano dal passeggio: «Magari indossando occhiali da sole, che lo aiutano a “schermarsi” dal mondo, e ascoltando musica con l’iPod: le sdraio intorno gli offrono una barriera fisica su tutti i lati, il che lo fa sentire protetto» dice Costa.

Chi è: l’introverso “estremo” non parla, legge intensamente e non ama l’abbronzatura.
Dove si mette: sceglie un posto al centro, ma non lascia quasi mai l’ombra.

Va in spiaggia quasi per necessità (stanco del “Ma non ti abbronzi nemmeno?”), sceglie un posto all’ombra e spesso tiene la maglietta indossata. «Si copre il corpo per comunicare indisponibilità e si mantiene protetto dal cono dell’ombrellone» dice Costa. «Difficilissimo da coinvolgere in una conversazione, solitamente è geloso della privacy e concentrato nelle proprie letture».

Le spiagge sono il luogo principe della tintarella, dello sport, del relax, ma anche il teatro di seduzioni, amicizie, confronti sociali. Qui è perfettamente naturale quello che altrove ci metterebbe in imbarazzo: stare seminudi, sdraiati, a pochi centimetri da altre persone.  Sulla sabbia mettiamo a nudo anche la nostra personalità. In un modo impensabile in ogni altro contesto.

Come spiega Marco Costa, ricercatore e direttore del laboratorio di psicologia ambientale all’Università di Bologna «in spiaggia i nostri metri di giudizio sembrano capovolgersi. La dominanza, cioè la necessità di apparire “in alto” nello status sociale, diminuisce, perché si esprime in buona parte con l’abbigliamento: la nudità ci impone altri valori, come la cura del corpo e la bellezza fisica, che diventano più importanti. Nello stesso tempo, stare seminudi ci aiuta a omologarci, a integrarci con chi abbiamo accanto». Un costume griffato, infatti, si nota molto meno di un vestito griffato.

Abbasso le distanze
Questo, insieme a una modifica della prossemica (l’insieme di regole sociali che disciplinano le distanze personali) rende più facile il dialogo con gli altri. «Si instaura una “democrazia della distanza” e non si percepisce più la vicinanza come invasione dello spazio proprio: di solito non tolleriamo la presenza di una persona ferma a meno di un metro da noi. Sotto l’ombrellone, al contrario, ci è più facile conversare col vicino di sdraio» continua Costa. Ma è così per tutti?

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