Psicologia

Personalità da preti

Uno studio ha sottoposto 200 sacerdoti italiani a test per la valutazione della personalità, concludendo che i ministri del culto cattolico hanno alcuni tratti tipici. Si diventa sacerdoti per una questione di carattere?

Che tipi sono i sacerdoti? C’è un tipo di personalità che può spingere verso questa scelta? O, detta al contrario, si trovano tratti simili nel carattere di chi ha scelto la strada della vocazione religiosa ed è diventato un ministro del culto? Ha provato a rispondere a questa domanda Antonio Cerasa, un ricercatore dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr di Cosenza, organizzando uno studio di psicologia della personalità (che esula dagli argomenti di cui si occupa normalmente) su un gruppo di preti italiani. «Una ricerca nata un po' per curiosità, un po' per interesse personale, e perché mi sono accorto che nessuno finora aveva indagato il profilo di personalità dei sacerdoti cattolici, in particolare nel nostro Paese», racconta Cerasa a Focus.it.

La religione fa bene? Altri studi sono stati dedicati all'analisi da un punto di vista scientifico del fenomeno della "religiosità". Alcuni hanno per esempio messo in evidenza certi presunti effetti sulla salute psicofisica della religiosità o della spiritualità in generale: chi è credente è meno probabile che indugi in comportamenti poco salutari, come l’alcol o il fumo, e sembra anche meno incline alla depressione.

Preti, laici, atei a confronto. Per la ricerca, pubblicata sulla rivista Personality and Individual Differences, il gruppo coordinato da Cerasa ha reclutato circa 200 sacerdoti, prevalentemente nel centro-sud Italia, e li ha sottoposti a uno dei più noti e standardizzati test per la valutazione della personalità, quello basato sulla teoria delle cosiddette cinque dimensioni.

Questo test misura le tendenze caratteriali in base a cinque grandi fattori che descriverebbero le differenze tra individui: stabilità emotiva, estroversione, amicalità, apertura mentale e coscienziosità.

Come termine di paragone sono stati presi altri due gruppi, uno di 300 persone, laici che frequentano la chiesa, e un altro di 200 che si sono dichiarate non credenti e non dedite ad attività legate a pratiche religiose. «Mi aspettavo che tra i sacerdoti venisse fuori la stessa varietà di personalità che si trova nella popolazione generale», osserva Cerasa, «invece è emerso un mosaico di caratteristiche che li differenzia in modo piuttosto netto.»

Abitudinari, altruisti, affidabili. In particolare, tra i sacerdoti è emersa un carattere scarsamente orientato alla ricerca di novità ed esperienze diverse dalle solite, piuttosto incline ad affidarsi a figure di riferimento accettate dalla comunità, una alta amicalità (più alta anche rispetto a quella dei religiosi laici), cioè un carattere tendenzialmente altruista e cooperativo, e un’alta coscienziosità, il tratto delle persone ordinate, precise, che rispettano gli obiettivi.

Anche se i numeri sono piccoli, e perciò non "solidi" dal punto di vista statistico, oltre alla comunanza generale di tratti di personalità, emergerebbero anche delle differenze tra un ordine religioso e l'altro. Per esempio, i francescani sembrerebbero meno coscienziosi dei diocesani (più abituati ad affidarsi alla provvidenza e agli aiuti altrui che ad organizzarsi per gestire una parrocchia?).

Fatti per credere? Il campione esaminato nello studio non è ampio, ed è limitato ai sacerdoti cattolici italiani. Questi tratti di personalità, ammesso che possano essere confermati, potrebbero non valere in altri Paesi e altre culture, e ancora meno è detto che valgano per ministri del culto di altre religioni. Se si dovesse però trarre una “morale” più generale da questo studio, è che c’è chi è fatto per avere una vita spirituale e chi no. La tendenza a credere, o in generale ad avere una vita spirituale, sarebbe frutto (anche) del carattere.

4 marzo 2016 Chiara Palmerini
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