Perché un cervello istruito è più protetto dal declino cognitivo

Le regioni della corteccia cerebrale ispessite da un numero maggiore di anni di studio sono caratterizzate da un'espressione potenziata di geni benefici per il cervello: una ricerca fornisce nuovi spunti sui fattori che mantengono cognitivamente giovani in età avanzata.

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Si sente spesso affermare che lo studio è un fattore protettivo, per il cervello: chi ha inanellato molti anni di istruzione risulta più spesso e più a lungo protetto dal declino cognitivo. Ma per quale meccanismo, esattamente? Una ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience afferma che le regioni prefrontali del cervello potenziate dagli anni trascorsi sui libri sono caratterizzate da una maggiore attività dei geni coinvolti nella neurotrasmissione e nell'immunità cerebrale.

 

Ispessita dal lavoro. Un gruppo di neuroscienziati dell'Università di Barcellona e del German Center for Neurodegenerative Diseases ha studiato i campioni post mortem di 122 cervelli di adulti non intaccati da declino cognitivo. La corteccia prefrontale mediale, la corteccia anteriore cingolata e quella orbitofrontale - regioni cerebrali importanti per la memoria di lavoro e per l'abilità decisionale - risultavano più spesse nei soggetti che avevano completato 15 anni di istruzione rispetto a chi aveva abbandonato prima gli studi.

Utilizzando l'Allen Institute Human Brain Atlas, un progetto che combina la genomica e la neuroanatomia per realizzare mappe di espressione genica per il cervello umano, i ricercatori si sono accorti che queste regioni della corteccia erano associate a una maggiore attività di geni protettivi per il cervello. In particolare, a geni che favorivano l'elaborazione delle informazioni e la ripulitura del cervello dalle tossine neurali associate alle malattie neurodegenerative.

 

Lo studio conferma l'associazione tra gli alti livelli di scolarizzazione e lo sviluppo della corteccia cerebrale, e fornisce nuovi spunti sui fattori molecolari che potrebbero proteggere il cervello dal declino in età adulta.

 

12 Aprile 2019 | Elisabetta Intini