Perché chi è sotto ipnosi non finge

Un esperimento fornisce una prova convincente del fatto che chi si trova in questa condizione non "recita", ma agisce in modo quasi involontario.

ipnosi
Premi il bottone... quando lo dico io. | #tom #malavoda, Flickr

Quello dell'ipnosi è uno dei fenomeni più affascinanti e dibattuti della dimensione della psiche. Nonostante i suoi effetti siano ben riconoscibili e sfruttati in medicina, i non addetti ai lavori spesso si chiedono... chi è in questo stato, finge? Le persone facilmente ipnotizzabili - una su 10 - sono davvero in stato di trance o cercano solo di compiacere il terapeuta?

 

Un esperimento britannico fornisce la migliore prova data finora del fatto che chi è sotto ipnosi agisce in maniera involontaria.

 

La verità. Chiedere a queste persone se durante l'esperienza si sentano effettivamente sotto controllo non esclude che qualcuno possa mentire, e le scansioni cerebrali eseguite in questo stato non sono sempre facili da interpretare. Peter Lush, del Sackler Centre for Consciousness Science (Brighton, UK), è ricorso allora a un "trucco" che nasce dal fatto che quando crediamo che una nostra azione ne abbia causata un'altra, percepiamo i due eventi più vicini nel tempo di quanto non siano: il fenomeno è noto come intentional binding.

 

Il test. Lush ha chiesto a 18 persone facilmente ipnotizzabili di schiacciare un bottone che innescava, dopo 250 millisecondi, un segnale acustico. L'esperimento è stato ripetuto in tre condizioni.

 

Nel primo caso, il dito dei soggetti è stato abbassato da una corda, in modo quindi involontario: in media, le persone hanno riferito di aver udito il "beep" dopo 176 millisecondi dalla pressione del bottone. Quando invece i volontari hanno scelto attivamente il momento in cui schiacciare, il suono è stato udito dopo appena 91 millisecondi (intentional binding).

 

Senza farlo apposta. Nel terzo caso il comando "premi" è stato eseguito sotto ipnosi, e i volontari hanno udito il "beep" dopo 156 millisecondi: un intervallo più vicino all'azione involontaria che a quella decisa in prima persona.

 

Proprio l'involontarietà sarebbe la prova della verità dell'esperienza ipnotica: per mettere in campo una messinscena, bisognerebbe agire consapevolmente. La stessa tecnica di indagine potrebbe aiutare a studiare quelle condizioni che comportano una momentanea perdita di controllo del proprio corpo, come la schizofrenia.

 

25 marzo 2017 | Elisabetta Intini