Perché cambiare coda al supermercato non serve a niente

In fila al supermercato (o al casello) vi sembra che scorrano tutte, tranne la vostra? Ecco perché sentiamo l'urgenza di spostarci, e perché è perfettamente inutile.

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Da ripetere con convinzione (al supermercato come in autostrada): cambiare fila non mi farà finire prima, cambiare fila non mi farà finire prima, cambiare fila non mi farà finire prima...|Shutterstock

Come reagite nella classica situazione di disagio da supermarket? Tenete i nervi salvi anche se le altre file sembrano scorrere più velocemente della vostra o appena potete vi spostate in un'altra coda? Soprattutto, questa mossa serve a qualcosa? Ultimi in ordine di tempo a occuparsi dell'annoso dilemma sono gli scienziati della Harvard Business School, che sono giunti a due conclusioni: a spingerci al cambio di fila è la nostra posizione in coda (e non la velocità di chi sta davanti a noi); e comunque no, spostarsi non ci farà finire prima. 

 

sai quello che lasci... Secondo i ricercatori, le persone che si trovano a chiudere la coda hanno quattro volte più probabilità degli altri di abbandonare la fila, e due volte più probabilità di spostarsi in una fila a fianco, anche se quasi sempre, così facendo, impiegheranno più tempo. La decisione iniziale sulla coda in cui inserirsi è infatti sempre motivata razionalmente, mentre quella di cambiare è compiuta quasi sempre senza ulteriori informazioni, soltanto per il fastidio di trovarsi ultimi.

... Non sai quello che trovi. In media, chi cambia fila impiega il 10% in più di chi resta al suo posto. Chi lo fa due volte, resta invischiato per il 67% di tempo in più. Ryan Buell, autore della ricerca, è giunto a queste conclusioni dopo aver collaborato con alcuni economisti in tema di last place aversion, cioè il senso di disagio che si prova quando ci si considera in fondo alla scala sociale per una qualsiasi ragione. Le code offrono un contesto perfetto per studiare queste dinamiche.

 

Tra un attimo siamo da te. Gli scienziati hanno osservato questo fenomeno in un grande negozio di alimentari e poi in una ricerca online svolta come studio comportamentale, nella quale i volontari sono stati lasciati "attendere" in code virtuali prima di poter rispondere ad alcuni quesiti. Un partecipante su cinque, quando si trovava ultimo nella coda, si è spazientito e ha voluto cambiare, quasi sempre perdendoci.

 

01 Gennaio 2018 | Elisabetta Intini