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Perché Babbo Natale non può fare a meno di esistere

Babbo Natale serve a tutti: ai bambini per giustificare i rituali (altrimenti incomprensibili) dei grandi, e ai grandi perché i rituali rafforzano le tradizioni condivise.

Babbo Natale esiste
Babbo Natale esiste per ragioni diverse, a seconda dell'età. | Shutterstock

Molti di noi - specialmente quelli dal metro e venti in giù - trascorrono il mese di dicembre in attesa di un signore scandinavo, robusto e con la barba, che spulcia liste di desideri e sfoglia elenchi di buone azioni, mentre si prepara a un non invidiabile tour de force per le case di tutto il mondo. Ci hanno insegnato che arriva soltanto a notte fonda, che si cala per i camini, che consuma latte, biscotti e mandarini, che vola sfidando la gravità con slitta, pacchi e renne. Perché i bambini dovrebbero credere a tutto questo? La risposta, come spiega un articolo pubblicato su The Conversation, la dice lunga sulla psicologia non solo dell'età dello sviluppo, ma anche di quella adulta.

Storie a confronto. Anche se i bambini sono certamente attratti dai personaggi fantastici, hanno bisogno di molte "prove" e di infiniti esercizi di scetticismo per crederci davvero. La loro fiducia si nutre di un elemento soprattutto: le azioni degli adulti. In uno studio di psicologia ribattezzato Princess Alice, un gruppo di bambini tra i 5 e i 9 anni è stato portato a credere alla presenza di un'entità invisibile seduta su una sedia vuota accanto a loro. Alcuni si sono girati verso la sedia, altri hanno agitato le mani nell'aria per sentire lì vi fosse effettivamente un corpo, ma il loro successivo comportamento non è stato influenzato in modo evidente dalla presunta "presenza".

 

In un secondo studio, ai bambini di una scuola elementare è stata raccontata la storia di una Strega delle Caramelle, pronta a scambiare con un giocattolo le loro caramelle avanzate da Halloween. I piccoli hanno ricevuto precise istruzioni su come risparmiare dolciumi e come contattare la strega, con l'aiuto dei genitori. A distanza di un anno, molti ci credevano ancora.

 

Quantità di investimento. La differenza tra le due storie è la quantità di sforzi spesi attorno alla figura immaginaria. L'infanzia è quel periodo in cui la maturità sessuale viene rimandata per dedicarsi all'apprendimento, e l'apprendimento di qualcosa che non si conosce si basa, soprattutto, sulla testimonianza. I bambini conoscono la differenza tra storie vere e fantastiche, e apprezzano di più quelle suffragate da prove scientifiche. Non sono naturalmente portati a credere al soprannaturale - piuttosto, imparano a crederci crescendo.

 

Per questo prestano grande attenzione alle azioni dei loro modelli (gli adulti): cercano di capire quanto anche loro credano a quella storia, valutando il costo che avrebbero le loro azioni se quella storia non fosse vera. In altre parole: perché gli adulti dovrebbero faticare così tanto nella preparazione della lettera, dell'albero, del latte e biscotti, se Babbo Natale non esistesse? Deve esserci per forza, altrimenti perché tutti quanti, ogni anno, dovrebbero comportarsi in modo così strano?

Così fan tutti. Dal canto loro, gli adulti si impegnano ogni anno in questa serie di rituali ad alto costo - per impegno, stress, sforzo economico - per aderire a una complessa serie di norme culturali e rituali condivisi. In nessun altro caso (forse neanche in ambito religioso) una figura "con poteri sovrannaturali" è supportata da una rete così complessa di tradizioni. I bambini avranno anche le idee incerte su che cosa è reale, ma osservano il nostro modo di agire, e le figure comunemente associate a un rituale sono anche quelle, secondo la psicologia, in cui è più facile credere.

 

22 dicembre 2019 | Elisabetta Intini