Parlare tra sé e sé è davvero da matti?

Dato che lo facciamo tutti, può essere che sia normale, o che faccia bene? Il verdetto della scienza.

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Una conversazione pressoché ininterrotta.|Marc Simon / Alamy / IPA

Lo facciamo di continuo, e non solo quando cerchiamo le chiavi nelle tasche o nella borsa del lavoro: parlare tra sé e sé è davvero un'azione da "matti", o da tipi solitari? Un'analisi del dilemma pubblicata su The Conversation rivela che non è affatto così e che anzi, è un'attività quanto mai necessaria.

 

Chiacchierate silenziose. Iniziamo dal dialogo interiore, che gli altri non sentono: le conversazioni spesso molto profonde che ingaggiamo con i nostri pensieri, di giorno e di notte, servono a organizzare a pianificare azioni, consolidare ricordi, elaborare emozioni. In altre parole, a mantenere il controllo di noi stessi e di quello che dobbiamo fare.

Come sarebbe, senza. Lo dimostrano alcuni interessanti esperimenti su primati non umani. Le scimmie non parlano tra sé e sé, e quando compiono un'azione, attivano un tipo di memoria e una porzione di corteccia cerebrale specifica per quel compito. L'area attivata per un incarico visivo è, in questi animali, diversa da quella utilizzata in un test di associazione di suoni.

 

Voce che coordina. Negli stessi esperimenti, gli umani ricorrono invece alle stesse aree indipendentemente dal compito richiesto. Ma quando quei test vengono ripetuti silenziando il nostro dialogo interno (per esempio ripetendo a voce alta bla bla bla mentre si compie un'azione), il cervello umano si organizza in modo simile a quello delle scimmie, agendo "a compartimenti stagni". Da ciò emerge che il dialogo interiore gioca un ruolo fondamentale, anche se non esclusivo, nel controllo delle nostre azioni.

 

Ti prego, taci. Certo, può diventare un compagno ingombrante. Alle tre del mattino, tutto ciò che desideriamo è smettere di arrovellarci sui pensieri, e tornare a dormire. Per la stessa ragione, leggere un libro prima di coricarsi ci rilassa: mentre ne scorriamo le pagine, per forza di cose ci "mettiamo a tacere", anche internamente.

 

Nelle persone affette da ansia o depressione, questi dialoghi interiori possono diventare assordanti e impedire il normale svolgimento delle azioni quotidiane. Sopprimere il "rumore" non necessario è quindi fondamentale per la salute psicologica.

A voce alta. Spesso questi discorsi silenziosi trovano sfogo nel parlato, anche se non c'è nessuno ad ascoltarli. Succede soprattutto nei momenti che richiedono grande concentrazione: è stato per esempio dimostrato che leggere istruzioni a voce alta garantisce una migliore concentrazione e aumenta il controllo sul compito. Sembra infatti che sentirci incoraggiare e guidare in modo esplicito funzioni in modo più efficace: chi recentemente si è auto spronato durante una partita di tennis, una corsa o un'arrampicata, lo sa bene.

 

06 Maggio 2017 | Elisabetta Intini